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Aggiornato al 21/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Federico Cortese (Torino, 1971 - ) – Sentence n.19

 

Paleotermini addio! … si spera!

di Davide Torrielli

 

A me è sempre piaciuto coniare termini che si adattino in modo perfetto al concetto che rigira nel retrocranio o quello che ne rimane.

È un’attività che dà soddisfazione, che permette in pochi estremi e sintetici atti, di trasmettere concetti che la nostra ricchissima lingua a volte non riesce a fare in modo convenzionale.

Ecco quindi i paleotermini!

In queste settimane stiamo assistendo a qualcosa che tutti osservano con attenzione, chi preoccupato, chi meno ma di certo, con la necessaria trepidazione.

La mafia, gli sbarchi ed i pacchi paccati del famoso gioco sono passati in secondo piano, vaporizzati.

Tutti a cristonare sul contratto elettorale ed annessi.

Quello che in Italia sta capitando è al di là dell’immaginazione consueta alla quale siamo stati abituati e siamo di fronte a cambiamenti epocali, se meglio o peggio sarà la storia a giudicare, ma su di un concetto credo che la maggior parte dei cittadini attoniti siano concordi: c’è bisogno di cambiare!

Ed allora, la speranza è che insieme a tanti baldi vecchietti ancorati alle poltrone del parlamento, vadano anche in pensione i termini che ci hanno accompagnato nella prima e seconda repubblica perché la forma è importante quanto la sostanza e certi modi di esprimersi devono a mio avviso scomparire.

Allora, propongo qui qualcuno di questi per la gogna finale.

Ed ecco comparire, la “concertazione”. Termine che non è usato da nessuno se non nel transatlantico ad indicare la necessità evidente di un inciucio urgente di tornare al solito ristorante di lusso per mettersi d’accordo ancora una volta e fregarci.

Non è male anche la “piattaforma contrattuale” tante volte richiamata dagli inutili e obsoleti sindacati, gente che mai ha lavorato e emette dictat su chi lavora.

Carini sono inoltre i mille “tavoli programmatici” che bene esprimono l’ambiente dove spesso avvengono gli inciuci .. al ristorante.

E che dire del “serio confronto per il bene del paese”? ma quale “paese”? in Piemonte il paese è tipicamente una cittadina di dimensioni limitate, non l’Italia che a me pare di più una nazione: l’ONU non è mica nella sua inutilità una organizzazione di paesi uniti … vero?

Ed ecco lo “scendere in campo”, coniato dal nano tacchettato che tenta di riportare lo scenario serio di rappresentanti dello Stato a ignoranti calciatori che pensano a mignotte e Ferrari, cosa che in effetti è una delle poche realtà che gli sono riuscite in pieno.

“Che ognuno si assuma la propria responsabilità”, poi lo dicono quelli che ce l’hanno in pieno e non lo sanno, e tale sentimento è percepito ovviamente in modo “vivo e vibrante”, che in certi posti pensano essere un tipo di sex toy.

Come dimenticare poi il famoso “rilancio del lavoro”, che deve essere ovviamente il “tema centrale”?

E ancora l’indimenticabile “opposizione costruttiva”, “astensione bonaria” e “voto utile”?

Ridare dignità a parole come “emergenza”, “sicurezza”, interventi straordinari” e “consenso” che per i più è un tipo di interruttore usato nelle automazioni.

Sappiate che non ci vogliono disegnatori per i “disegni” di Legge, e che i “decreti” ed “escreti” sono simili ma non la stessa cosa.

Il “territorio” è un posto dove i politici non vanno in quanto è orograficamente poco abitato, la povertà non è “disagio” ma disperazione.

“In attesa di occupazione” significa disoccupato come gli “esodati” sono persone di mezza età candidate al suicidio.

La “redistribuzione” non esiste, la “cartolarizzazione” non c’entra nulla con i cartolai ma è una normale campagna di saldi e fuori tutto.

Il voto “palese” non è limitato all’aeroporto di Bari, l’”ape” non è un insetto ma ammazza gli allergici allo stesso modo se non di più.

Il “DDL” non è un insetticida, il “comma” non è un dolce lucano.

Concludo la cavalcata con una frase del compianto Razzi che deve essere per noi cittadini esempio di professionalità e competenze.

“Quello che noi rappresentanti dei cittadini dobbiamo promuovere è di certo un sereno quanto profondo ritorno a politiche di confronto, con il solo fine dell’edificazione di tavoli programmatici e piattaforme contrattuali e sinergiche dove poter ritrovare congruenze e dinamiche politico-sociali tese a rilanciare il ruolo di riferimento del paese in modo che ognuno possa, di fronte ai cittadini sovrani, prendersi le proprie responsabilità; se questo non sarebbe possibile, allora non c’è alcuna alternativa che ridare la parola agli italiani ed andare alle urne al più presto”.

Un esplicito “fatti li cazzi tua” conclude l’illuminato intervento quando era nel famoso sodalizio di livello dei forzisti, da sempre sintesi di cultura politica indiscutibile.

Mamma mia, speriamo in bene.

 

 

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Inserito il:20/05/2018 10:32:40
Ultimo aggiornamento:20/05/2018 11:23:25
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