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Aggiornato al 21/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Brice Marden (Bronxville, NY, USA, 1938 - ) - Event (2004-7)

 

Storie di ieri e vicende di oggi - 2

 

I cavalier l’armi e gli amori (seguito)

 

di Tito Giraudo

 

Nella seconda puntata di questa mia disamina, vorrei fare un passo indietro confrontando le origini dei tre movimenti in funzione dei loro leader.

Le analogie con il Fascismo non ci sono proprio. Mussolini è il fondatore: con lui, nasce e muore il Movimento.

Di Maio per i Pentastellati, è quello che è il Premier Conte per la compagine governativa: un faccino presentabile, dimostra una certa scaltrezza e ha la lingua sciolta ma si capisce lontano un miglio che gli ideologhi (se così possiamo definirli), stanno da tutt’altra parte.

Salvini, per la Lega è un leader di seconda mano, perché l’ideologo e il fondatore è stato Umberto Bossi. Merito del nostro, aver tratto la lega dalla crisi derivata, in primis dalla malattia del suo leader, e poi dai guai finanziari che ne hanno minato fortemente la credibilità.

Salvini, ha però un merito tutto suo, aver cambiato rotta sul tema che era fondamentale per i leghisti: la secessione del Nord, una vera e propria inversione a U, dalla secessione padana, al sovranismo nazionale. In questo è simile al Mussolini del 14.

La nuova Lega è dunque un altro Partito rispetto alle origini e quindi se dobbiamo fare un raffronto con Mussolini, tra Salvini e Di Maio, spetta al primo la palma.

La storia ci dirà, dal momento che i fondatori dei 5Stelle sono stati Grillo e Casaleggio senior (tra l’altro deceduto prematuramente), se il suo erede sarà all’altezza, in quanto a Grillo, possiamo dire che così come comico è sempre stato in mezzo al guado, lo è anche come politico, bravo polemista, ma pessimo conduttore.

Se questa mia analisi ha un qualche fondamento, si capisce perché mi occuperò soprattutto di Salvini per scoprire, naturalmente per un giochetto para-storico, se ci sono analogie con Mussolini.

E ripeto analogie, perché per il momento la statura politica e intellettuale dei due non è paragonabile.

Una frettolosa biografia del futuro Duce, ci dice che le sue origini non sono proletarie, nemmeno borghesi ma in quella fascia che non sai dove iniziano i secondi e finiscono i primi.

Il babbo è un oste socialista e, a detta dei suoi contemporanei predappiesi: “trombatore”. La madre a cui il piccolo Benito è legatissimo, è una maestra elementare che farà carte false perché il figlio sia preso nel collegio dei gesuiti e diventi anche lui maestro. Professione, cui non era portato e che abbandonerà per fare l’agitatore, questa volta sì, di professione. Renitente alla leva emigrerà in Svizzera dove farà i mestieri più impensati, poi, approfitterà di un condono (anche allora si usavano), tornerà in Italia e farà il servizio militare. Sembrerà strano, ma le cronache ci dicono che fu un buon soldato disciplinato, prefigurando forse il suo interventismo.

Fu una svolta personale, la prima delle tante che costelleranno la sua vita. Gli piace scrivere e si ritroverà nel Trentino a collaborare al giornale del leader socialista locale: Cesare Battisti; qui, incrocerà la penna con un certo Alcide de Gasperi, cattolico e deputato del parlamento austriaco.

Lui è un mangia preti, al punto che quando si mette a scrivere romanzi d’appendice per quagliare il bilancio, partorirà: “L’amante del Cardinale” un fuilleton che a puntate uscirà sul giornale socialista del trentino. Il tutto in linea (coerentemente) con il Mussolini del concordato.

Leggendo le numerose biografie salviniane, punti di contatto con Mussolini ce n’è più d’uno.

Se Mussolini socialmente è un piccolissimo borghese, Salvini, figlio di un dirigente e di una casalinga è un medio borghese come ce n’è tanti nella sua Milano.

Sono altri tempi, il nostro Matteo frequenta il Liceo Classico (chi l’avrebbe mai detto) e poi si iscrive a Scienze Politiche e poi, udite, udite, a Scienze Storiche dove non si laureerà mai e, da quello che si può notare dalle poche sue analisi storiche ascoltate, non deve aver nemmeno frequentato molte lezioni o almeno con scarsa attenzione.

Subito molto attivo in politica, è un leoncavallino del notissimo Centro Sociale milanese.

Quando incontra la Lega, non abiura e diventa un comunista padano. La cosa non deve stupire perché molti capi della lega, compresi Bossi e Maroni furono comunisti.

Definire la lega di Bossi un movimento di destra non mi pare corretto, come non penso lo sia nemmeno la nuova lega salviniana.

Fioccano gli incarichi locali al nostro eroe che diventa Consigliere Comunale a Milano e poi Capo gruppo sempre in Comune, infine sarà eletto nel Parlamento Europeo.

Appare evidente che, sia Mussolini che Salvini, nascono agitatori di sinistra, approdando tuttavia entrambi a destra, anche se una destra atipica. Ma non prendiamo scorciatoie e torniamo a Benito.

Dunque, la prima giravolta la fa sull’interventismo. Fino ad ora era stato massimalista che più massimalista non si può, lo dimostrano i suoi interventi. Il primo nel Congresso Socialista del 10 dove è emozionato, forse perché è la prima grande assise in cui parla e quindi, non riesce ad attirare l’attenzione di quelle bolge demagogiche che erano i congressi socialisti. Il secondo, nel 12 sempre al congresso, la sua oratoria sarà determinante per le cacciata di Bissolati, un padre del socialismo e Bonomi, anche lui uno della prima ora.

L’impresa gli frutterà la direzione dell’Avanti, il giornale socialista che dirigerà, rovesciandolo come un calzino fino a quel fatidico 14, quando, dopo la conversione all’interventismo sarà cacciato con ignominia.

Anche il nostro Matteo, grazie alla lega diventa giornalista. Scrive su “Padania” e diventa Direttore di Radio Padania; chi scrive, francamente, non ha mai letto nulla dei suoi articoli, tantomeno si è mai sintonizzato su Radio Padania. Non deve però essere stato tanto malaccio perché grazie a questi incarichi viene eletto al parlamento Europeo.

Certo, paragonare il Salvini giornalista con il giornalista Mussolini è risibile ma tant’è, la lega non è il partito Socialista dell’epoca e quindi dobbiamo accontentarci.

Altra somiglianza. Benito come il padre è sicuramente un “trombatore”, che tra l’altro non va troppo per il sottile perché si dice fu l’amante della Balabanoff, gran donna politicamente ma non di fascino eccelso. Migliorò con la Scarfatti, giornalista di vaglia ed ebrea (qui sta la dimostrazione che il Duce, al tempo, non era certo razzista). Poi sposerà: Rachele, la figlia dell’amante del padre che sempre le male lingue predappiesi dicono sia la sorellastra, ma forse allora il nostro era blasfemo e, del possibile mezzo incesto, se ne fregava.

Anche con le donne Matteo dimostra poca coerenza anche se i suoi gusti estetici sono più ricercati.

La prima moglie da cui avrà un figlio è di origini pugliesi che lascerà, è giornalista vicina a Forza Italia, la seconda invece è una leghista doc con cui avrà un figlio. Della terza sappiamo tutto, ex miss Italia e conduttrice televisiva.

Un’altra somiglianza tra Benito e Matteo. Entrambi sono paladini dei valori familiari tradizionali, ma almeno Benito, la Rachele se l’è sempre tenuta come mogliera….

Non vorrei pensaste mi sia innamorato di Salvini e trascuri i 5Stelle. Se tra Di Maio e Mussolini non esistono punti in comune, i due movimenti dell’origine certo si somigliano, perché entrambi pescano a sinistra e a desta, per la verità inizialmente molto più alla sinistra cui i guitti facevano comodo per poi scaricarli, era già successo con Dario Fo, che con le sue pièce involontariamente tirò la volata al berlinguerismo.

Grillo è stato uno dei tanti grimaldelli, insieme ai giornalisti sinistri anti-Berlusca. Peccato che la cosa si sia rivolta, non a danno del Cavaliere che passava per un martire tra i suoi numerosissimi fans, ma proprio della sinistra stessa ormai diventata, pariolina o nelle migliori delle ipotesi, Capalbiese.

Grillo, in questo è comico di vaglia, inizia con Belusconi a poi prosegue con tutte le declinazioni piddine. Nasce una strana sinistra, quella del “Fatto” che da quotidiano anti berlusconiano si sposta per par condicio anche verso il PD.

Fino all’elezione del presidente della Repubblica, i Pentastellati guardano ai rimasugli della sinistra intellettuale alla Rodotà ma, proprio immediatamente dopo, incominciano a dichiarare di non essere né di destra, né di sinistra e, dato che la maggioranza degli italiani è di Destra, il successo è travolgente.

Analogie con il Fascismo? Certo, ma se avete pazienza ve le racconto la prossima puntata, anche io sono per i fuilleton, anche se “nel Futuro” non mi paga un tanto a parola come Dumas, anzi! Non mi paga proprio…

(Continua)

 

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Inserito il:20/10/2018 17:48:24
Ultimo aggiornamento:01/11/2018 10:53:08
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