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Aggiornato al 22/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Thomas Cooper Gotch (1854-1931) - Alleluia – 1896

 

Alleluia! Dovevamo entrare nella terza Repubblica e siamo tornati alla prima

di Tito Giraudo

 

Alleluia! Dovevamo entrare nella terza Repubblica e siamo tornati alla prima.

I segni c’erano tutti. L’apologia dei Padri Costituenti, la Costituzione più bella del mondo, voglia di DC e nella minoranza Dem di PCI.

Renzi, l’Alieno, ha rappresentato l’antitesi del “bella ciao” tirato fuori dal cassetto per festeggiare la sua sconfitta. Assomiglia troppo a Berlusconi, non è concertativo e poi ha un difetto fondamentale: vuole governare come governano i Premier e i Presidenti del mondo democratico.

Ora è chiaro. Tutto questo non piace agli italiani!

La crisi economica che ha fortemente abbassato il livello di vita ha fatto rimpiangere i vecchi tempi democristiani e, di conseguenza, le alchimie e i riti della Prima Repubblica al punto di contraddire, e questo è il caso dell’abolizione del Senato, anni di mugugni contro la casta. Il voto è stato quindi di protesta, indipendentemente dalla riforma nella sua sostanza.

Ci sono certamente anche stati degli errori di Renzi. Errori nella comunicazione ma anche errori strategici. Partiamo da questi ultimi.

Il fronte variegato nel NO comprendeva tutte le opposizioni e non corrispondeva ai seggi parlamentari causa il “Porcellum”, ma era ben più vasto nell’elettorato riferito ai Partiti.

Renzi ha dei nemici certi: il Movimento 5 stelle, la lega e la sinistra non Dem, a questi si sono aggiunti Berlusconi e la sinistra Dem.

Solo una congiuntura da miracolo economico avrebbe potuto metterlo al riparo, naturalmente così non è stato.

L’unica forza presente in Parlamento che avrebbe potuto supportare le riforme era Forza Italia. Vero che Renzi non ha esitato, dopo il suo insediamento, a dialogare con Berlusconi e con lui iniziare la modifica istituzionale. Poi però, ringalluzzito dai suoi successi iniziali e dalle disgrazie giudiziarie del Cavaliere, ha pensato non solo che poteva fare da solo, ma di erodere l’elettorato di riferimento di Forza Italia. L’ha fatto sull’elezione di Mattarella, parandosi quindi le terga alla sua sinistra sfidando Berlusconi, il quale, anche a costo di giocarsi la sua coerenza sulle riforme, glie l’ha giurata.

Di minore importanza per le sorti del referendum è aver messo alle corde la sinistra Bersaniana, tuttavia per Renzi liberarsi di essa aveva senso solo con il proseguimento dell’accordo con Berlusconi. Forse pensava, abiurando il Cavaliere, di tacitare i suoi oppositori; invano, costoro lo volevano e lo vogliono morto. Contano poco tra i dirigenti del Partito, ma hanno ancora un addentellato romantico con una parte della base, ma soprattutto con parte di quella che si è autodefinita la Società Civile (e che sarà mai)……

Mettetela come volete ma i numeri politici erano soverchianti.

Veniamo agli errori tattici e di comunicazione: Renzi, ha presentato la riforma come il suo cavallo di battaglia e non come l’adempimento di una promessa parlamentare che aveva trovato tutti plaudenti il giorno della riconferma condizionata di Napolitano. Si illudeva forse che le minoranze collaborassero? Se è così, il nostro ha dimostrato di non conoscere bene i giochi politici e parlamentari. Più si rafforzava e più diventava un pericolo, nessuno sconto gli sarebbe stato fatto da una politica che, del bene comune, se ne fotte allegramente. Se poi si aggiunge che Renzi ha elaborato una riforma elettorale di tipo fortemente maggioritario è evidente come le minoranze avrebbero fatto di tutto per ostacolarlo. Probabilmente, se non fosse saltato il patto del Nazareno, Berlusconi l’avrebbe esortato diversamente e lui, forse (ma essendo tosto mi sa che avrebbe proseguito senza il Cavaliere), per salvare l’alleanza, almeno ci avrebbe pensato su.

Veniamo alla comunicazione: il successo alle europee gli ha un po’ fatto perdere la trebisonda.

Non ha considerato che quel successo faceva ancora parte della “luna di miele”, insieme con gli 80€, e l’elezione di Mattarella. Poi naturalmente i nodi di una crisi che è strutturale hanno prevalso. L’immenso debito pubblico ha impedito quegli investimenti produttivi che avrebbero stimolato l’occupazione ben oltre gli zero virgola. A ciò Renzi ha tentato di mettere una toppa alla Berlusconi, amplificando gli scarni successi, ma soprattutto esortando all’ottimismo, cosa ardua visti non solo i chiari di luna in economia ma anche i problemi legati all’immigrazione.

Il personaggio Renzi ha poi fatto un cambio di passo, da quello del ragazzone rottamatore, si è trasformato in un politico toppo sicuro di sé. Questa sua sicurezza l’ha trasferita anche sui temi del referendum ponendo l’accento, più che sulla validità dell’impianto generale, sui risparmi per l’odiata casta. Facile per gli oppositori fare due calcoli e smontare l’effettiva portata in soldoni. Se poi a questo aggiungiamo che negli ultimi due mesi ha imperversato nei telegiornali, nei talk politici e in tutti i cantoni delle televisioni pubbliche e private, costringendo i telespettatori ad un’overdose renziana. Ragionando con il senno di poi naturalmente è stata una sfida che non poteva che perdere.

Peccato! La riforma era una discreta riforma, la prima che avrebbe potuto cambiare  il bizantinismo della politica italiana. Persino la legge elettorale era una discreta legge elettorale per consentire a chi vince le elezioni di governare.

Renzi aveva intuito che l’avvento dei Cinque Stelle, da bipolare (e questo è stato il vero grande successo di Berlusconi), il sistema era diventato tripolare, non solo, ma che la frammentazione del Centro Destra avrebbe riportato il Paese alla Prima Repubblica, quindi, probabilmente non sentendosi un politico per quella stagione si è giocato il tutto per tutto.

Spericolato il nostro boy scout. Per questo continua a starmi simpatico.

Non so cosa capiterà in queste settimane e in questi mesi che ci separano da elezioni anticipate (si spera) o meno.

Una cosa è certa. Gli italioti hanno perso l’occasione di ridimensionare l’odiata casta e di avere un sistema elettorale da Paese democratico non a parole.

Democrazia, non significa solo poter scegliere i parlamentari, significa che questi possano promuovere leggi e riforme in tempi accettabili e che i Governi non siano il frutto di alchimie e patteggiamenti ma possano governare in tranquillità e non con l’assillo dei compromessi.

Poi, alle prossime elezioni, saranno gli elettori a giudicare.

Beppe Grillo con la sua Democrazia dal basso: uno vale uno e amenità di questo genere, sta turlupinando i neofiti della politica che imperversano in rete, il suo elettorato lo segue beota nel vuoto assoluto di proposte concrete (e non ditemi che il reddito di cittadinanza lo è). Costoro arrivano ad auspicare la decrescita e una specie di ritorno a un passato che non è mai esistito. Ma che dicono di concreto su come affrontare le conseguenze della  mondializzazione, i fenomeni migratori, il terrorismo islamico, l’Europa: che non sono solo i burocrati di Bruxelles ma la necessità di competere con gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e persino l’India?

Mentre ho guardato a suo tempo con favore al fenomeno Berlusconi, poiché, checché ne dicano i suoi detrattori non ci ha allontanati di un millimetro da quella civiltà occidentale che ci ha consentito un benessere inimmaginabile (anche oggi con la crisi), confesso: Grillo mi terrorizza un po’.

Ci stiamo sorbendo in questi giorni i riti quirinalizi che mi vien voglia di chiamare cardinalizi, se non fosse che questi ultimi avvengono nella Cappella Sistina dove, non avendo l’ispirazione da Dio (sempre in altre faccende affaccendato), bensì dal Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, vale la pena perdere del tempo. Mentre scrivo, stanno sfilando da Mattarella (povero Cristo), 17 gruppi parlamentari, del tutto inutili.

Berlusconi, quando era ancora pimpante chiamò ciò: il teatrino della politica.

Può anche darsi che vista l’età, abbia cambiato idea. Io che ho cinque anni meno di lui, tengo duro, come spero che faccia Renzi (che di me ne ha 33 in meno), non lasciandosi coinvolgere nel teatrino.

Un anno sabbatico a giocare alla play station con i suoi figli e magari leggendo qualche buon libro (io gli consiglio la storia) potrebbero riconsegnarci il Renzi rottamatore e riformista e quindi essere un punto di riferimento per tutti coloro che non vogliono morire di Grillite.

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Inserito il:11/12/2016 08:59:05
Ultimo aggiornamento:11/12/2016 11:59:36
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