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Aggiornato al 22/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Allegory of the United States of America - Stampa British Library

 

Lobby ebraica e politica internazionale degli Stati Uniti

di Mario Moncada di Monforte

 

            Molto spesso si sente parlare di una influente e potente lobby ebraica che opera negli Stati Uniti d’America, capace di condizionarne la politica, l’economia e la finanza. Se questo è vero, il fatto interessa tutti, in quanto gli Stati Uniti sono quella grande superpotenza che determina, nel bene e nel male, le sorti dell’intero pianeta.  Per avere notizie affidabili è fondamentale leggere quanto scrive Paolo Germani sul sito www.altreinfo.org.

- Quanti sono gli ebrei negli Stati Uniti?

Gli ebrei americani sono circa 7,16 milioni (1,04 milioni a fine ‘800), dato fornito dal sito ebraico jewishvirtuallibrary.org. Si tratta del 3% della popolazione americana, una cifra non trascurabile. A New York rappresentano addirittura il 10,8% della popolazione. Giusto per fare un raffronto, consideriamo che in Italia gli ebrei sono circa 35 mila e rappresentano quindi soltanto lo 0,05% della popolazione. Erano 35.000 anche prima della seconda guerra mondiale ed erano circa lo stesso numero anche a fine ‘800. Nulla in confronto agli Stati Uniti.

- Il legame religioso culturale che unisce la comunità ebraica

Inoltre, dobbiamo considerare che, nonostante non esista né una razza né un’etnia ebraica, gli ebrei sono legati alla propria comunità religioso-culturale da uno straordinario senso di appartenenza. Nessun altro gruppo religioso e culturale può vantare un legame così forte e radicato, resistente ad ogni tipo di avversità.

Altrettanto forte è il legame che gli ebrei hanno con lo Stato ebraico, vale a dire con Israele. Un legame viscerale, molto più forte di quello che provano per il paese che li ospita. Questa considerazione non vale per tutti, naturalmente, ma comunque vale per gran parte di loro.

- Chi comanda negli Stati Uniti

Analizziamo, con l’aiuto del sito thezog.info, quali sono le percentuali di ebrei presenti nelle stanze dei bottoni, vale a dire nell’alta direzione e nei ruoli di potere delle principali aziende e settori produttivi della società americana. Consultando il sito web, molto puntuale e preciso nel riportare i dati, scopriamo delle cose incredibili su “Chi controlla l’America (Who controls America).

 

N.

Azienda

Intero Settore Produttivo

% Alti Dirigenti Ebrei

1

E-Bay

 

67%

2

Yahoo

 

62%

3

Google

 

67%

4

Facebook

 

100%

5

 

Hollywood

83%

6

 

Radio

61%

7

Goldman Sachs

 

78%

8

Federal Reserve Sistem

 

60%

9

J. P. Morgan Chase

 

80%

10

 

News

70%

11

 

Pubblicità

67%

12

 

Canali televisivi

88%

13

 

Think Tank

60%

14

 

Musica

78%

15

 

Commissione Trilaterale

41%

16

 

Bilderberg Group

46%

17

 

Corporate Media

75%

18

Microsoft

 

35%

19

Apple

 

30%

           

Le percentuali di alti dirigenti ebrei presenti nelle aziende e nel sistema produttivo americano sono dominanti. I dati sopra riportati sono stati controllati nei siti delle varie aziende.

Si può aggiungere, inoltre, che la proprietà delle grandi aziende americane e delle multinazionali ad esse collegate, è completamente controllata dai fondi comuni d’investimento e dal sistema bancario-finanziario americano (vedi Le sette sorelle della finanza), anch’essi saldamente in mano alla lobby ebraica.

La lobby ebraica non si limita quindi a controllare l’alta direzione delle aziende con una presenza fattiva al loro interno, ma controlla anche l’assetto proprietario delle stesse. Il controllo esercitato sul sistema produttivo, informativo e finanziario americano è quindi totale.

- Rifacciamo la domanda: “esiste una lobby ebraica negli Stati Uniti?”

Dunque, se la domanda originale era questa: “Esiste una influente e potente lobby ebraica negli Stati Uniti?”, la risposta non può essere che questa: “Si, esiste una lobby ebraica”, che può essere anche definita lobby israeliana, talmente è vicina agli interessi di Israele, ed è così potente ed influente che possiamo affermare, senza paura di essere smentiti: negli Stati Uniti non si muove foglia che la lobby ebraico-israeliana non voglia.

È la prima volta nella storia dell’umanità che un gruppo minoritario di persone controlla finanza, informazione, economia e politica di un paese, facendo gli interessi di un altro.

Se questo paese fosse piccolo e innocuo, potrebbe essere considerato soltanto una curiosità. Ma qui si sta parlando degli USA: la potenza economica e militare più importante del pianeta.

C’è poco da ridere, soprattutto se consideriamo che il processo non sembra essere reversibile.

Fatte queste premesse, il palermitano che scrive deve confessare, purtroppo, che dal 9 maggio 1943 considera gli Stati Uniti un paese criminale.

Quel giorno, una nuvola di aerei nascondeva il sole di Palermo e, sotto, uno smisurato sciame di bombe scendeva a grappoli sul cuore dell’abitato e sul porto.

Per alcune ore, quello spettacolo allucinante di centinaia di aerei che andavano e venivano, indugiavano come nubi sulla città sulla quale scaricavano il loro fardello di morte. 

Il rumore sordo e continuo degli aerei era coperto dal frastuono delle esplosioni che stavano distruggendo Palermo, sommersa dalla polvere dei calcinacci e investita dagli incendi.

Radio Londra, aveva detto che gli americani sarebbero stati i “liberatori” della Sicilia e dell’Italia tutta. L’annuncio della prossima “liberazione”, dal fascismo e dai tedeschi, era stato accolto con fiduciosa speranza e si era diffusa la convinzione che gli americani fossero “buoni”.

Quest’idea si fondava anche sulla stima di cui godeva la democrazia liberale degli Stati Uniti che, nelle lettere degli emigranti, erano stati descritti sempre come il Paese più accogliente, più aperto, più ricco di futuro.

Ma allora perché quelli che avrebbero dovuto essere i “liberatori” si stavano accanendo in modo così scellerato da distruggere una città ricca d’arte e di storia, massacrandone gli abitanti?

Non si rendevano conto che stavano infliggendo terrore, dolore e morte a quel popolo che avevano promesso di “liberare”?

Dov’era la coerenza di una “liberazione” che avrebbe dovuto portare gioia e iniziava invece con il dolore e la disperazione di una popolazione inerme?

Com’era possibile che chi aveva ordinato quella furia bellica non sapesse che la città, dove stavano morendo centinaia di donne, vecchi e bambini, era indifesa perché abbandonata dai presidi militari italiani e tedeschi?

Ma, dal 1943 al 1945, le iniziative cruente degli Stati Uniti sono state senza limiti: non solo hanno sterminato il Giappone con i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki con milioni di morti, ma hanno massacrato anche le popolazioni civili delle città italiane e tedesche, radendo al suolo, fra le altre, anche Dresda, una delle più belle città non della Germania ma d’Europa e del mondo, simbolo dell’umanesimo barocco, dove le vittime civili sono state più di trentamila.  

Parecchi anni dopo, l'attentato alle Torri di New York ha imposto una valutazione prudente perché non consente posizioni pregiudiziali e, a chi giustamente dichiara il suo orrore per i morti “civili” dell’11 settembre, si deve suggerire di provare a contare anche i milioni, è utile ripetere, i milioni di morti “civili” di cui, negli ultimi sessant'anni del ventesimo secolo e nello scorcio del ventunesimo (dal 1943 ad oggi), gli Stati Uniti, dietro la bandiera della libertà, hanno seminato il mondo con i bombardamenti a tappeto sulle città italiane e tedesche, le bombe atomiche sul Giappone, i massacri in Corea, la devastazione del Vietnam, il colpo di stato nel Cile, la repressione dei sandinisti in Nicaragua, la guerra del 1991 all'Iraq e poi l'embargo, il bombardamento dei villaggi indifesi dell'Afghanistan, i raid aerei su Grenada, Panama, Somalia, Sudan, Iraq.

Oltre quarantadue milioni di “civili” inermi massacrati dagli americani: per citare solo le responsabilità dirette più rilevanti: niente di più criminale.

È possibile rimuovere i fatti degli ultimi sessant'anni nel giudicare il comportamento degli Stati Uniti?

 No: occorre riflettere sulla situazione ricordando che è necessario guardare ai comportamenti degli Stati Uniti non per scelta pregiudizialmente ostile ma perché si deve tentare di capire le ragioni per le quali l’11 settembre sono stati attaccati proprio loro.

Si può essere solidali con quei poteri occulti statunitensi che, in quegli ultimi decenni, con gli omicidi dei fratelli John e Robert Kennedy e del reverendo Martin Luter King, hanno impedito ogni politica di pace e di lotta al razzismo?

A questo punto, è il lettore che, tenendo conto di quanto è stato ricordato in questo articolo, deve cercare di stabilire chi negli Stati Uniti è responsabile della gestione del potere per difendere interessi che sono soprattutto economico/finanziari ma anche di politica internazionale.

Deve stabilire chi, nel suo interesse, gestisce la violenza del mondo.

 

Inserito il:29/09/2021 22:22:15
Ultimo aggiornamento:29/09/2021 22:41:20
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