Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Yves Cohen (from Gosier, Guadeloupe – France) – Amazon Forest

 

Bolsonaro ha condannato a morte l'Amazzonia

Se sarà rieletto, il giudice diventerà anche il boia che eseguirà la sentenza.

di Graziano Saibene

 

Mi ero ripromesso di non parlarvi più del Brasile fino a quando ci sarà al governo il presidente Jair Bolsonaro: ma le notizie che mi arrivano mi costringono a sfogare un po' la mia rabbia anche con quelli di voi che mi seguono su queste pagine.

L'Amazzonia nel corso del 2021 ha registrato il maggior indice di deforestazione degli ultimi 10 anni: la sua foresta ha perso 10.362 km² di selva nativa (poco meno della metà dell'area della Lombardia): questo dato è stato divulgato lunedì scorso 17 gennaio da ”IMAZON”  (Instituto do Homen e Meio Ambiente da Amazônia),  cioè l'ente istituzionale brasiliano che ha come missione quella di promuovere la conservazione e lo sviluppo sostenibile di quella preziosissima regione.

In quello stesso giorno Jair Bolsonaro ha sottolineato con entusiasmo in un evento pubblico la riduzione dell'80% delle multe applicate dall'IBAMA (Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis), festeggiando con le parole seguenti: “Finalmente non abbiamo più grandi problemi con le questioni ambientali!”

L'attuale Presidente ha trasformato la devastazione in politica di governo. Tratta la fiscalizzazione come problema, e l'abbattimento degli alberi come soluzione. La sua complicità con i crimini ambientali è diventata esplicita: cercatori d'oro e tagliatori illegali sanno che possono contare su di lui come alleato principale e potentissimo protettore in caso di guai con la giustizia.

La certezza d'impunità aumenta a dismisura il loro coraggio: lo scorso anno il 47% delle distruzioni di foreste è avvenuta in terre demaniali, come è dimostrato dalle immagini satellitari. E il disastro si è esteso anche sulle unità di conservazione, che dovrebbero essere preservate come santuari verdi.

È la conseguenza logica della politica dell'attuale governo, che ha da subito fatto di tutto per togliere efficienza agli enti sopra menzionati, tagliando significativamente i fondi a loro destinati e disautorandoli progressivamente ad ogni riforma governativa.

Nel discorso pronunciato in quello stesso lunedì, Bolsonaro ha lungamente elogiato Ricardo Salles, ex-ministro dell'Ambiente responsabile della realizzazione di quelle politiche, fino a quando è stato costretto a dimettersi, per essersi manifestamente macchiato di reati piuttosto gravi, essendo coinvolto in un gigantesco contrabbando di legname. Colui che l'ha sostituito, Joaquim Leite, non ha fatto altro che proseguire sullo stesso nefando cammino del predecessore, magari con meno visibilità: ha appena pubblicato un articolo, in cui difende un certo “ambientalismo di risultati”, senza peraltro indicare dati o fatti, sostenendo che il governo “ha rinforzato la guerra agli incendi e la deforestazione illegale”, dimenticando di spiegare come mai invece la distruzione continua ad aumentare.

Tutti gli ambientalisti concordano sul fatto che la devastazione dell'Amazzonia sta cambiando sensibilmente il regime di piovosità in una vasta parte del Paese, cosa che sta causando perdite assai ingenti alle attività del comparto agroalimentare. Ciò non ostante, gran parte degli addetti a quel settore insiste ad esprimere il suo appoggio al governo del “Capitano” Bolsonaro.

Il quale ha spesso dichiarato che è al potere “per distruggere, non per costruire”. Anche in Amazzonia il suo progetto va in questa direzione. E chiaramente potrà avere conseguenze irreversibili per il clima, l'economia e la vita umana.

Inserito il:21/01/2022 22:31:33
Ultimo aggiornamento:22/01/2022 09:02:57
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