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Aggiornato al 22/01/2019

Pamela J. Crook (Cheltenham, UK, 1945 - ) - Big City

 

In nome del popolo

di Gianni Di Quattro

 

Ormai tutti propongono e parlano per conto di, dicono di fare gli interessi esclusivi di, si battono furiosamente per. In nome del popolo dicono. Il popolo che a sua insaputa non è mai stato così popolare.

Come sta scritto in tutte le aule dei tribunali dove la magistratura spesso interpreta le leggi nel senso più liberale per incomprensione o paura o ancora, più probabilmente, per far capire che in tutti i settori, e persino nel mondo del lavoro, il potere lo gestisce lei e che solo a lei spetta la visione della società e la sua regolazione. Inoltre, pospone o stabilisce priorità nei processi in relazione al suo carico di lavoro, ma alcuni dicono anche in funzione di eventi pubblici che possono o meno dare risonanza alle sue azioni, persegue, quando ritiene di riscontrarlo, qualche reato avvisando più o meno pubblicamente l’interessato approfittando del fatto che secondo la legge l’azione penale è obbligatoria, prescinde dal tempo in cui viene accertata e spetta alla magistratura di gestire le indagini attraverso la polizia giudiziaria che a lei risponde. In nome del popolo sempre.

I partiti con diversi accenti e sfumature raccontano quello che serve al popolo o quello che loro pensano serva al popolo tra ali di gente entusiasta che non smette di applaudire. I partiti lo raccontano o prima delle elezioni per cercare voti o dopo perché in opposizione a qualche partito che sta governando e che va rimproverato e soprattutto ostacolato sempre in nome del popolo. Naturalmente quando i partiti che proclamano cose in nome del popolo vanno al governo fanno cose diverse e spiegano che purtroppo è colpa delle situazioni che le opposizioni hanno lasciato o colpa della situazione legislativa del paese ingarbugliata e della burocrazia dominante. Sempre in nome del popolo che intanto continua ad applaudire, ma che forse non sa più perché e a chi e lo fa solo quando sente gridare. Perché chi alza la voce dà sicurezza come succede ai bambini quando devono attraversare una stanza al buio e chiedono alla mamma di parlare a voce alta.

Il popolo applaude sempre e se smette di farlo verso qualche leader o qualche partito è perché lo fa verso un altro leader e un altro partito magari dicendosi irritato dai precedenti leader che aveva applaudito. In altri termini, il popolo si irrita perché intuisce che viene maltrattato ma ha bisogno di applaudire. Una situazione psicologica che probabilmente interessò lo stesso Freud quando inventò la psicanalisi, solo che purtroppo il popolo non si può psicoanalizzare (anche se molti continuano a provarci).

Ma in nome del popolo parlano i grandi e anche i piccoli giornalisti e persino quelli che fanno finta di esserlo, perché magari hanno frequentato nel passato e per caso una redazione senza avere imparato molto soprattutto sul piano deontologico e senza avere acquisito meriti ed esperienze se non la spudoratezza di sapere dire e vantarsi di averne fatto parte.

In nome del popolo parlano tutte le istituzioni del paese a tutti i livelli, tronfie del loro potere e dei loro privilegi che ricordano quelli di cui godono i poteri burocratici di tutte le dittature passate e presenti, a prescindere dal colore politico (anche perché le dittature per la verità non hanno colore e sono tutte nere pur se espongono bandiere apparentemente diverse).

In nome di qualche loro Dio ma nell’interesse del popolo predicano le religioni. Infatti si preoccupano del futuro nell’eternità del popolo e per questo lo invitano a seguire riti, comportamenti e condizioni di vita. Naturalmente chiedono anche contributi e cercano di condizionare la vita di tutti, a fin di bene dicono.

In nome del popolo insomma parlano tutti al bar, nelle aziende dove si disegnano piani aggressivi di marketing, nelle comunità internazionali e nei centri di affari globalizzati, nelle fiere di paese o nelle grandi mostre mondiali. Il popolo sembra essere al centro degli interessi di tanti, quelli che vogliono vendere, comandare, condizionare, aiutare, vincere o perdere, cambiare o conservare, accumulare o sperperare.

In nome del popolo, una espressione magica, un apriti sesamo declinato in tanti modi ma spesso, molto spesso e si potrebbe dire il più delle volte non nell’interesse vero del popolo.

 

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Inserito il:25/10/2017 23:40:01
Ultimo aggiornamento:25/10/2017 23:44:13
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