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Aggiornato al 12/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Giotto - L'Ingiustizia - 1303/1305 - Padova - Cappella degli Scrovegni -

Magistratura oggi.

Non credo sia possibile sostenere la tesi che le recenti decisioni della magistratura dipingano un quadro di evidente conservazione, ma certo alcune decisioni ed alcuni comportamenti lasciano molto perplessi.

Le sentenze di appello ribaltano sistematicamente quelle di primo grado, come se queste fossero figlie di una stagione scapestrata e orientata politicamente.

Il che lascia quanto meno interdetti.

Prima tra tutte la sentenza di appello del caso Cucchi. Parlare in questo caso di disastro se non di scandalo è appena sufficiente, tanto è vero che sotto la pressione di quella meravigliosa sorella che ha deciso di non smettere di difendere la verità e di chiedere una giustizia giusta, la stessa Procura della Repubblica ha deciso di riaprire le indagini. Ma è giusto che un cittadino debba ricorrere a se stesso e alla sua capacità di reagire ai torti subiti (dalla magistratura) per attivare processi di individuazione di responsabilità che dovrebbero essere garantiti dalla istituzione? Ovviamente no, ma così pare che sia. E’ prevalso il quieto vivere con medici e guardie carcerarie.

Poi la sentenza di appello del caso Rubi che ha coinvolto Berlusconi. Spiace parlare di questo caso perché pare lo si faccia perché è coinvolto il leader di una parte politica, ma così non è e non deve essere. Certo affermare, come hanno fatto i giudici, che ad Arcore si siano verificati casi di palese prostituzione ma che l’accusato e condannato in primo grado non sapesse che una delle sue protette fosse minorenne fa sorridere, dopo quanto emerso dalla telefonata in questura e dalla deposizione di chi nelle istituzioni ha assicurato protezione alla minorenne in quella notte difficile. E poi, un leader di quel livello può non sapere?

Ma quello che lascia davvero perplessi è che in primo grado queste prove sono state considerate certe, in secondo grado aleatorie e tali praticamente da essere non significative. E si tratta di deposizioni e di registrazioni telefoniche di organi dello stato, non di prove induttive. Tanto è vero che la seconda sentenza ha portato alle dimissioni del presidente del Collegio giudicante, finite sotto silenzio, anzi accusate da altro organo della magistratura stessa di essere contrarie alla prassi anzi che un atto di responsabilità e di dissenso aperti. Il che avrebbe dovuto se non altro far discutere e magari prendere qualche provvedimento, ma è chiedere troppo. Qui è prevalso il quieto vivere politico e qualche chiamiamola protezione eccessiva.

Il terzo caso è l’assoluzione, sempre in secondo grado, del clan dei Casalesi. Qui c’è addirittura di mezzo la camorra, a rendere ancora più fosco il quadro delle connivenze e delle decisioni guidate. Qui è prevalso non il quieto vivere, ma la connivenza e la copertura mafiosa.

E si potrebbero citare altri casi, altrettanto gravi.

E, questa volta quasi per caso, nello stesso momento affiora la contrarietà della magistratura a una riforma attesa e mai fatta, con la minaccia addirittura di sciopero e di blocco delle aule di giustizia, come avviene da anni. E guarda caso la riforma prevede qualche forma di responsabilità civile dei magistrati (oltre alla riduzione dei quarantacinque giorni di ferie), forse l’unico organo rimasto in tutte le istituzioni ad essere esentato da qualunque responsabilità sul proprio operato.

E poi c’è sempre un altro grado di giudizio, a giustificare comportamenti a dir poco disinvolti.

Nel frattempo il ministro dei Beni Culturali Franceschini chiede la regolamentazione dello sciopero e delle assemblee degli addetti ai musei e ai siti archeologici a difesa dei diritti dei visitatori, perché un’assemblea dei guardiani di Pompei ha impedito l’accesso ai cittadini, in maggioranza stranieri. Pessima immagine del paese.

Proposta che appare comprensibile, ma che prefigura un mondo ben diverso dei diritti e dei doveri di ogni lavoratore, persino per quelli delle istituzioni.

Inserito il:11/11/2014 19:00:43
Ultimo aggiornamento:18/11/2014 09:49:45
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