Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale
I governanti della complessità: quando l'efficacia supera le regole
di Achille De Tommaso
In un mio precedente articolo ho cercato di dimostrare la tesi secondo cui il diritto internazionale è una farsa, applicato dai poteri forti in maniera selettiva come strumento di dominio travestito da giustizia universale. Questo scritto nasce dall'ennesima dimostrazione di tale ipocrisia: lo stracciarsi delle vesti dell'Occidente progressista di fronte all'arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro, condannato unanimemente come "violazione delle norme internazionali", "colpo di stato", "aggressione alla sovranità". Le stesse cancellerie europee e le stesse organizzazioni internazionali che hanno applaudito interventi militari NATO, improvvisamente scoprono il sacro principio della non ingerenza quando si tratta di rimuovere un dittatore socialista che ha ridotto alla fame (letteralmente) il popolo del Venezuela.
Di seguito cercherò di dimostrare una tesi complementare e ancor più provocatoria: alcuni tra i migliori governanti, per il loro popolo, oggi e nella storia, sono spesso stati quelli che hanno navigato la complessità infischiandosene non solo del diritto internazionale, ma delle stesse regole interne al loro paese, delle procedure formali e dei vincoli istituzionali, quando queste si rivelavano inadeguate alla realtà che dovevano affrontare.
^^^
Il Paradosso del Potere
I sistemi istituzionali di regolamentazione politica limitano il potere attraverso regole rigide, ma la realtà governativa, quando in crisi sistemiche, richiede spesso di agire oltre queste regole o di cavalcarne la complessità.
Il Precedente dell'Antica Roma: La Sapienza dell'Eccezione Istituzionalizzata
L'antica Roma comprese il paradosso del potere che viola le regole. La Repubblica romana non negò ipocritamente l'esistenza di situazioni eccezionali che richiedevano la sospensione delle regole ordinarie: le istituzionalizzò formalmente attraverso la dictatura, un meccanismo costituzionale esplicito che permetteva la concentrazione temporanea del potere in situazioni di emergenza. Non era un colpo di stato, ma una procedura legale codificata. Il dittatore romano veniva nominato dal console su proposta del Senato, riceveva l'imperium supremo (potere di comando assoluto) per un periodo di sei mesi, durante i quali tutti gli altri magistrati erano subordinati alla sua autorità. Non doveva rendere conto delle sue azioni durante il mandato (non provocatio ad populum), non poteva essere processato per le decisioni prese nell'esercizio della dittatura.
Lucio Quinzio Cincinnato (458 a.C.) rappresenta il modello archetipico e il mito fondativo della cultura politica romana: nominato dittatore dal Senato durante l'invasione degli Equi che minacciavano Roma, i messaggeri lo trovarono mentre arava i suoi campi. Indossò la toga pretesta (il bordo purpureo indicava il suo imperium, potere di comando), assunse il comando assoluto, condusse l'esercito romano, sconfisse il nemico in appena 16 giorni attraverso una manovra a tenaglia brillante, celebrò il trionfo, e tornò ai suoi campi; tutto questo in meno di tre settimane. Altri dittatori romani incarnarono lo stesso principio: Quinto Fabio Massimo "Cunctator", nominato dittatore dopo la catastrofe di Canne contro Annibale nel 216 a.C., salvò Roma attraverso la strategia dilazionista, fuori dalle regole comuni, che porta ancora il suo nome, evitando battaglie campali e logorando progressivamente l'esercito cartaginese. Lucio Cornelio Silla, in circostanze più controverse, fu nominato dittatore nel 82 a.C. per riformare lo stato dopo la guerra civile, completò riforme costituzionali radicali anche illiberali, e poi si dimise nel 79 a.C., ritirandosi a vita privata.
Abraham Lincoln e la Costituzione Sospesa
Durante la Guerra Civile americana (1861-1865), Abraham Lincoln sospese unilateralmente l'habeas corpus (il diritto a non essere detenuti senza accusa formale), autorizzò arresti senza mandato di giornalisti e attivisti anti-guerra, impose censura militare alle comunicazioni telegrafiche, aumentò l'esercito senza approvazione congressuale, emise il Proclama di Emancipazione (liberazione degli schiavi nei territori confederati) senza chiara base costituzionale e senza autorità. Lincoln salvò l'Unione, abolì la schiavitù liberando quattro milioni di esseri umani, preservò la democrazia americana violando sistematicamente le regole costituzionali. Se Lincoln avesse rispettato scrupolosamente tutte le procedure costituzionali, probabilmente gli Stati Uniti non esisterebbero oggi come nazione unita.
Franklin Delano Roosevelt: Emergenza Economica e Rottura Istituzionale
Franklin Delano Roosevelt affrontò la Grande Depressione: disoccupazione al 25%, PIL crollato del 30%, sistema bancario paralizzato, violando sistematicamente i principi costituzionali di separazione dei poteri. Il National Industrial Recovery Act delegava poteri legislativi senza precedenti all'esecutivo. L'Emergency Banking Act fu approvato dal Congresso in otto ore senza che molti congressisti l'avessero letto. L'Executive Order 6102 del 1933 requisì l'oro privato dei cittadini americani, criminalizzando il possesso di oro monetario: un'espropriazione di massa.
Lee Kuan Yew: Autoritarismo Illuminato e Prosperità
Lee ha costruito uno dei paesi oggi più prosperi al mondo, Singapore, violando ogni principio democratico liberale: detenzione amministrativa senza processo attraverso l'Internal Security Act, controllo totale dei media, intimidazione dell'opposizione attraverso cause per diffamazione, gerrymandering scientifico, limitazioni draconiane alla libertà di associazione. Lee si giustificò apertamente: "Sono sempre stato accusato di essere troppo rigido. Ma quando gestisci un paese in via di sviluppo, hai bisogno di disciplina più che di democrazia." Il risultato: trasformazione da porto coloniale malarico espulso dalla Malaysia nel 1965, con zero risorse naturali, tensioni etniche esplosive tra cinesi, malesi e indiani, a centro finanziario globale con reddito pro capite di 65.000 dollari (superiore agli USA), corruzione inesistente, aspettativa di vita tra le più alte al mondo, servizi pubblici di altissima qualità, sistema educativo di eccellenza mondiale.
Mario Draghi: "Whatever It Takes" e la Costituzione Non Scritta della BCE
Durante la crisi dell'eurozona (2011-2012), con tassi sui titoli italiani e spagnoli al 7% (soglia di insostenibilità del debito), speculazione selvaggia contro l'euro, rischio imminente di disgregazione della moneta unica, Draghi pronunciò le tre parole più potenti della storia monetaria europea: "Whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough" (Londra, 26 luglio 2012). Il problema costituzionale era serio: la BCE non aveva mandato esplicito per salvare stati sovrani. Il programma OMT (Outright Monetary Transactions), acquisti potenzialmente illimitati di titoli di stato, era costituzionalmente proibito. Ma Draghi capì che la crisi richiedeva azione immediata, stiracchiò le regole dei trattati europei, ma salvò l'euro e probabilmente l'UE stessa.
Viktor Orbán: La Difesa della Sovranità Nazionale
L'Ungheria sotto Orbán (dal 2010) viene sistematicamente demonizzata come deriva autoritaria dall'establishment liberale europeo, ma rappresenta un tentativo legittimo di difendere la sovranità nazionale contro l'imperialismo ideologico di Bruxelles e le ingerenze straniere destabilizzanti. Orbán ha implementato: nuova costituzione approvata parlamentarmente, riforma della magistratura per riequilibrare un potere giudiziario ideologicamente schierato, acquisizione strategica dei media per contrastare il monopolio progressista dell'informazione, modifiche delle leggi elettorali, limitazioni alle ONG finanziate dall'estero (percepite come strumenti di ingerenza straniera mascherata da società benefattrice); ossia ingerenze sistematiche di ONG finanziate da Soros e altre entità straniere per destabilizzare un governo democraticamente eletto, che non si conformava all'ideologia progressista; (imposizione di valori LGBTQ+ nelle scuole elementari contro i valori tradizionali della società ungherese, tentativi di imporre politiche economiche che avrebbero danneggiato le imprese nazionali ungheresi a vantaggio delle multinazionali occidentali). Orbán ha introdotto esplicitamente e coraggiosamente il concetto di "democrazia illiberale" nel discorso di Băile Tuşnad del 2014. Il punto cruciale che i critici ignorano sistematicamente: il popolo ungherese continua a votare massicciamente per Fidesz (il partito conservatore-nazionalista di Orbán) in elezioni competitive e internazionalmente monitorate.
Vladimir Putin e la Russia Multietnica
Vladimir Putin governa circa 190 gruppi etnici su 17 milioni di km² attraverso 11 fusi orari. Cecenia islamica, Tatarstan turco, Daghestan, Yakutia sciamanica, Buriazia buddista: ognuna potrebbe essere uno stato indipendente con tensioni centrifughe. Gestire questa complessità richiede equilibri impossibili da stabilizzare con una regolamentazione istituzionale "democratica". Putin ha costruito una "verticale del potere" che mantiene l'unità territoriale violando gli standard democratici occidentali, ma prevenendo la balcanizzazione che distrusse l'URSS e quasi disgregò la Russia negli anni '90 sotto Eltsin. Il suo sistema è autoritario, ma l'alternativa storica concreta era il collasso statale, il controllo oligarchico regionale, potenziali guerre etniche. Putin ha ri-centralizzato il potere, controllato le risorse energetiche, neutralizzato al meglio (o addomesticato…) gli oligarchi predatori. Ha salvato la Russia dal collasso, restaurato la sua posizione di grande potenza, mantenuto l'integrità territoriale di un impero multietnico che altrimenti si sarebbe disintegrato.
Giorgia Meloni e l'Equilibrismo quasi-Impossibile
Giorgia Meloni governa con debito al 137% del PIL, vincolata dai trattati europei, dipendente dall'export verso la Germania in recessione, esposta ai flussi migratori mediterranei. Ma la complessità più insidiosa è interna: deve governare contro una magistratura apertamente ostile che blocca sistematicamente le sue politiche migratorie attraverso sentenze politicizzate, contro sindacati che organizzano scioperi continui per paralizzare ogni riforma, contro un corpo docente universitario ideologicamente schierato a sinistra, contro media mainstream che la demonizzano quotidianamente, contro un canale televisivo di Stato (RAI 3) che dovrebbe essere servizio pubblico ma opera come braccio della propaganda progressista (con buona pace del "TeleMeloni"…), contro una "élite intellettuale" formata anche da artisti e case editrici, schierata storicamente a sinistra. Simultaneamente deve mantenere la fiducia dei mercati e della BCE, gestire un'UE ideologicamente ostile alla destra identitaria, navigare i capricci di Trump, controllare l'immigrazione senza alienare i partner europei. Ogni sua mossa crea contraccolpi. Il risultato è un pragmatismo che appare "camaleonte", che, in qualche caso, tradisce le promesse elettorali, ma mantiene l'Italia in equilibrio su fronti multipli. In questo caso la Meloni non viola regole istituzionali scritte, ma viene accusata di "equilibrismo", e di essere, appunto, un camaleonte.
Il Teorema: Quando la Violazione È Legittima
La cosiddetta democrazia liberale vive oggi una tensione spesso legittimamente irrisolvibile tra procedure formali e risultati sostanziali, tra legalità costituzionale e legittimità politica effettiva. Ma la storia concreta è fatta prevalentemente di eccezioni a questa legittimità idealizzata; di crisi sistemiche che violano tutti questi presupposti ottimistici. E dobbiamo dire oggettivamente: "menomale che avvengono!" I migliori governanti non sono stati quindi i più devotamente ossequiosi alle procedure formali, ma quelli capaci di discernere quando la complessità estrema rende le regole ordinarie inadeguate, controproducenti o suicide per la sopravvivenza degli interessi del proprio paese. Questo discernimento richiede saggezza pratica; quella phronesis aristotelica (la capacità di valutare caso per caso se la situazione è davvero eccezionale) che nessuna costituzione può codificare completamente.
Come formulò Lincoln con onestà brutale:
"Misure altrimenti incostituzionali diventano lecite quando diventano indispensabili alla preservazione ed agli interessi della nazione."
Riferimenti:
Tito Livio, Ab Urbe Condita, Libro III, 26-29 (Cincinnato) • Plutarco, Vite Parallele: Fabio Massimo • Appiano, Guerre Civili, Libro I (dittatura di Silla) • Ex parte Merryman, 17 F. Cas. 144 (1861) • Lincoln's message to Congress, July 4, 1861, Collected Works of Abraham Lincoln, ed. Roy P. Basler, vol. 4, pp. 421-441 • Mark E. Neely Jr., The Fate of Liberty: Abraham Lincoln and Civil Liberties, Oxford University Press, 1991 • Schechter Poultry Corp. v. United States, 295 U.S. 495 (1935) • West Coast Hotel Co. v. Parrish, 300 U.S. 379 (1937) • William E. Leuchtenburg, The Supreme Court Reborn: The Constitutional Revolution in the Age of Roosevelt, Oxford University Press, 1995 • Executive Order 6102, April 5, 1933 • Lee Kuan Yew, From Third World to First: The Singapore Story 1965-2000, HarperCollins, 2000 • Michael D. Barr, Lee Kuan Yew: The Beliefs Behind the Man, Georgetown University Press, 2000 • Freedom House, "Freedom in the World 2024: Singapore" • Mario Draghi, speech at Global Investment Conference, London, July 26, 2012 • Gauweiler and Others v. Deutscher Bundestag, Case C-62/14, CJEU, June 16, 2015 • Ashoka Mody, EuroTragedy: A Drama in Nine Acts, Oxford University Press, 2018 • Viktor Orbán, speech at Băile Tuşnad, July 26, 2014 • European Commission, "Rule of Law Report 2023: Country Chapter on Hungary" • Freedom House, "Nations in Transit 2023: Hungary" • Fiona Hill e Clifford G. Gaddy, Mr. Putin: Operative in the Kremlin, Brookings Institution Press, 2015 • Timothy Colton, Yeltsin: A Life, Basic Books, 2008 • Karen Dawisha, Putin's Kleptocracy: Who Owns Russia?, Simon & Schuster, 2014 • Carl Schmitt, Politische Theologie: Vier Kapitel zur Lehre von der Souveränität, 1922 (trad. it. Teologia Politica, Giuffrè, 1992)
Scritto con la collaborazione di:


Clicca qui per ascoltare 