Aggiornato al 27/01/2023

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Joe Bourne (from Tucson, AZ - United States) - Venus and Mars

 

Gli americani vengono da Marte, gli europei da Venere; e comunque “fuck Europe”

di Achille De Tommaso

 

C’era un tempo in cui l’Europa, preferiva la negoziazione, piuttosto che la guerra, per risolvere gli attriti geopolitici; ma questo la mise in attrito con gli USA. Nel suo saggio “Power and Weakness” ( (1) si veda qui la recensione di Hoover) l’analista politico Robert Kagan, analizzava, vent’anni fa, la strana amicizia tra USA e EU”. Infatti, allora, sempre più gruppi di riflessione suggerivano che il modo migliore per sanare la spaccatura nelle relazioni tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti fosse che i due partner transatlantici smettessero di fingere di essere ottimi amici, perché le differenze di visioni politiche erano fondamentalmente diverse.

***

Gli Stati Uniti sono l’esempio per eccellenza di hard power – affermava Kagan - in quanto superpotenza militarmente forte, la cui politica estera è caratterizzata dal frequente uso della forza, dall’abituale ricorso ad azioni unilaterali e dalla preferenza per politiche di coercizione, piuttosto che per iniziative diplomatiche e tentativi di negoziazione. L’Unione Europea è, invece, il prototipo del soft power, una potenza prettamente economica e normativa, paladina del multilateralismo, e acuta negoziatrice all’interno di realtà bilaterali o internazionali. La politica estera dell’UE, espressione del coordinamento e della convergenza di 27 diversi interessi e realtà statali, ha da sempre prediletto l’utilizzo di strumenti economici, come le sanzioni, o commerciali, come l’accesso al mercato unico europeo, all’uso militare; limitando quest’ultimo ad azioni umanitarie, missioni di peacekeeping e peace-building, per il consolidamento e mantenimento della pace”.

Robert Kagan stampò allora, questi concetti, anche in un articolo pubblicato dall'European Policy Centre con sede a Bruxelles, in cui affermava: “Il presidente Bush sta compiendo un nobile sforzo per rimettere insieme la sfilacciata alleanza, ma il fatto è che europei e americani non condividono più una visione comune del mondo. “Sulle principali questioni strategiche e internazionali oggi, gli americani vengono da Marte e gli europei da Venere; sono d'accordo su poco e si capiscono ancora meno”, aggiungeva. In pratica affermava che l'UE difende regolarmente l'idea di un mondo in cui vi sia lo stato di diritto piuttosto che la pura forza bruta.  Mentre gli Stati Uniti, con il loro massiccio budget per la difesa, e la capacità di lanciare operazioni militari in tutto il mondo, vedono il mondo come un luogo dove l'unico modo per affrontare i problemi internazionali sia il mostrare chi comanda; con la forza militare. Kagan accusava anche gli europei di essere in qualche modo falsi quando criticavano questo tipo di unilateralismo statunitense.  

Nella pratica ciò portò a una situazione in cui Washington considerava gli Stati membri dell'UE come "fastidiosi, irrilevanti, ingenui e ingrati", mentre l'Unione Europea vedeva gli Stati Uniti come un prepotente "colosso canaglia".

E Kagan non era il solo a sottolineare questa differenza di vedute. Anche Steven Everts, del Centre for European Reform di Londra, sollevava la questione del fondamentale divario ideologico tra Europa e Washington. Nel suo articolo su EU Foreign Policy, From “Bystander to Actor” scriveva: "L'Europa dovrebbe resistere alla prepotenza delle superpotenze e sviluppare il proprio approccio distintivo alla politica estera". E Kirsty Hughes, membro anziano del Centre for European Policy Studies con sede a Bruxelles, concordava con Everts sul fatto che il futuro dell'UE non risiede negli sforzi per imitare gli Stati Uniti. "La futura UE non sarà uno stato federale sul modello degli Stati Uniti, ma continuerà ad essere una combinazione di Stati Uniti e Nazioni Unite", affermava in un articolo pubblicato su European Voice.

Kagan, comunque, poi, concludeva, nel suo articolo: “Non esiste una cura per questa divergenza transatlantica; qualsiasi altra cosa facciamo, smettiamola di fingere di essere d'accordo."

I think-tank sembravano, quindi, abbastanza chiari sulla questione: la rottura tra Europa e USA può essere difficile da fare, ma a volte un accordo di divorzio maturo è molto meglio di un cattivo matrimonio. Non sapevano, i think-thank, che ci poteva essere una terza soluzione: che l’EU si asservisse, completamente, agli USA. Cosa che è avvenuta.

Questo accadeva vent’anni fa, infatti, quando l’Europa, pur alleata degli USA, pretendeva la sua indipendenza da essi; mettendo gli interessi europei come indubbiamente prioritari, per quel che la riguardava, rispetto a quelli degli USA.

E questo ci porta alla questione del “fuck Europe” (“che l’Europa si fotta”, scusate il termine, ma è traduzione letterale) e alla questione Ucraina; non a quella di oggi, ma a quella del 2014; dove gli Europei dissentivano con gli USA circa l’uso della forza per sedare le manifestazioni in essere in Ucraina, contro il presidente eletto.

Era infatti successo che, in una conversazione intercettata e pubblicata su YouTube, la funzionaria del dipartimento di stato Victoria Nuland rivelava le frustrazioni della Casa Bianca per la politica esitante dell'Europa nei confronti delle proteste che avvenivano in Ucraina, contro il presidente eletto.  La Nuland stava parlando con l'ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Geoffrey Pyatt.

Avvolgiamo un attimo il nastro e vediamo come stavano i fatti ucraini nel 2014:

Dopo la "rivoluzione arancione" del 2004 (alcuni dicono pilotata da USA e Europa; ma sicuramente con elezioni “burrascose”), l'Ucraina era rimasta impantanata da anni di corruzione, mancanza di crescita economica, svalutazione della moneta e impossibilità di ottenere finanziamenti sui mercati internazionali. Perciò il presidente eletto Janukovyč aveva cercato di stabilire relazioni più strette con l'Unione Europea e la Russia al fine di attrarre investimenti nel paese. Una di queste misure fu un tentativo di accordo di associazione con l'Unione Europea, che avrebbe fornito all'Ucraina sostegno economico in cambio di riforme, allo scopo di accrescere gli scambi commerciali; questo accordo però richiedeva di allentare i legami economici con la Russia. Janukovyč in un primo momento entrò in trattative con l'UE, ma infine si rifiutò di firmare e sospese le trattative perché preoccupato dalle misure UE di austerità ad esso collegate, e dalla minaccia russa di applicare sanzioni economiche.  Janukovyč firmò invece un accordo di cooperazione economica con la Russia, che scatenò proteste a Kiev (le manifestazioni "Euromaidan") e infine violenti scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Mentre le tensioni aumentavano, Janukovyč lasciò il Paese per non più tornarvi, stabilendosi in Russia.

A quel punto Viktoria Nuland, nel 2014, aveva ricevuto un incarico diplomatico in Ucraina, nel tentativo degli USA di realizzare un piano per dirimere la crisi politica e civile che si era scatenata.  Il piano di uscita dalla crisi, secondo gli auspici di tutti, doveva raccogliere il consenso delle istituzioni politiche ucraine, dei protestanti scesi in piazza, e, formalmente, quello della Russia di Vladimir Putin. Ma, nella realtà, la compagine politica ucraina fu decisa solo dagli USA. Il 4 febbraio 2014 fu infatti pubblicata su YouTube la registrazione, (fatta di straforo, ma autentica) di una telefonata tra Victoria Nuland e l'ambasciatore statunitense in Ucraina, Geoffrey Pyatt, avvenuta il 28 gennaio 2014. Nel corso della loro conversazione telefonica, la Nuland comunicava a Pyatt che, dopo aver esaminato i tre candidati dell'opposizione, alla carica di Primo Ministro dell'Ucraina, il Dipartimento di Stato USA aveva selezionato Arseniy Yatsenyuk". Poiché l’ambasciatore le fece presente che con la caduta di Janukovic la UE avrebbe insistito per un ruolo di primo ministro di un certo Vitali Klitschko, sostenuto in primis dalla Germania, generò imbarazzo diplomatico l'esclamazione della Nuland: "fuck EU", che manifestava l'intenzione americana di tenere ai margini l'Unione europea nella ricerca di una soluzione alla crisi ucraina. Con questa telefonata la Nuland, in pratica, aveva sostenuto un cambio di regime che facesse comodo agli USA, e voleva che il politico ucraino Arseniy Yatsenyuk diventasse primo ministro nel nuovo governo, cosa che poi è avvenuta. Per inciso, il 12 febbraio 2015 viene sottoscritto dal cosiddetto “Quartetto normanno” – Hollande, Merkel, Putin e Porošenko l’accordo di pace di Misk2, mai mantenuto poi da Kiev. Ma tant’è, la stessa Merkel, pochi giorni fa, ha definito questo accordo una farsa per dare tempo all’Ucraina di prepararsi alla guerra di oggi.

Alla faccia della sovranità e del non coinvolgimento diretto nella politica di altri paesi.

RIFERIMENTI

  1. https://www.hoover.org/research/power-and-weakness
  2. https://www.politico.eu/article/time-to-face-reality-americans-come-from-mars-europeans-are-from-venus/
  3. https://www.theguardian.com/world/2014/feb/07/angela-merkel-victoria-nuland-eu-unacceptable
  4. http://www.geopoliticalcenter.com/attualita/ucraina-victoria-nuland-al-telefono-fuck-the-europe/
  5. https://www.hikmasummit.com/archive/us-eurelations
  6. https://www.farodiroma.it/per-angela-merkel-gli-accordi-di-minsk-furono-un-tentativo-di-dare-tempo-allucraina-a-puccio/

 

Inserito il:24/01/2023 16:03:12
Ultimo aggiornamento:24/01/2023 16:10:45
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