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Aggiornato al 25/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

William Hogarth (UK, 1697-1764) - The Bench - 1750

 

Politica e Magistratura

di Giorgio Panattoni

 

Quando la politica fa un passo indietro la magistratura ne fa uno avanti.

Da questi movimenti di arretramento e di invasione nasce non solo confusione, ma sovrapposizione di ruoli, alibi e giustificazioni poco comprensibili.

E' sotto gli occhi di tutti la incapacità della politica italiana, per non parlare di quella europea, di affrontare temi  che dovrebbe affrontare e risolvere da sola.

Un caso esemplare, in Italia, tra i tanti, è la legge elettorale, di particolare attualità.

Si è detto che non doveva essere il governo a fare una proposta in merito, perché la materia è di competenza del parlamento. Naturalmente il parlamento, questo parlamento, non è in grado di risolvere la questione con un accordo utile al paese. Troppi interessi di parte che si scontrano e che rendono impossibile un'intesa.

In passato il parlamento ha risolto il problema (si fa per dire) a colpi di maggioranza, come nel caso del Mattarellum e della legge successiva, definita una “porcata” dallo stesso proponente ideatore. Quindi in linea di principio non si capisce perché bocciare l'Italicum, regolarmente approvato dal parlamento stesso. Una contraddizione tipica della assenza di memoria che caratterizza la politica.

Ma nel clima del tutto sbagliato e del non si può fare che impera nel paese, ovviamente sempre con motivazioni negative, ecco il ricorso alla magistratura, un'altra evidente dichiarazione di fallimento della politica.

E ora molti chiedono che la Corte Costituzionale sforni una legge subito applicabile, così si potrà dire che è un obbligo e non una scelta il sistema elettorale da usare.

Un ulteriore capitolazione della politica.

Probabilmente non sarà così, anche perché sarebbe sorprendente che oltre ad esprimersi su problemi di legittimità (peraltro opinabili) la Corte si sostituisse al parlamento nel fare le leggi!

E allora? Ottenuto il successo di sconfiggere il governo, obiettivo reale dei comportamenti delle opposizioni e di quella parte del paese ammaliata dal rifiuto, quando si incomincerà a tentare di risolvere i problemi del paese, ridando alla politica la sua funzione?

Se ci fossero le condizioni si potrebbe fare un'altra “porcata”, ma non si può.

Viene il dubbio che a molti farebbe molto comodo spostare le elezioni a fine legislatura, così gli eletti stanno in pace dentro il parlamento e non si va a casa.

Come l'abolizione del Senato, voluta da quasi tutti, tranne che da molti senatori, e che è sconsigliabile per problemi di comodo e di consenso politico.

In questa logica non ha molta importanza che le leggi ci mettano tre volte il tempo necessario, se va bene, rispetto a un sistema mono camerale: le utilità politiche vincono sulla efficienza di governo e sul buon senso.

Aspettiamo la sentenza della Corte, così avremo almeno individuato un possibile altro nemico o alleato cui dare la colpa o il merito di avere surrogato la politica, incapace persino di darsi le regole con le quali operare.

Per fare le cose che servono, ovviamente, perché dire sempre di no e che non va bene non risolve alcun che.

 

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Inserito il:24/01/2017 09:44:39
Ultimo aggiornamento:24/01/2017 09:48:09
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