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Aggiornato al 21/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ben Bromley (Salt Lake, Utah, USA – Astrophysicist) - Double sunset from a planet orbiting bynary stars

 

I due Soli e il PD di Bersani

di Romeo Gazzaniga

 

In molti si sono interessati, o addirittura iscritti, per la prima volta ad un partito, il PD, quando nel 2012 fu eletto Segretario Luigi Bersani.

Erano convinti che le sue famose lenzuolate di liberalizzazioni del mercato, attuate quando era Ministro nell'ultimo Governo Prodi, fossero il primo pragmatico segnale di chi aveva “capito” che si poteva agire nell'interesse del proletariato e dei ceti deboli in genere, semplicemente attraverso una corretta gestione del “sol del presente”: l’economia di mercato.

Volenti o nolenti in tale sistema ci dobbiamo convivere ed é nell’interesse generale, e non di poche categorie, correggerne le storture. Di fatto il suo corretto funzionamento é minato da miopi quanto autolesionisti capitalisti puri, sottoproletari arricchiti e “legislatori per caso”.

Liberalizzazioni che sottintendevano altresì una tanto benvenuta, clamorosa e salutare presa d’atto della dannosa ed inutile ricerca delle fumose chimere del virtuale “sol dell'avvenir”.
Le motivazioni di chi era stato attratto dal PD erano: "Vuoi vedere che forse e finalmente si è imboccata la giusta strada per realizzare riforme di utilità immediata generale? E con un automatico beneficio per ceti abituati ad essere quasi sempre trascurati e sempre più esclusi, a scapito del buon funzionamento del sistema, dal virtuoso circuito consumi/investimenti?".

La struttura del PD negli anni, dopo l’elezione di Bersani nel 2012 e le elezioni politiche del 2013, è completamente cambiata.

Le circostanze che influirono e che impedirono di verificare la bontà o meno delle attese riposte su Bersani furono: l’anomalo ballottaggio con Renzi (già dettagliatamente analizzato in un mio precedente scritto) ed il concetto di rottamazione che influì più di quanto fosse lecito attendersi nelle elezioni politiche del 2013. Molti elettori storici del PD infatti votarono M5S e con ciò non fu raggiunta la maggioranza anche al Senato e Bersani fu costretto a rinunciare. Val la pena di ricordare che gli elettori storici del PD che votarono alle politiche M5S, si “pentirono” e riportarono il loro voto al PD nelle successive elezioni amministrative. Ma la “frittata” ormai era fatta!

E’ vero caro Nanni, che con questa classe dirigente forse non si vincerà mai, però …… anche con certi frastornati elettori non si vincerà mai.

Bersani, come Civati Fassina e tanti altri, oggi non fa più parte del PD. E qui gli si può imputare di aver preso atto, con colposo ritardo, del successo di una scalata al partito da parte di una OPA ostile non dichiarata e che ingenuamente non aveva percepito.

Ma a prescindere dal tumultuoso cambiamento, quello che dobbiamo chiederci è: le motivazioni delle persone che si avvicinarono nel 2012 al PD erano fondate?

La risposta definitiva e tranchant l’ha data la Cina che ha deciso poco più di una decina di anni fa, con intelligente senso della realtà, di entrare nel “sol del presente”: l’economia di mercato gioco tanto caro al capitalismo mondiale quanto diffusamente consolidato in quasi tutto il pianeta.

Oggi la Cina è diventata la protagonista trainante di tale “gioco” al punto da detenere nei propri forzieri, in virtù dei surplus ricavati, circa il 40% dei titoli del Debito pubblico U.S.A.

Sì. Le motivazioni di chi guardò con forte interesse, o addirittura si iscrisse, al PD nel 2012 erano correttamente fondate.

 

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Inserito il:25/04/2018 09:43:15
Ultimo aggiornamento:25/04/2018 09:48:55
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