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Aggiornato al 22/01/2019
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Odoardo Borrani (1832 - 1905) – 26 aprile 1859

Crisi di governo?

E’ la prima volta che io ricordi che una lotta interna ad un partito mette in seria difficoltà il governo del paese che quello stesso partito ha legittimato con un successo elettorale senza precedenti.

Sembra paradossale, ma è quello che sta avvenendo con i contrasti interni al PD.

La storia non ha devo dire insegnato nulla, sembra. L’esperienza di Prodi, fallita per il tradimento di Rifondazione Comunista, il tentativo di Bersani di trovare una fantomatica e illusoria alleanza con il Movimento 5 Stelle, errore politico grave, quello stesso Bersani che ora guida, con un drappello di irriducibili comunisti, la fronda interna, il livore di Prodi per la mancata elezione a presidente della repubblica, la quasi patetica rivendicazione di una ideologia che non c’è più da parte di pochi sopravvissuti.

Quello che resta della concezione di sinistra in Italia è una irresistibile vocazione all’opposizione, visto che per governare ci si deve per forza alleare con partiti di centro o far diventare più di centro il partito stesso di governo.. Di qui il tentativo di Renzi di costruire il Partito della Nazione, cambiando persino il nome al Partito Socialista Europeo trasformandolo in Partito Democratico Europeo.

Può piacere o no, ma forse sarebbe opportuna una discussione di merito anzi che una opposizione di principio, fondata sugli obiettivi e sui  programmi. Cosa che Renzi ha fatto sia nelle primarie sia all’atto del governo, ma pare non sia servito.

L’alternativa è un governo di centro destra, che Berlusconi seppe costruire attorno ai suoi interessi, facendoli diventare interessi e garanzie per tanti. Oggi queste condizioni sembrano non esserci più, ma il centro sinistra, tutto concentrato contro il centro nazione, pare non accorgersene, o meglio, una parte del partito di governo non vuole supportare questa prospettiva, che porta con sé, per fortuna, quel cambiamento delle regole e della struttura del paese che anni di coalizioni più o meno forzate non sono riusciti neppure ad avviare, condannando il paese alla inerzia dolosa di equilibri precari, che, per accontentare tutti, non cambiavano nulla.

Ma questo non c’entra, non è questo il tema in discussione, anche se all’apparenza le motivazioni dei contrasti sono sui contenuti del cambiamento.

Non è così.

Il tema è l’attacco a una persona, il Presidente del Consiglio, e ad una concezione di governo che passa attraverso gli inevitabili compromessi e accordi trasversali, soprattutto in tema di riforme istituzionali e di leggi generali, come la legge elettorale.

Per tornare ad una supposta purezza teorica, che forse non produce effetti concreti, ma salva l’anima da cedimenti ritenuti dannosi, non al paese, anzi, ma ai propri ideali che guardano indietro e che non si accorgono che il paese è cambiato e la società sempre più disgregata e bisognosa in tutte le sue componenti di cambiamenti profondi.

Io sono rimasto sbalordito a sentire lo slogan dello sciopero degli insegnanti, fondato sulla “libertà di insegnamento”, come se questa non ci fosse già, forse in misura eccessiva.

Si rivendica il ruolo del parlamento, ma quale parlamento? Quello dei 5 Stelle, o della Lega, che sono di fatto fuori da una logica parlamentare? O quello di SEL, che vorrebbe tornare a equilibri oggi impossibili? O a quello propugnato da Landini, che si oppone a tutto in nome di interessi di parte ed equilibri impossibili perché costruiti su una sola componente della società, per di più sempre meno determinante? Per non parlare di Brunetta, che costituisce da solo una categoria a parte.

Sarà, ma occorre, mai come in questo momento, far sentire la nostra voce per rivendicare un confronto vero sugli interessi generali del paese, e non di qualche singolo componente o parte, avvinghiati al proprio temporaneo potere di interdizione e di sopravvivenza.

Altrimenti si rompe tutto e si ricomincia, dopo aver diviso il paese ancora di più.

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Inserito il:26/04/2015 15:38:03
Ultimo aggiornamento:11/05/2015 20:00:36
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