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Aggiornato al 20/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Giacomo Balla (1871-1958) – Insidie di guerra - 1915


Guerra fredda e guerra calda.

 

Con la caduta del muro di Berlino si è detto che era finita la guerra fredda e la divisione del mondo in due, ma non si è detto che continuava lo stesso confronto di poteri e di scontro sulle aree di reciproca influenza.

In modi diversi, più adatti al nuovo corso, ma con gli stessi obiettivi.

Gli esempi sono innumerevoli, dal predominio devastante americano in America Latina, alla guerra del petrolio e del gas, all’egemonia russa sui paesi dell’est ex URSS, per citare solo alcuni esempi.

I fatti nuovi più appariscenti sono ora l’apparire della Cina nell’orizzonte delle grandi potenze, attraverso la leva economica, vedi i forti investimenti in Africa e l’espandersi del fondamentalismo islamico, aggressivo e guerraiolo.

In mezzo l’Europa pacifista, poco influente, disarticolata e incapace di costituire un riferimento autonomo, presa com’è dai protagonismi dei singoli paesi. E fedele alleata della NATO e delle sue basi. Cioè largamente schierata.

Ora stanno scoppiando alcuni bubboni pericolosi, che ci portano sull’orlo di un confronto sempre più minacciosamente armato.

L’Ucraina, con le sue tensioni ai confini europei, la Siria, l’Irak, l’Afghanistan, lungi dall’essere risolto (forse non lo sarà mai). E il fallimento della primavera araba, che non ha risolto e tanto meno indirizzato i poteri delle diverse tribù.

Il resto del mondo attraversa una crisi economica davvero profonda, e l’industria delle armi è uno dei canali per tentare di uscirne. Altro che disarmo bilanciato.

In questo quadro preoccupante scoppiano due problemi nuovi, anzi antichi.

L’evasione mondiale di cifre enormi sottratte alle casse degli stati e pilotata da istituti bancari compiacenti, che hanno contribuito non poco all’impoverimento dei singoli stati e allo sviluppo delle nuove mafie. E al declino delle economie, già tanto provate dai fenomeni di corruzione.

Fenomeno antico, non solo tollerato, ma addirittura protetto, malgrado i grandi proclami di lotta all’evasione, quella piccola, s’intende.

Che fare? Le istituzioni sovranazionali, le uniche che possono mettere ordine sulla materia, non sono in grado di esercitare il necessario potere. Restano gli accordi bilaterali, che certo faranno qualcosa, ma che rischiano di cambiare i baricentri degli scambi.

Vedremo gli sviluppi nei prossimi mesi, magari ricorrendo, per tentare di arginare almeno in parte il colpo, come sempre, a un premio per chi rimpatria i capitali esportati illegalmente.

E poi la Grecia. Proclami forti e rivoluzionari, rifiuto di restituire i soldi ricevuti per salvare la bancarotta del paese, scontro con le autorità europee che glieli hanno prestati.

In particolare risulta incomprensibile il rifiuto di trattare con la BCE, l’organo di decisione e di erogazione dei prestiti.

Non si tratta di accettare quanto accaduto e i troppo rigorosi interventi imposti, in parte assurdi, del tutto eccessivi per un paese tanto debole, che non hanno che provocato un ulteriore impoverimento, ma di rinegoziare le forme della restituzione del debito contratto a fronte non di un programma politico insostenibile (aumento degli stipendi, riduzione delle imposte, allargamento dei sussidi sociali, etc) che sarebbe realizzato solo con le risorse degli altri, anzi con molte altre iniezioni di capitali, ma di ridefinire un diverso e fattibile piano per rendere sostenibili a tutta la comunità i nuovi equilibri. E questo è probabilmente quello che avverrà.

E la definizione di un nuovo scenario come lo si può fare se non cercando un accordo con chi ha prestato i soldi, con chi dovrebbe prestarne degli altri per rendere possibile il necessario transitorio,  e con chi deve approvare il nuovo piano? Esiste una via alternativa a un mese dal default del paese? E l’uscita dall’euro sarebbe una mossa decisiva o la fine di un percorso?

Ancora una volta a parole ha vinto la demagogia.

E la sinistra antagonista del PD in questa drammatica situazione decide di chiedere la convocazione della direzione del partito per esprimere tout court il supporto alla Grecia e alle sue richieste.

Sta nascendo un inaspettato punto di contatto tra la sinistra PD e la lega di Salvini. Che nel frattempo sta distruggendo con un patto da padrone per le prossime elezioni regionali quel che resta di Forza Italia.

E Renzi, con l’arroganza della gioventù, dice che la fine del patto del nazzareno è meglio così. Noi andiamo avanti, non serve nessuno.

Adesso le riforme costituzionali se le fanno da soli!

CHE NOSTALGIA PER L’ASSEMBLEA COSITUENTE DEL 1946!


Inserito il:11/02/2015 07:59:56
Ultimo aggiornamento:03/03/2015 19:49:54
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