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Aggiornato al 22/01/2019

Gerardo Dottori (Perugia, 1884 - 1977) - Ritratto del Duce (1933)

 

Di Maio, come Mussolini?

di Tito Giraudo

 

Non vorrei scandalizzare i pochi nostalgici del fascismo, viventi. Tra l’uno e l’altro, anche perché non vorrei che il “mat” di Predappio mi apparisse in sonno, le analogie non sono certo personali ma esistono, a mio parere, analogie storiche tra i due movimenti delle origini.

Ho promesso a uno dei miei otto lettori, sapendo che faccio un dispetto ad un altro che di rimandi storici non vuol sentire parlare, una disanima sulle analogie storiche tra il momento che viviamo e il triennio che andò dal 1919 al 1921. Di conseguenza capire le somiglianze tra i movimenti e i Partiti, odierni e di allora.

Tenterò di non farlo con la stessa superficialità con cui si cimentano in questi giorni vari esponenti, non solo politici ma ahimè anche giornalisti e intellettuali.

Esaminiamo i due contesti storici.

Nel 1919 ci furono le elezioni politiche, sistema proporzionale puro, vinsero socialisti e popolari, persero i liberali che avevano fino ad allora dominato la scena politica.

Persero malamente anche i socialisti dell’USI. Turati aspettava che lo cacciassero dal Partito e quindi coloro che avevano seguito Bissolati e Bonomi dopo che furono espulsi nel ‘12, fondarono appunto l’Unione Socialisti italiani che prese una manciatina di voti, così come gli appena nati Fascisti mussoliniani.

Ora, tutti critichiamo i socialisti e i cattolici che non seppero fare un compromesso, senza tenere conto che i Socialisti erano dei massimalisti mangiapreti che volevano fare la rivoluzione e i cattolici, pur contando su una base di tipo popolare e progressista, erano fortemente condizionati dai notabili e soprattutto dalla Chiesa che per ovvi motivi temeva il marxismo ateo che aveva spazzato via le religioni in Russia.

Lasciamo stare le ideologie, ma a ben vedere si trattava di populismo socialista e populismo cattolico. In netta minoranza allora, i riformisti socialisti e per la prima volta i riformisti liberali di Giolitti. (Analogia con il Nazzareno?)

Fu in questo contesto che l’appena nato Movimento fascista si sviluppò.

Quali possono essere le somiglianze tra il Movimento fascista delle origini e i Grillini?

A ben vedere ce ne sono parecchie.

Entrambi i movimenti hanno un’origine di sinistra. Al di là del momento fondativo, che vide, oltre ai mussoliniani, nella sala di Piazza S. Sepolcro a Milano, una compagnia abbastanza eterogenea che andava dai futuristi di Marinetti, a tutta la galassia della sinistra nazionalista e interventista.

Per la verità, quella giornata sarà enfatizzata a posteriori perché i convenuti, che inizialmente dovevano riempire un teatro, optarono per una sala più ridotta.

Un altro punto in comune tra i due Movimenti, è il superamento dei vecchi steccati politico ideologici:

« Noi, ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente »

Questo un periodo del discorso di Mussolini in quella giornata e, a parte il superamento dell’illegalità che i padrini magistrati dei pentastellati non avrebbero mai permesso, ha molte analogie con i discorsi, né di destra, né di sinistra fatti da di Maio.

Anche i tempi del consolidamento dei due Movimenti non son poi molto diversi.

I 5Stelle hanno un’incubazione di qualche anno. Beppe Grillo veniva considerato alla stregua degli altri comici che ebbero un effimero successo con l’antiberlusconismo. Quello che fece la differenza, fu l’allargamento alla politica in generale, cavalcando le inchieste giornalistiche anti casta.

Per un certo tempo si trattò di spettacoli che, dato il loro successo, saranno svolti in spazi sempre più grandi.

Credo però che il vero salto nella politica attiva, sia stato l’incontro con Casaleggio e quindi la presa d’atto dell’importanza che la rete e i social stavano rappresentando anche nel consenso e dissenso politico.

L’incubazione del Fascismo, parte dalla svolta interventista del Mussolini direttore dell’Avanti, la relativa cacciata dal Partito e la fondazione di un giornale tutto suo: il Popolo d’Italia.

Mussolini, è sicuramente un politico ma anche un valente giornalista. Per un certo tempo pare indeciso tra le due vocazioni. Soprattutto diventato un tattico prudente. L’insuccesso elettorale del Movimento nelle elezioni politiche gli indica che la strada è impervia.

I 5Stelle, viceversa non faticano ad avere nelle elezioni del 2013 un successo insperato, anche se in questo ampiamente aiutati dai nuovi media che rischiando di rimanere orfani di Berlusconi se la sono presa con Renzi e il PD. La polemica anti casta si fa sempre più virulenta, si crea soprattutto una saldatura tra una certa intellighenzia di sinistra, residuale agli intellettuali organici del PCI e quel mondo fru, fru, di giornalisti, attori, cantanti che si dichiarano progressisti e di sinistra, gente che magari evade il fisco a go, go, ma che a chiacchiere rivaleggiano con i colleghi Hollywoodiani.

La svolta del Fascismo si chiama: squadrismo. Svolta che avrebbe dovuto isolare il nuovo movimento e invece lo rende popolare. Il biennio rosso, con il mito della rivoluzione russa da esportarsi in Italia, antepone alla violenza parolaia quella fisica del fascismo delle campagne, foraggiato dai latifondisti ma, occorre dire, aiutato dagli errori del movimento cooperativo e socialista massimalista che tendeva a difendere solo i braccianti rossi, anche contro i mezzadri e i piccoli proprietari, categorie che in Russia saranno praticamente sterminate.

Nei 5Stelle, la violenza è naturalmente solo verbale. Lo slogan principale è il vaffa di Grillo ma si somma con quella violenza giudiziaria che ha sterminato i Partiti della prima Repubblica.

Naturalmente gli atteggiamenti violenti, sia dello squadrismo che del radicalismo dei 5Stelle, alla lunga non portano da nessuna parte.

Se ne accorge Mussolini. Il Movimento è profondamente diviso tra Fascismo provinciale e quello delle città industriali. Il gruppo dirigente è a Milano, dove ha sede il Popolo d’Italia.

Mussolini comprende che se lo squadrismo ha dato visibilità in tempi in cui la violenza è trasversale, sa anche che non andrà lontano se non fa dei compromessi, anche ideologici. Propone quindi la trasformazione del movimento in Partito che, via, via, perderà anche le caratteristiche di classe. Il suo giornale non sarà solo più per i lavoratori, ma anche per i produttori.

Va detto che in questa sua battaglia contro lo squadrismo, Mussolini rischiò di perdere la leadership, perché i Ras squadristi in quel momento erano forti e agguerriti.

Lo stesso opportunismo lo si può notare pure nei 5Stelle, prima, solo per motivi prettamente elettorali, cavalcano il populismo leghista e dell’estrema sinistra, non solo sull’immigrazione, ma anche sui temi economici e sociali e quindi con la totale opposizione alle riforme renziane. Il che la dice lunga sul riformismo e la modernità del Movimento.

Mussolini vince la battaglia (anche se sarà per lungo tempo una spina nel fianco) con lo squadrismo, l’ideologia fascista diventa sempre più interclassista. Il tanto odiato Giolitti, l’uomo di Dronero, diventa improvvisamente un partner, quindi i fascisti partecipano al listone liberale entrando finalmente in Parlamento.

Quello che è successo dopo, la Marcia su Roma, il primo Governo Mussolini, fino al delitto Matteotti (sarà interessante parlarne), non hanno nulla a che vedere con quello che accadrà ai Grillini.

Comunque, anche loro appaiono divisi tra una corrente radicale e una governativa ma l’analogia si ferma a questo. Anche perché Di Maio non è Benito Mussolini…..anche se qualche volta penso che ci faccia un pensierino. Anche lui, come chi scrive, ha un padre fascista, ma anche per noi le analogie si fermano qui.

 

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Inserito il:30/04/2018 19:24:43
Ultimo aggiornamento:30/04/2018 21:14:31
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