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Aggiornato al 16/08/2018
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Dario Fo – Il quarto stato con Dario e Franca - 2011


Destra e sinistra.

Pensieri in libertà

(in una notte insonne).


Si sprecano i dibattiti sulla presunta fine del duopolio: destra-sinistra, come se questi fossero stati due blocchi granitici, immutabili e mai comunicanti. Nell’Italia dei “notabili”, la sinistra storica scalzò la destra altrettanto storica diventando, essa stessa: la nuova destra che sarà a sua volta pensionata dal fascismo, considerato, ma solo dopo la sua caduta: l’estrema destra. Capisco che tutto ciò è un bisticcio di parole ma questa “ragazzi” è la politica italiana e queste le sue contraddizioni. Chi oggi si stupisce del nuovo corso Renziano dovrebbe esaminare il passato.

Ritengo di dover fare un minimo d’ordine sui termini destra e sinistra, anche ricorrendo a delle semplificazioni. Al di là dello schieramento nelle aule parlamentari, le caratteristiche dei due schieramenti hanno, a grandi linee, una triplice connotazione:

1) I ceti “che rappresentano” o, nella versione più brutale, “che vogliono catturare elettoralmente”.

2) Gli interessi economici che rappresentano e, 3) buona ultima: L’ideologia di riferimento.

Nell’immaginario popolare, la destra è la conservazione, la sinistra il progresso. La destra è l’autoritarismo, la sinistra la democrazia partecipata. La destra rappresenta i poteri forti, la sinistra i deboli. Tutto ciò, a mio parere, è solo forma ma poco sostanza, soprattutto quella storica.

In realtà ogni paese di questo mondo ha coniato storie politiche diverse e, almeno nel mondo occidentale, la politica si è sempre divisa tra conservatori e progressisti. Ma mentre nei paesi a democrazia più evoluta esiste il reciproco rispetto, nel nostro Paese, da sempre, turbe di tifosi percorrono il tappeto verde della politica. Ciò, soprattutto per colpa della sinistra e cercherò di dimostrarlo.

Tutto iniziò con la nascita del Partito Socialista, più precisamente nel suo primo decennio di vita coincidendo soprattutto con il rafforzarsi del massimalismo. Proprio da costoro nasce, non solo l’odio di classe, ma anche l’odio  per  l’avversario. Con il massimalismo si sviluppa un altro fenomeno, forse il più deleterio: l’odio per la democrazia e la pratica del potere per via parlamentare.

Che dire del riformismo socialista italiano?: Turati era una brava persona, ma oltre essere limitato sul piano organizzativo, praticò un amletismo politico che lo lascerà sempre, ininfluente, a metà del guado.

L’avvento dell’egemonia massimalista portò, prima all’estromissione dal Partito dei riformisti bissolatiani, protagonista Mussolini, e poi dello stesso futuro Duce, quattro anni dopo, quando fu cacciato come traditore interventista. Negli anni venti, infine toccò anche Turati, non prima però di aver subito la scissione comunista.

Dal dopo guerra al 1922, è l’apoteosi della dabbenaggine socialista. Tutti s’innamorarono della rivoluzione d’ottobre con annessa dittatura del proletariato di leninista memoria che sarà il verbo comune. Nonostante ciò, ci furono coloro più realisti del re, che pensarono bene di fondare un partitino di duri e puri destinato a diventare la “cultura di sinistra prevalente”, almeno fino alla caduta del muro di Berlino.

Antonio Gramsci, diventò un santino (o un santone) della sinistra, e non solo…...

Certo, mentre Togliatti era impegnato a Mosca a eseguire gli ordini criminali di Stalin lui, in Italia, qualche posizione critica la ebbe, e qui, riemerse la nota intolleranza, non più socialista, ma comunista, che lo isolò persino in carcere.

In realtà, se leggiamo “l’Ordine Nuovo”, scopriamo un Gramsci manicheo e super intollerante, arrivando (lui che non era stato benedetto da madre natura), al disprezzo fisico degli avversari che, tra l’altro, erano molto più quelli di sinistra che non di destra.

Gli Ordinovisti, inoltre, furono gli ideologhi del biennio rosso che fu propedeutico all’avvento del fascismo.

Il fascismo, a sua volta, è considerato una dittatura di destra, frutto della reazione delle classi dominanti in odio ai ceti popolari. Lo storico De Felice autore della monumentale storia del fascismo, considerò quel fenomeno, più rivoluzionario che reazionario. Certo, nulla a che vedere con una rivoluzione marxista bensì una rivoluzione di piccoli e medio borghesi, ma pur sempre una rivoluzione.

Il fascismo non nacque a destra, ma a sinistra. Non solo Mussolini, ma gran parte dei seguaci della prima ora venivano dal massimalismo o dall’anarcosindacalismo. Gli stessi ras, capi dello squadrismo più acceso, appartenevano alla famiglia della sinistra: radicali come Grandi, repubblicani come Balbo, socialisti come  Farinacci…. solo per citare i principali.

Fu l’interventismo, lo spartiacque per questi uomini. L’Italia si divise nel solito modo manicheo. Il pacifismo doveva essere di sinistra, l’interventismo di destra. Peccato che oltre ai nazionalisti, i più accesi interventisti provenivano dalle file massimaliste, anarchiche e anarco sindacaliste (nel 14 Gramsci e Turati furono interventisti). Non si tratta di approfondire qui le ragioni degli uni e degli altri, ma capire il solco che si creò nella sinistra e non per colpe interventiste. Il massimalismo socialista, a differenza di quanto avvenne nei  Partiti fratelli nei Paesi belligeranti, si adagiò sull’ormai sterile internazionalismo pacifista. Certo non furono pacifici con la sinistra interventista e continuarono a non esserlo anche a guerra conclusa.

La connotazione, non di destra, del fascismo originario è provata anche dalla lettura del documento sansepolcrista partorito dal futuro Duce nel 19, a parte la conversione nazionalista, nulla fa pensare a un movimento di destra.

Lo scivolamento a destra del pensiero mussoliniano non fu certo causato dagli eccessi del biennio rosso, prova ne è che Mussolini fu fortemente critico solo quando si profilò la sconfitta sindacale e ciò per l’opportunismo politico che lo contraddistingueva.  Fu opportunista per tutto il ventennio, fino all’opportunismo con Hitler che gli fu fatale. La sua politica economica e sociale, comunque, non si può definire di destra, se mai di centro.

Anche il dopoguerra si caratterizzò per la schizofrenia. I comunisti sono di sinistra ma per un ventennio esalteranno la Russia di Stalin: totalitaria peggio del fascismo, con l’aggravante, sul piano sociale, di aver provocato un grave ritardo economico rispetto ai paesi capitalisti.

La destra fu confinata nell’MSI e in quel piccolo partitino che furono i liberali di Malagodi, naturalmente, gran parte della vera destra stava al Centro: nella balena bianca democristiana.

La sinistra, cosiddetta moderata (una volta che i socialisti ruppero con il Fronte), riuscì finalmente a partorire il Centro sinistra, l’unico momento riformista della prima repubblica, culminato con il Craxismo, che in fatto di confusione tra destra e sinistra non fu da meno. Poi sappiamo come andò  a finire………

Che dire degli ultimi vent’anni?: Questo Paese un po’ schizofrenico non si è più diviso tra destra e sinistra, ma sugli adoratori e i detrattori di Berlusconi, uomo certamente non di sinistra ma che non possiamo definire nemmeno di destra. Insomma…..da questo gran casino è spuntato Renzi, le cui caratteristiche principali sono quelle di non essere ne di destra ne di sinistra. Auguri Italia!

 

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Inserito il:05/03/2015 10:40:09
Ultimo aggiornamento:18/03/2015 19:49:58
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