Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

GC Myers (Finger Lakes region of New York, 1959 -   ) - Time Serene

 

Matteo, puoi stare sereno!

di Tito Giraudo

 

Apparentemente la crisi del PD appare legata al contingente e al passato prossimo, come se il trapasso da Bersani a Renzi, fino alle ultime vicende zingarettiane, fossero i veri motivi di una crisi che invece viene da lontano.

Mi spiace per alcuni dei miei sparuti lettori che sempre mi esortano a non guardare al passato per il contemporaneo, o meglio, il futuro. Devo deluderli: la crisi, aimè, credo irreversibile, del PD, in realtà è la nemesi della vecchia sinistra a trazione comunista che parte da lontano allorché il Partito di Berlinguer decise la guerra santa al partito di Craxi, ripercorrendo la vecchia abitudine della sinistra di considerare nemici coloro che gli sono ideologicamente più affini.

Era già successo sul piano sindacale. Negli anni sessanta la componente socialista della CGIL diede battaglia pur essendo in netta minoranza su alcuni temi fondamentali: il ritorno all’unità sindacale, la partecipazione del Sindacato alla politica di piano e, più in generale, a quella che in seguito fu chiamata la concertazione. Fu una battaglia che i sindacalisti socialisti vinsero anche grazie alla corrente migliorista di Lama e Amendola.

Sul tema dell’unità sindacale iniziò il dialogo con la CISL e quindi un proficuo rapporto con la componente cattolica. Nonostante l’impegno socialista, immediatamente si formò un asse politico tra cislini e la maggioranza comunista, nessuno lo sapeva ma erano le prove generali di ciò che sarebbe stato il PD, pregi e difetti.

L’avvento di Craxi sul letargico De Martino, provocò un grande shock al PC, non tanto perché Craxi fosse ideologicamente lontano, quanto perché non intendeva perpetuare la sudditanza e i complessi di inferiorità che avevano caratterizzato i socialisti nel confronto con i comunisti.

Craxi che doveva essere una meteora, in pochi mesi conquistò il Partito relegando in un angolo i vecchi leader, quella fu una vera rottamazione e a pensarci bene le analogie tra Craxi e Renzi sono parecchie, caratteraccio compreso.

In quell’occasione fu rottamato anche Giolitti, e con lui Scalfari che nel frattempo aveva fondato Repubblica, giurandola a Bettino.

Scalfari, a mio parere è stato il perno essenziale al mutamento dell’elettorato di riferimento del PCI. Berlinguer fece il resto, c’era stato il testamento di Yalta che finalmente aveva permesso al Partito di criticare l’URSS. Quella poteva essere la fase storica per la riunificazione, ancora una volta i comunisti scelsero il compromesso con i nemici, piuttosto di riconoscere il loro torti passati. E qui veniamo alla principale e nefasta eredità del PD con il PCI: la presunzione.

La presunzione comunista parte dai fondatori, se leggete, prima l’Ordine Nuovo e poi l’Unità: nessun dubbio e il più profondo disprezzo per gli avversari, sono la caratteristica.

Gli stessi comunisti del dopoguerra, pur essendo molto duttili sul piano dei rapporti al vertice, educavano la base al settarismo, ricostruendo nelle sezioni e nei circoli una Storia del tutto arbitraria. Berlinguer poi, ebbe l’intuizione di attaccare i socialisti sfruttando un loro tallone d’Achille. Anni di Governo, come sempre succede, avevano creato un gruppo dirigente che del sottogoverno aveva fatto un fondamento e se a questo aggiungiamo la strategia craxiana di competere anche sul piano dei finanziamenti con due colossi come DC e PC, appare chiaro come Berlinguer avesse buon gioco nonostante il suo Partito, non solo concordasse la propria parte tangentizia, ma potesse disporre di fonti di finanziamento (oltre naturalmente a quello dell’URSS), derivate dalle strutture economiche legate intimamente al Partito, pensiamo al Movimento cooperativo che in quegli anni ebbe uno sviluppo incredibile coprendo settori determinanti come l’edilizia, l’agricoltura e la grande distribuzione, alla faccia del conflitto di interesse che poi imputeranno a Berlusconi.

Arrivati ad un passo dal governare con i democristiani e quindi marginalizzare i socialisti; nel frattempo, scomparso e santificato Berlinguer, cadde il muro di Berlino inficiando per un momento la sicumera dei dirigenti comunisti. Sembrò che Craxi avesse vinto la partita, senonché la strategia togliattiana di infiltrarsi nei gangli dello Stato, pensiamo alla scuola e la magistratura, e grazie a quest’ultima, ci fu il colpo del KO ai socialisti, con l’aiutino dei DC che tutto sommato preferivano trattare con un Partito meno sgomitante e più dedito al compromesso politico.

Se è vero che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, la magistratura non si limitò ad azzerare i socialisti ma l’intero arco dei partiti ad esclusione del PC, cosa così macroscopica che anche l’ elettorato italiota poco digerì, al punto che la discesa in campo di un imprenditore rampante li sbaragliò.

Ancora una volta, ci pensò la magistratura militante cercando di liquidare anche il Cavaliere, non riuscendoci ma condizionandolo fortemente.

Non restava quindi agli ex PCI che avevano cambiato simboli, ma non certo la presuntuosa classe dirigente, tornare al compromesso con i cattolici ormai pure loro falcidiati e sputtanati da “mani pulite”, tirando fuori dal cappello, non un leguleio, come dopo faranno con Conte, ma un boiardo di Stato come Prodi.

Battere il Berlusca non era facile, in quanto la bussola elettorale italiana volge quasi sempre verso destra, o comunque verso i moderati. In verità, pure il centro sinistra era moderato, ormai votato prevalentemente dalla piccola e media borghesia improduttiva ma anche dagli Agnelli, Pirelli & company.

Nuovamente si cavalcò la questione morale, il conflitto di interesse, persino le inclinazioni sessuali, mentre si predicava la generale liberalizzazione dei costumi.

La mostrificazione dell’avversario sarebbe anche potuta andare bene nel caso di due blocchi contrapposti tuttavia, quando il quadro politico iniziò a scomporsi e l’operazione di arruolare a sinistra l’ex fascista Fini non andò in porto, il tentativo di dialogo con la destra nacque praticamente morto, poiché se è facile fare accordi di vertice, più difficili farli digerire all’elettorato o peggio alla base dei Partiti.

A questo punto occorre aprire il capitolo degli intellettuali ex organici, da tempo erano su posizioni critiche poiché in realtà a costoro la svolta moderata del PD non piaceva. Berlusconi poi, rappresentava il peggio in quanto privo dei lombi nobiliari dei loro nuovi mecenati. A questi si aggiunsero i giornalisti quasi all’unisono, non solo quelli tradizionalmente legati all’area di sinistra, ma pure quelli liberali come Montanelli che, prima si fa finanziare dal Cavaliere, e poi lo sputtana in tutte le sedi…. per non parlare poi di quelli del Corriere, della Stampa ormai tutti in un abbraccio suicida con Repubblica, per non parlare dei comici televisivi e dei conduttori dei talk?

Da qui, un comico furbacchione e politicamente confuso, mette in piedi un Movimento che in altri tempi sarebbe stato buono per le corsie dei neurodeliri.

Tutto questo caravanserraglio, più che disturbare il Centro Destra, portò solo scompiglio alla sinistra, poiché l’affermazione dei grillini, pur pescando anche nell’astensionismo e nel qualunquismo fu una mina vagante soprattutto per il PD.

Chi è causa del suo mal….

Veniamo ai rapporti del PD con il Movimento 5 stelle. Non voglio unirmi al coro di chi denuncia l’incoerenza dei due partiti, che prima si odiano e poi governano insieme.

Di incoerenze son piene le fosse.

Piuttosto voglio segnalare un vecchio vezzo della sinistra, anche questo venuto da lontano e soprattutto nel rapporto con i socialisti.

Nel sindacato, come nelle amministrazioni locali, un filo rosso ha sempre legato i due partiti della sinistra; ciò che ha sempre contraddistinto l’alleanza fu l’egemonia del PCI. Chi scrive, entrò negli organismi dirigenti delle FIOM perché socialista, la mia carriera che avrebbe anche potuto sembrare brillante, fu dovuta esclusivamente alla spartizione correntizia, le battaglie vinte furono rese possibili soprattutto per le prime crepe del monolitismo comunista. L‘egemonia fu sempre la costante, il che poteva anche essere giustificato in quegli anni dove il radicamento comunista era notevole in tutti i settori a differenza di quello socialista, ma quando apparve chiaro il fallimento mondiale del comunismo, invece di cambiare le idee si cambiarono le sigle e non certo la mentalità.

Mi si potrà obbiettare che dopo trent’anni, parlare di continuità comunista abbia poco costrutto, non lo credo: quella che viene definita la ditta, salvo poche eccezioni è rimasta unita filiando “dalemini” e “veltronetti”; così come la cosiddetta cultura di sinistra è stata sempre propensa nel criticare il revisionismo riformista della sinistra e l’ipotetico distacco dai miti: I lavoratori, le periferie, persino la Resistenza…. Con il risultato che sono nati i grillini, quanto di più lontano da quel mondo. I quali grillini, creati per demolire Berlusconi, rivolsero immediatamente i loro strali verso il PD.

L’incredibile successo del 18 e l’inopinata alleanza con la Lega, ha certamente spiazzato questi geni che hanno lasciato la palla al Fatto Quotidiano, i quali redattori hanno meno la puzza sotto il naso pensando più alle copie vendute, che non alla coerenza e al buon senso. Costoro hanno difeso, prima il Governo giallo verde e infine quello giallo rosso incarnato nell’ineffabile Conte, fatto passare come un grande statista e addirittura il federatore di una nuova sinistra tra il populismo abborracciato dei 5 Stelle e un PD quanto mai lontano, anche solo per ceti di riferimento.

Facile ora dare la colpa a Renzi il quale sul piano tattico-politico se li è mangiati tutti in insalata, senza considerare che qualsiasi alleanza con un Movimento che detiene la maggioranza relativa in Parlamento trascina gli alleati verso il baratro. Più che Salvini, a suo tempo se ne accorsero i Giorgetti e gli Zaia, loro sì, con forti legami verso il ceto imprenditoriale del nord, non per nulla la TAV fu la cartina di tornasole.

Il PD al contrario, si è immolato nella difesa di Conte, ma soprattutto nell’ipotesi ancora una volta presuntuosa di integrare i grillini, in realtà restando invischiati nella loro incapace demagogia.

Non so come finirà il PD dopo le dimissioni di Zingaretti, il quale invece di dimettersi per gli errori di strategia, se la prende con le divisioni e le correnti in un Partito dove queste non sono certo una novità, ma una tradizione lunga un secolo.

Matteo, puoi stare sereno!

 

Inserito il:08/03/2021 11:11:08
Ultimo aggiornamento:08/03/2021 11:18:10
Condividi su
Cliccate sulle strisce colorate per la sezione di vostro interesse
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology