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Le riforme del potere giudiziario che servono davvero e che non affossano la democrazia
di Giacomo Ghidelli
Come ho indicato in un mio precedente articolo (qui il link), a mio avviso il vero obiettivo della riforma promossa dal governo ha di mira più che la separazione delle carriere (utilizzata come un classico ballon d’essai), la possibilità di sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo e le varie affermazioni che si sono succedute, soprattutto in relazione agli ultimi scontri di piazza che si sono verificati a Torino, contribuiscono a rendere questo mio sospetto una quasi certezza.
In aggiunta, bisogna dire che la riforma proposta non contribuisce a risolvere neppure uno dei problemi della giustizia che interessano il cittadino e il Paese.
In questo articolo parto da una breve riproposizione sul tema della divisione dei poteri minacciata dalla riforma e da una analisi dei reali problemi che la riforma non affronta e che invece dovrebbero costituire la priorità per qualsiasi governo.
Sulla divisione dei poteri
La divisione dei poteri è un principio fondamentale delle democrazie moderne: impedisce la concentrazione del potere su un unico individuo o organo, suddividendolo tra diverse istituzioni che si controllano a vicenda, dando vita allo Stato di diritto.
Come si sa, tale divisione fu teorizzata da Montesquieu ne Lo spirito delle leggi (1748), e serve a garantire la libertà dei cittadini attraverso un sistema di "pesi e contrappesi".
Vediamo in dettaglio:
- Il potere legislativo: è affidato al parlamento e ha il compito di discutere, approvare e modificare le leggi.
- Il potere esecutivo: è esercitato dal governo e attua le leggi, gestisce la pubblica amministrazione, si occupa della politica estera e della sicurezza.
- Il potere giudiziario: è affidato alla magistratura e interpreta e applica le leggi per risolvere le controversie tra cittadini o per punire i reati
Per garantire un equilibrio tra i vari poteri, esistono poi degli “incroci” in cui un potere può controllare, limitare o influenzare l'azione di un altro.
1. Il parlamento controlla il governo con
- Il voto di fiducia
- Le interrogazioni e le interpellanze che consentono ai parlamentari di chiedere spiegazioni su ciò che fanno i ministri.
- L’approvazione del bilancio, fatto che impedisce al governo di spendere denaro pubblico se il parlamento non approva la legge di bilancio.
2. Il governo può partecipare alla funzione legislativa con
- Decreti-legge: in casi di necessità e urgenza il governo può emanare norme (da confermare dal parlamento entro 60 giorni).
- Disegni di legge: il governo può proporre nuove leggi.
3. La magistratura controlla la legalità attraverso
- La propria indipendenza, fatto che le garantisce di non essere soggetta a pressioni dal potere politico (ED È QUI IL VERO NODO DELLA RIFORMA).
- Il ricorso alla Corte Costituzionale, quando un giudice ritiene che una legge violi la Costituzione.
4. Il ruolo di garanzia esercitato dagli “arbitri” (presidente della repubblica e corte costituzionale)
- Il presidente della repubblica rinvia una legge al parlamento se ritiene che presenti profili di incostituzionalità o non goda della copertura finanziaria.
- La corte costituzionale può annullare una legge approvata dal parlamento se contrasta con la costituzione.
Tutto ciò garantisce la mancanza di “assolutezza” di ciascun potere e quindi l’esistenza di un reale Stato di Diritto e quindi della democrazia.
Quindi, come già accennato, dal mio punto di vista il quesito referendario potrebbe essere espresso così: approvate questa riforma costituzionale che rende possibile l’annullamento della separazione dei poteri sottomettendo la magistratura all’influenza del governo? La risposta, ovviamente, sarebbe NO.
I reali problemi della giustizia italiana
In Italia i processi sono tra i più lenti in Europa. Il Rapporto sulla Giustizia nell’Unione Europea 2024, elaborato della Commissione Europea ci dice che la nostra giustizia è una “macchina inceppata”: in Italia le cause civili durano (mediamente) 527 giorni contro i 239 giorni dei processi civili nell’UE; sempre in Italia un processo penale si conclude (in media) entro 361 giorni, mentre nell’UE i giorni sono 178.
Ma vediamo in dettaglio quali sono i problemi.
1) I tempi della giustizia
Le fonti ufficiali del Ministero della Giustizia dicono che sono più di 3,5 milioni le cause civili bloccate, con ricadute economiche pesanti:
- capitali fermi
- occasioni mancate per le imprese
- costi extra per le aziende
- spese legali infinite
- incertezza per i privati
Cosa fare
Ispirarsi ai modelli virtuosi europei: l’Estonia ha digitalizzato tutti i meccanismi e i passaggi giuridici, tagliando tutti i tempi burocratici; i Paesi Bassi hanno puntato sulla specializzazione di tribunali e giudici (si veda più avanti), alzando gli standard di qualità ed efficienza.
2) il sovraccarico dei tribunali
I 3,5 milioni di cause civili in attesa sono un “tappo” che paralizza il sistema e impedisce di gestire i nuovi procedimenti con ragionevole celerità. L’articolo riporta che secondo CSM e ANM mancano circa 1.400 magistrati (il 15% dell’organico) e oltre 5.000 unità di personale amministrativo. Se non ci sarà un rinforzo delle risorse umane nessuna innovazione potrà avere successo.
Cosa fare
Anche qui guardiamo agli esempi positivi: in Germania, ad esempio, sono stati stanziati ingenti investimenti per assicurare un organico sufficiente, condizione indispensabile all’efficacia della giustizia.
3) Infrastruttura tecnologica inadeguata
L’attuale infrastruttura tecnologica invece di accelerare i procedimenti li blocca. L’analisi dei disservizi del Processo Civile Telematico (PCT) mostra che gli avvocati possono perdere tra le 2 e le 3 ore a settimana a causa dei disservizi, con ritardi nelle pratiche e maggiori spese.
Cosa fare
In Estonia il sistema e-Court gestisce l’intero processo legale (dalla presentazione dei documenti alle udienze online) riducendo drasticamente tempi e costi: l’approccio, tra l’altro, ha permesso una maggiore trasparenza e accessibilità alla giustizia.
In Francia, con l’introduzione di varie procedure online si è semplificato notevolmente il lavoro di avvocati e magistrati, migliorando l’efficienza del sistema.
In entrambi i casi, investimenti strategici e visione a lungo termine rendono possibile la trasformazione di un sistema giudiziario lento e burocratico in un sistema efficiente, trasparente e accessibile a tutti.
4) I costi elevati
I costi dei procedimenti limitano l’accesso dei cittadini alla giustizia: un procedimento civile può costare tra i 3.000 e i 5.000 euro. Per accedere al gratuito patrocinio bisogna avere un ISEE sotto i 11.746 euro: una cifra che esclude chi ha un reddito medio.
Cosa fare
Nel Regno Unito sistema del legal aid rende la giustizia accessibile anche a chi non può permettersela. Il legal Aid. Gestito dalla Legal Aid Agency (LAA), copre una vasta gamma di questioni civili (protezione da abusi, problemi abitativi, diritti dei minori, etc) e penali (consulenza in questura, rappresentanza in tribunale etc.). Per accedervi,
- il caso deve rientrare in specifiche categorie
- bisogna superare un test finanziario: se ammessi, a volte si può essere chiamati a contribuire ai costi o al rimborso delle spese.
5) La mancanza di specializzazione
Più che parlare di separazione delle carriere tra Giudicanti e PM, la separazione andrebbe fatta tra civile e penale: troppi magistrati con alle spalle anni di penale vanno a “fare danni” nel civile, non sapendo come interpretare una polizza assicurativa, qual è il confine tra infortunio e malattia, etc. Una carenza di competenza che rallenta i processi e genera un clima di incertezza giuridica. Come è importante che i cittadini possano contare su medici o su avvocati specializzati, così è importante che lo Stato garantisca magistrati specializzati, vista l’incontinenza normativa e giurisprudenziale che viene prodotta ogni anno dal legislatore e dagli uffici giudiziari.
Cosa fare
In Francia ci sono tribunali specializzati (come quelli commerciali o sociali) grazie a cui è possibile ottenere maggiore competenza e rapidità. In Germania i magistrati di settore si dedicano in modo esclusivo a specifiche materie, diventando figure di riferimento e arricchendo il sistema con la loro esperienza.
Concludo: è un sogno sperare che questo governo invece di dedicarsi a “decreti sicurezza” di cui non c’è affatto bisogno (basta andare ai dati per capirlo), e invece di progettare riforme che aprono baratri antidemocratici si concentri e risolva almeno quelli che i cittadini vivono come i reali problemi della giustizia italiana?

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