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Aggiornato al 05/08/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Bertrand Domin (Happonvilliers, France) – En marche 7 mai 2017

 

Chi l’avrebbe detto?

di Franco Morganti

 

Chi l’avrebbe detto nel 2016 che il giovane Emmanuel Macron, fondatore di un piccolo movimento politico, allora ministro dell’economia, sarebbe diventato presidente dei francesi?

Pensavo questo dando un’occhiata a casa nostra, dove l’unico partito che regge, anzi raddoppia i suoi voti rispetto alle elezioni politiche del 2018, è la Lega di Matteo Salvini, dimezzando Forza Italia. Gli altri, il PD si prepara a fare la fine dei socialisti francesi, i 5 Stelle dimezzano i loro voti, e così pure, come si è visto sopra, Forza Italia. Ma nell’ombra è nato un piccolo movimento (Azione!) per iniziativa di un ministro dell’economia (Carlo Calenda). Guarda, guarda.

Certo, la Francia non è l’Italia, per molte ragioni, in testa alle quali c’è la riforma costituzionale voluta da De Gaulle, col referendum del 1962. Mentre il referendum costituzionale proposto da Renzi nel dicembre 2016 ebbe, come sappiamo, tutt’altra sorte: solo il 40%.

Ma le somiglianze, e le differenze, non si fermano qui. Salvini sta poco sopra il 30%, Marine Le Pen al ballottaggio ha preso il 34% (nei sondaggi era accreditata di un 40%), ma appunto in Francia per la presidenza si va al ballottaggio fra i primi due. E in Francia per l’assemblea c’è il maggioritario a doppio turno, da noi c’è una specie di proporzionale, Rosatellum (dopo aver fatto due referendum negli anni ‘90 per abolire il proporzionale): ma si sta per ridiscuterlo e Salvini potrebbe azzardare un maggioritario corretto, vista la sua smania di potere.

Il declino degli altri è evidente: dal PD a Forza Italia, passando per i 5 Stelle, secondo le notizie più recenti, fra gli abbandoni e le espulsioni, ce n’è tutti i giorni. Sembra la Francia prima di Macron. Mancano i leader, fa notare Pagnoncelli sul Corriere della Sera. Fra il venerando Berlusconi, il debole Zingaretti, il venditore di gazzose De Maio e il discesista Renzi (dal 41 al 5%) in lotta con Paris ma senza gli sci. E’ una gara di gamberi. Sembra quella fra Hollande, Fillon e Mélanchon.

Macron ha scelto “En marche” per il suo movimento (richiamando il “marchons” della Marsigliese). Calenda potrebbe scegliere “s’è desta” dell’inno di Mameli: dato lo stato dell’alfabetizzazione nazionale potrebbe anche pescare voti nella “destra”.

 

Inserito il:03/01/2020 15:32:56
Ultimo aggiornamento:03/01/2020 15:38:26
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