In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 16/12/2018

Giuliano Marsili (Contemporaneo) – Ritratto di Silvio Berlusconi

 

Berlusca Story. Seconda parte

di Tito Giraudo

 

Si parla spesso di “ventennio Berlusconiano”, sovente per far intendere una sua responsabilità di Governo con annessi e connessi.

In realtà, il Centro Destra e il Centro Sinistra si sono divisi quasi equamente il Governo del Paese.

Se non riusciamo a percepire lo stacco tra un contendente e l’altro, a parte le strumentalizzazioni, è perché sostanzialmente i due schieramenti non hanno governato in maniera poi tanto dissimile.

Paradossalmente, su Prodi e Berlusconi dopo la parentesi falsamente di Centro Destra del Governo Dini, grandi motivi di discontinuità tra di loro non se n’è veduti. Quali le cause?

Non posso parlare del Cavaliere senza entrare nel merito del suo maggior contendente il Prof. Prodi.

Bolognese Doc, apostolo di quell’ottimo economista Dc che fu Andreatta, fondatore di Nomisma, un Centro Studi che per decenni ha incassato prebende dallo Stato, dalle Regioni e dai Comuni per Studi e Progetti, anche discutibili (come quello delle ferrovie).

Prodi è stato la ruota di scorta del PDS. Non avendo il coraggio di proporre un proprio candidato, gli ex comunisti, a tutti i livelli, si sono serviti di prestanome, cattolici o indipendenti che fossero, fecero e fanno eccezione i socialisti. Quelli vanno bene solo per la Cgil per fare gli estremisti. Romano Prodi scompaginò il gioco.

Il nostro uomo, dietro la sua bonomia “Ballanzoniana” è un duro. Lo dimostrò già da Presidente dell’IRI, risanandola, vendendo i rami secchi e i rami sani: i secchi ai nemici, i sani agli amici, il tutto senza che la magistratura avesse nulla da obbiettare.

Durante mani pulite dopo una giornata di interrogatori, dicono, ne uscì terrorizzato e da allora diventò grande amico di Di Pietro facendolo pure ministro. Detto questo occorre dire che come Presidente del Consiglio fu meglio di tanti altri. Alcuni risultati li portò a casa, tanto che durante il suo primo Governo, Baffino, con l’aiuto di quel mio ex collega “Dandy” (CGIL) che risponde al nome di Fausto Bertinotti, lo fecero cadere.

Dopo questa operazione che si dimostrò disastrosa per L’Ulivo e il Centro Sinistra, si salvò solo Romano, il quale andò a presiedere l’Europa, con il beneplacito del Berlusca che un po’ sperava di toglierselo dai piedi e un po’ perché, qualche volta è un bamba! Sta di fatto che scaduto il mandato europeo, Prodi tornerà più nuovo e più bello di pria. Batté ancora una volta Silvio Berlusconi per essere poi fatto cadere dai giudici (ma è un’altra storia che ho riportato nei precedenti articoli).

Una delle grandi colpe di Berlusconi è quella di non aver approfittato dell’imbecillità generalizzata che pervade la sinistra quando va al governo: o si divide, o copia la destra, come nel caso dell’articolo quinto.

Non tanto nel secondo governo, quanto nel terzo, dove disponeva grazie al Porcellum di una schiacciante maggioranza, il Cavaliere ha perso di vista di essere un imprenditore liberale per diventare il capocomico di quel teatrino della politica che sempre ha detto di voler eliminare. Ma veniamo all’antefatto.

Dopo l’ennesimo scivolone ulivista, non potendosi ancora una volta giocare Prodi, il boccino passò nelle mani di Veltroni, il quale dopo aver tentennato tutta la vita, volle diventare decisionista. Il mai comunista promosse il PD, ne divenne il leader al Lingotto.

Da quel bravo Kennediano che era, sciorinò una serie di slogan democratici da far impallidire la sinistra, quella dura e pura che al Lingotto era di casa, anche se nelle loro fantasie perché a far scioperare per la prima volta i lingotti (v. operai e impiegati), sono stato io da quel social traditore che ero, magari con l’aiutino di decine di pullman di metalmeccanici veneti e lombardi incazzati. Ma è un’altra storia per un altro articolo.

Veltroni, voleva discostarsi dall’anti berlusconismo tradizionale, fece tutta la campagna non nominando mai il Cavaliere chiamandolo: “il mio avversario. L’avesse chiamato “l’Innominato” avrebbe fatto miglior figura.

Il quale innominato, lo inchiappettò alla grande! Naturalmente D’Alema ne approfittò immediatamente spedendo Veltroni in Africa a scrivere: “La mia Africa senza il mio avversario che nel frattempo governa”, sembra il titolo di un film della Wertmuller, ma ci sta tutto. Berlusconi purtroppo per lui, vinse a man bassa.

Purtroppo, perché questa è stata la legislatura dove poteva fare le riforme che non aveva fatto. Certo il giudici l’hanno mazzolato, la CGIL ha portato 4 milioni in piazza e lui ha perso la trebisonda, perché scorgendo sue naturali deficienze “priapiche” (solo io devo esserne colpito?), volle dimostrare agli Italiani di essere meglio di Rocco Siffredi.

Questo è un Paese, vista l’educazione Cattolica: onanista. Non onanista dichiarato, ma sotterraneo, da sagrestia.  

Naturalmente: magistratura (sempre con la m minuscola) e Repubblica hanno cavalcato quel carro di Tespi .

Le 10 domande del quotidiano di Ezio Mauro sulla “patonzola”, sarebbero state giustificate su Avvenire, ma sulla democraticissima e avanzatissima Repubblica pronta a rivendicare ogni sorta di libertà sessuale è stata, a voler essere magnanimi, tartufesca. Io, personalmente, sarei portato a dare tutta la solidarietà al vecchio libertino. Purtroppo non posso darla al Capo del Governo che su certe cose non doveva essere così improvvido.

Secondo me, ne sarebbe anche uscito, come per altri fatti forse più pericolosi, se non si fosse messo di mezzo l’agente immobiliare di Montecarlo. Era capitato prima a Casini, di montarsi la testa (d’altronde era successo anche a quel monumento del Sandro nazionale). La presidenza della Camera è fatale. Non conti nulla ma hai l’impressione di essere diventato un grande statista. Fini non fu da meno.

Disse un giorno rivolto a Berlusconi che lo rampognava pubblicamente, la famosa frase: “che, mi cacci?” Lo disse a futura memoria per avere l’alibi in seguito.

In realtà, da parecchio tempo faceva la fronda aperta al Cavaliere, quasi come Bersani e D’Alema che raggiungeranno vette insuperabili con Renzi. Il Presidente della Camera riuscì, la dove non ci erano riusciti stuoli di magistrati.

Berlusconi, dopo l’uscita di una cinquantina di Parlamentari, minato nella sua credibilità anche internazionale ma soprattutto dal sopravvenire della crisi economica, non riuscì a parare il colpo, se non proprio basso, alla cintola di Napolitano. Dovette far buon viso a quel Prof. Monti che aveva nominato Commissario Europeo e che fin dalla sua nomina a Capo del Governo iniziò a sputtanare il suo antico benefattore.

Fini  aveva accettato obtorto collo l’unificazione del ”predellino”. Per anni aveva sperato di essere l’erede naturale, sottovalutando la longevità “matusalemmiana” del Cavaliere, decidendo di giocare in proprio non lealmente, ma con l’aiuto degli avversari della Destra. Tradire un uomo è purtroppo prassi politica ma tradire le idee è sempre fatale.

Non vado avanti nella story, perché di solito a distanza di pochi anni le cose si ricordano. Bersani, nominato Segretario del PD, alla scadenza della legislatura si mise in testa di “smacchiare il giaguaro” uscendo lui dalla lavanderia: smacchiato e senza bottoni.

Un articolo di analisi storica, anche se ancora a caldo, di un personaggio deve avere una chiusa che consenta ai lettori di capire come la penso. Non mi sottraggo.

Sulla semplificazione degli schieramenti politici ho già detto. Un altro cambiamento epocale da ascriversi, è quello di aver definitivamente cambiata la sinistra italiana che ha risposto al Berlusconismo con il Renzismo, naturalmente per l’ennesima volta, spaccandosi in tre tronconi, e non è detto che finisca lì.

Secondo me, uno dei grandi sbagli di Berlusconi, che in generale è scevro da odi e dotato di pazienza e tatticismo, è di aver perso la trebisonda quando Renzi, convinto del suo definitivo declino, ha voluto accontentare la sua sinistra per poterla meglio liquidare.

La battaglia del Cavaliere per la Presidenza della Repubblica, visto il personaggio Mattarella, è stata improvvida. Ma ancora più improvvida quella sul Referendum.

Credo che se Berlusconi fosse sceso in campo a difendere riforme in cui anche lui credeva, il risultato sarebbe cambiato, e probabilmente sarebbero cambiati gli assetti politici, se a questo si fosse aggiunto un passo indietro che avesse trasformato il padre-padrone in padre-nobile, forse sarebbe stato il suo ultimo capolavoro.

Riconosco il mio azzardo ma lasciatemi volare.

Capisco che era chiedere troppo. Ma Berlusconi è sempre stato imprevedibile e questo sarebbe stato l’evento che, forse, l’avrebbe consegnato alla storia.

Oggi, purtroppo è penoso vederlo contrattare con Salvini che sicuramente gli preferirebbe Grillo. Anche perché è ineleggibile…..

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:07/03/2017 10:25:46
Ultimo aggiornamento:07/03/2017 10:39:54
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology