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Aggiornato al 16/01/2019

Dario Fo (1926-2016) - Dipinto sulle orme del dinamismo metafisico. Ritratto di una donna elegante, Maria Elena Boschi - 2016 - All’asta pro M5S.  

 

Santoro: Grillo, Destra e Fascismo

di Tito Giraudo

 

Michele Santoro, pare si stia convertendo. Come Benigni mostra di guardare alle riforme e al riformismo con occhio meno settario e di ciò mi rallegro.

Santoro, in un’intervista, interpellato sul Movimento 5 Stelle, ha classificato i Grillini sostenendo che sono di destra e addirittura fascisti. Quindi presumo che il conduttore televisivo pensi che il Fascismo fu più a destra della destra, cosa a mio parere che denota un’ignoranza storica non perdonabile in un giornalista di quel calibro. In sua difesa voglio credere sia ricorso a delle semplificazioni. Tuttavia questo mi permette di affrontare alcuni temi che mi sembrano interessanti da sviscerare.

Partiamo dalla prima affermazione: i Grillini sono di destra.

Santoro non deve avere le idee chiare sul concetto della destra (a questo punto penso anche della sinistra).

Se Destra non è una brutta parola, cosa che dalla bocca di Santoro dubito non lo sia, destra, significa l’opposto del progressismo che si affibbia alla Sinistra.

Di destra, in genere, sono i conservatori. Conservazione che nell’ipotesi più nobile è riferita alla conservazione dei valori e delle tradizioni. Non credo però che Santoro si riferisse  a ciò.

Storicamente, all’interno delle destre, sono nate le sinistre della destra che, diventate vincenti, sono diventate destre per le nuove sinistre, questa volta nate autonomamente. E’ certo un bisticcio di parole ma non ho trovato di meglio. Santoro quando dice destra pensa a Berlusconi? a Salvini? alla Meloni?

Può darsi che questi signori siedano nell’emiciclo destro ma le loro idee non li collocano specificamente a destra. Berlusconi che è essenzialmente un Berlusconiano è stato molto meno conservatore di D’Alema nella visione generale, non solo della politica, ma anche dell’economia.

Salvini poi sta cambiando l’ideologia di riferimento dei leghisti: Roma non è più ladrona, in compenso lo è la Fornero. E’ antieuropeista più con le vecchie posizioni della sinistra marxista. Lo stesso si può dire sul problema degli immigrati. Ricordo bene, come negli anni 60 il PCI sosteneva che l’immigrazione meridionale andava controllata e come fosse sciagurato non pensare prima alle infrastrutture: case, scuole e ospedali per i nuovi venuti.

Così ricordo molto bene quando si diceva che gli immigrati facevano comodo solo a Valletta. Naturalmente, come Salvini, si guardarono bene di fare proposte concrete, salvo, a fenomeno quasi concluso, promuovere nei Comuni da loro amministrati quei quartieri popolari nati e rimasti ghetti. Se Salvini per questo è di destra, di destra, allora, lo erano pure le sinistre.

La Meloni poi, è molto più a sinistra di gran parte dei sinistri del PD perché fedele a quel fascismo sociale di cui si è innamorata da piccola (per la verità poi non è cresciuta molto).

Scherzi a parte, in genere si definiscono i Grillini di destra solo per un certo nazionalismo che li accomuna, essendo fondamentalmente antieuropeisti, a Salvini e alla Meloni. Questo però non vuol dire essere di destra: semplicemente nazionalisti che di per sé non significa necessariamente essere destrorsi.

Uno dei regimi più nazionalisti del novecento, è stato lo Stalinismo che tra l’altro dimostrò pure di essere colonialista con i cosiddetti fratelli comunisti dei Paesi satelliti. Non mi risulta che Santoro pensi a Stalin come uomo di destra.

Cosa poi i Grillini abbiano in comune con Berlusconi non è dato a sapersi, se non per l’abile uso dei nuovi mezzi di comunicazione. Ma non basta per definirli di destra se si definisce Berlusconi di destra.

Tornando alla Meloni e al Fascismo sociale, dire che il Movimento 5 Stelle è fascista è un azzardo storico.

Ci sono dei punti in comune nella storia dei due Movimenti. Non sono però sostanzialmente di natura ideologica.

Entrambi i fondatori, Grillo e Mussolini, vengono dalla sinistra. I due però non potrebbero essere più diversi.

Mussolini era un politico di professione sempre in bilico con il giornalismo. De Felice, sostiene che ancora nel 1920, Benito contemplasse per il suo futuro le due opzioni.

Grillo è un attore, un comico da cabaret e non un comico della vecchia tradizione italiana. E’ stato l’antesignano della comicità targata. Anticraxiano agli esordi: il  Partito Socialista e i suoi dirigenti sono stati il bersaglio preferito aiutando la nascita di quel clima di antipolitica che ha poi portato a “mani pulite”.

Con l’avvento di Berlusconi e la caduta dei vecchi partiti, Grillo si è posizionato sulla critica distruttiva della casta, accomunando sinistra e destra. Il tutto accompagnato da un sottofondo ideologico: antiprogressista, anticapitalista, dietrologico e complottista. Antieuropeista non tanto per nazionalismo quanto per l’avversione alle banche e alla finanza della UE.

Il Mussolini socialista fu un massimalista e rivoluzionario. Divenne nazionalista sulla spinta patriottica che colpì anche una parte delle sinistre europee. Suoi compagni di strada, più che i massimalisti socialisti, furono gli anarchici, gli anarcosindacalisti e i sindacalisti rivoluzionari.

La nascita del Movimento Fascista, inizialmente,  poco lo spostò dalle posizioni massimaliste, salvo per le nuove compagnie borghesi e nazionaliste. Tuttavia il programma del Movimento restò con il baricentro a sinistra.

Per la conquista del potere ebbe bisogno delle destre le quali guardarono al Fascismo con sospetto e l’appoggiarono, più o meno convintamente, solo dopo il biennio rosso.

Ma, a parte gli esordi, come possiamo definire il fascismo mussoliniano?

Certamente non di destra. La sua base fu essenzialmente piccolo borghese e la sua politica economica decisamente riformista. A caratterizzarlo a destra resta l’avversione alla democrazia. Mussolini fu un dittatore a tutto tondo, senza peraltro abiurare ciò che pensavano massimalisti e comunisti della democrazia. Si pensi alle lunghe discussioni tra i Socialisti se partecipare o meno alle elezioni che definivano borghesi, per poi innamorarsi perdutamente della Dittatura del proletariato di leninista memoria.

Grillo è sostanzialmente un antiprogressista, Mussolini non lo fu mai.

In quanto ad essere, Grillo, un democratico, ho i miei dubbi. Le sue affermazioni sulla democrazia dal basso, sulla volontà del popolo, su uno vale uno, mi sembrano vuote e francamente prive della prova dei fatti considerando il pugno di ferro brandito con i dissenzienti, anche solo timidi.

Santoro come poteva definire politicamente Grillo? Capisco che la sua cultura (si fa per dire) tardo sessantottina e giustizialista l’abbia portato a fare un’asserzione poco coerente sul piano storico. Dato però che in lui è in corso una sostanziale revisione di posizioni lo consiglio ad una maggior cautela.

Mi chiederete cosa penso io del Grillismo? Confesso che istintivamente non mi piace.

Al di là dell’istinto, se voglio essere obbiettivo, nessuna etichetta per il momento mi sento di dare.

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Inserito il:19/12/2016 09:06:11
Ultimo aggiornamento:19/12/2016 09:13:41
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