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Aggiornato al 22/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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William Lindsay (Contemporaneo - Scozia) – A difficult path

2016: Dove va l’Europa?

 

Il CONTRASTO tra il nostro paese, in particolare tra il nostro Presidente del Consiglio, e certa parte dell’Europa, quella che possiamo in questo momento definire istituzionale, è destinato a durare seppur con toni diversi e in una altalena di vincitori e vinti. E progressivamente coinvolgerà tutti i paesi dell’Unione. Perché è il tema centrale del futuro, il ruolo della Europa politica, di cui non si è mai approfondita la discussione e forse persino su alcune parti non si è mai fatta. Non si deve dimenticare che la Unione Europea, così come la conosciamo, è stata fatta da economisti e uomini della finanza che hanno regolamentato in dettaglio i rapporti di tale natura e al contorno hanno definito diritti e doveri, controlli e obblighi, pagamenti e procedure. Ma il ruolo della Unione nella sua storia, nella sua cultura, non è mai stato affrontato, così come non sono mai state progettate le regole per una politica estera comune (sino a dove e come), quelle per la compatibilità dei sistemi fiscali, giuridici (soprattutto quelli civili), costituzionali anche (per esempio sistemi elettorali, iter legislativi, enti di controllo e di garanzia, cittadinanza, sistemi scolastici e di formazione, reti strutturali, sistemi sanitari). In altri termini è un bene che questo contrasto più o meno acceso, più o meno fatto con fair play (e questo ognuno lo giudica come ritiene più opportuno) sia sul tavolo, perché continuare ad ignorarlo sarebbe stato come mettere la testa nella sabbia, sarebbe stato l’inizio della fine della Unione Europea. Può darsi che la fine arrivi lo stesso, ma con un atto positivo e non per consunzione e disinteresse o acquiescenza per interesse o incapacità dei paesi più deboli nei confronti di quelli più forti.

IN EUROPA le posizioni verso l’Unione Europea e in politica estera dei vari paesi stanno cambiando comunque e sono destinate con ogni probabilità a cambiare ancora e di più entro breve tempo. Infatti:

  • In GERMANIA Angela Merkel rischia la sconfitta alle prossime e vicine elezioni a favore della destra della destra rappresentata dal potente Ministro delle Finanze Schaeuble e dai suoi contabili sparpagliati nei vari centri di potere economico del paese. La Merkel è sicuramente conservatrice, ma è persona di equilibrio, ha imparato la politica dal grande Koll (che poi ha defenestrato secondo la legge del figlio che si rivolta contro il padre), ha una visione nella quale certamente vede al centro il suo paese, ma si rende conto che senza Europa il futuro non è certo neanche per la grande Germania. La sua sconfitta, in altri termini, approfondirebbe il divario con l’Europa. In caso di vittoria è certo che la Merkel lavorerà per cambiarla questa Europa, perché ha capito.
  • In FRANCIA il Primo Ministro Manuel Valls sta assumendo un ruolo più significativo anche perché all’interno del Partito Socialista i malumori verso Hollande sono sempre più estesi. Non è da escludere una candidatura di Valls alle prossime elezioni presidenziali. E Valls non è favorevole alla tesi di Hollande basata sul potere in Europa dell’asse franco tedesco, piuttosto le sue idee si avvicinano a quelle del Premier italiano e hanno sempre più influenza anche sul gruppo socialista al Parlamento di Bruxelles.
  • In SPAGNA la situazione è più complicata. Dopo la rinuncia formale di Mariano Rajoy a formare il Governo, ora ci sta provando il socialista Pedro Sanchez che ha bisogno di Podemos e non basta. Allora o si rivolge alla estrema sinistra (ma ha dichiarato di non volerlo fare) o prova con Ciudadanos (ma questi vogliono anche il Partito Popolare che propone la grande coalizione tipo Germania e non sono graditi a Podemos). Le probabilità di elezioni sono molto alte e queste vedrebbero una ulteriore avanzata di Podemos (soprattutto) e di Ciudadanos a scapito dei vecchi partiti tradizionali. A meno che il Partito Socialista e Sanchez pur di stare al Governo non dicano sì alla grande coalizione. Comunque la politica estera del paese è destinata a cambiare in ogni caso.
  • In PORTOGALLO si sta installando il governo di centro sinistra al posto di quello di destra, anche se il nuovo Presidente della Repubblica è un conservatore. Anche in questo caso cambierà rapidamente l’atteggiamento dei gruppi parlamentari di Bruxelles e la politica estera del paese.
  • In GRECIA Tsipras passa da uno sciopero all’altro e non riesce (non può proprio) applicare tutte le riforme che gli hanno chiesto i creditori. La situazione nel paese da un punto di vista sociale, economico e politico è paragonabile ad una polveriera. È prevedibile il ritorno sulla scena internazionale del caso Grecia e un cambio di atteggiamento del Premier rispetto al passato, perché ha verificato la impossibilità di percorrere la strada del compromesso (non dimentichiamo che Schaeuble vuole la Grecia fuori dalla Europa o quantomeno continua a dirlo con grande arroganza).
  • In GRAN BRETAGNA, se rimane nell’Unione, il conservatore David Cameron tende comunque ad una certa autonomia, unica condizione per non fare il referendum (molto rischioso). E la Gran Bretagna non sopporta neanche lei ormai l’asse franco tedesco risalente ai tempi di Koll e Mitterand. La perdita della Gran Bretagna sarebbe gravissima per l’Unione Europea: un esempio per tutti è l’allontanamento della piazza finanziaria più importante del continente e cioè quella di Londra.
  • I PAESI DEL NORD rischiano di allontanarsi sempre più a fronte della inerzia della politica europea sulla immigrazione. Da quelle parti sono abituati a decisioni rapide e il pragmatismo guida da sempre quei paesi. Inoltre, stanno prendendo fiato gruppi di xenofobi, di nazisti molto pericolosi sul piano sociale e molta gente comune non riesce più a capire perché bisogna stare con l’Unione.
  • I PAESI DELL’EST si stanno piano piano chiudendo, hanno paura, non sono ancora del tutto abituati alla democrazia, hanno nostalgia dell’autoritarismo almeno a giudicare da molti governi che hanno eletto e a cui hanno affidato ampi poteri. Sono delusi dalla Unione Europea dalla quale si aspettavano di più anche se non sanno cosa.

Insomma la COMMISSIONE EUROPEA, i suoi principali azionisti tedeschi che la influenzano devono ragionare su tutto questo, devono pensare che il sogno di sottomettere tutta l’Europa alla loro politica tesa a fare solamente sempre più grande la Germania non può realizzarsi a breve e comunque non in questo modo. La flessibilità da concedere a tutti i membri è fondamentale, lo snellimento degli apparati anche, la messa a punto di politiche sociali e culturali è indispensabile e urgente. È probabile che si comincerà ad assistere anche a strane alleanze (persino antropologicamente incredibili, direbbe Bersani) per la realizzazione di una Europa diversa e non solo economica (almeno speriamo).

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Inserito il:07/02/2016 10:39:48
Ultimo aggiornamento:22/02/2016 12:37:47
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