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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Allen Schmertzler (Illustrator - New York) - Occupy Politics

 

La politica felice

di Gianni Di Quattro

 

Fare politica una volta era molto impegnativo, bisognava frequentare per anni le sezioni e le riunioni di partito per farsi le ossa, bisognava partecipare ai grandi cortei, ai grandi raduni nazionali, mettersi in mostra, studiare, informarsi, relazionarsi con i maggiorenti del partito, imparare a parlare, ad intervenire, capire le mosse politiche del partito o di qualche leader al di là di quello che appariva.

Poi il partito appoggiava esperienze in qualche consiglio comunale o provinciale, per imparare i meccanismi di funzionamento delle assemblee, e poi, se tutto andava bene, salto dopo salto si poteva arrivare al Parlamento. E da questo momento la carriera politica era aperta a tutto, cioè ad incarichi nei lavori legislativi, nelle istituzioni, negli Enti di Stato o in altre presenze dello Stato dove dovere nello stesso tempo svolgere compiti di gestione e fare politica, naturalmente nel modo meno aggressivo sul piano formale ma non meno efficace per la propria parte politica e per le proprie idee.

Dunque fare politica era faticoso, solo alcuni arrivavano al vertice, ma, nello stesso tempo, era molto gratificante perché era un lavoro splendido, sostenuto da ideali e passioni, svolto nell’interesse di tutti con grande orgoglio. Sul piano economico era remunerato, ma senza alcuna esagerazione e poi c’erano persino dei partiti che chiedevano ai propri adepti di contribuire al sostentamento del partito con una quota dei propri introiti istituzionali.

Poi è arrivato il cavalier Berlusconi che rappresenta la linea di demarcazione tra il vecchio e il nuovo. Ha cancellato le ideologie, ha cambiato il sistema delle relazioni, ha favorito l’ingresso nella politica di personaggi estranei alla stessa senza esperienze pregresse e senza spesso alcun sostegno di valori di qualsiasi tipo, ha cominciato ad aumentare gli introiti di tutti, ha creato contrapposizioni istituzionali importanti come con la magistratura, ha spogliato di qualsiasi vestito e serietà istituzionale i responsabili di funzioni a qualsiasi livello, ha recuperato forze di estrema destra legittimandole e facendole rientrare nell’area governativa, ha impostato una politica estera molto personalizzata scavalcando strutture e competenze, ha, infine, cambiato tutto il sistema delle comunicazioni.

Dopo il cavaliere si è verificato il fenomeno della disintegrazione. I partiti tradizionali, quelli che nel secolo scorso hanno giocato alla democrazia e che erano portatori di valori magari con diverse tonalità, sono piano piano spariti sotto il peso di corruzioni e di comportamenti spregiudicati che la magistratura ha scoperto e cavalcato dando luogo alla operazione mani pulite.

Al loro posto è successo di tutto, alcuni si sono fusi, altri si sono sciolti, gli adepti si sono dispersi, alcuni si sono ritirati, altri sono rimasti vaganti in cerca di rifugio, sono nati altri partiti basati non su valori o ideologie ma su opportunità o su anche geniali invenzioni di qualche spericolato personaggio, su linguaggi forti come il vaffa e che però piacevano alla gente, soprattutto alla borghesia in disfacimento, alla borghesia senza alcun principio ma solo interessata al denaro, al prestigio e alla visibilità. Rileggendo Gli Indifferenti di Moravia pare proprio scritto alla fine del secolo scorso. La grandezza di uno scrittore davvero!

Oggi, nel momento storico che stiamo vivendo, è praticamente scomparso tutto, la gente, il popolo come direbbero alcuni, ha capito che queste formazioni politiche sono nelle mani di improbabili protagonisti, spesso ignoranti e volgari, spregiudicati e capaci di capire la pancia del pubblico come un buon showman o comico, non sono niente e smette di sostenerli o quanto meno cerca di sostenere ora l’uno ora l’altro a casaccio e cambiando rapidamente opinione, peraltro basata non su una riflessione ma solo su una emozione.

Siamo dunque in una società liquida, che più liquida non si può, senza valori, divisa in due sole categorie, i ricchi e i poveri senza quasi più niente in mezzo o comunque con poco, dove tutti cercano di arrangiarsi per sopravvivere o per conquistare qualcosa, scavalcando gli ormai leggerissimi vincoli morali o culturali. Insomma siamo al rompete le righe e ciascuno si arrangi, in attesa dell’arrivo di qualche sergente che ripristini ordine e legge. È già successo nel nostro paese, sta succedendo in molte parti del mondo, potrebbe risuccedere anche da noi.

Non sarà sempre così per fortuna, gli uomini fanno un percorso che è fatto a cicli, come diceva un noto napoletano, e il nuovo ciclo arriverà. Non sappiamo quando, né da dove avrà inizio, né come sarà e come riusciremo a capirlo. Per il momento il popolo si lascia andare senza capire o volere capire, i vecchi che invece capiscono perché hanno la storia, la conoscenza dalla loro parte stanno morendo, meglio, il covid 19 li sta facendo scomparire liberando il campo politico e sociale ed anche l’INPS come dice qualcuno pettegolo. Dobbiamo armarci di fiducia e speranza, questo helzapoppin finirà di sicuro. Io spero presto, vedo che molti cominciano a capire.

 

Inserito il:16/12/2020 12:04:51
Ultimo aggiornamento:16/12/2020 12:26:29
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