Aggiornato al 29/08/2025

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

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Cosa ci attendiamo dopo i fatti di agosto?

di Bruno Lamborghini

 

In pochi giorni di agosto si sono concentrati importanti eventi geopolitici che hanno aperto molte aspettative, peraltro rapidamente deluse:

- l’incontro col tappeto rosso tra Trump e Putin ad Anchorage che puntava alto, di fatto ha prodotto solo la riabilitazione di Putin in Occidente da parte di Trump, un successo che Putin intende utilizzare a suo vantaggio

- l’immediata visita dei “volonterosi” europei da Trump a Washington con Zelensky per ascoltare quanto si erano detti i due “grandi”, ha visto una maggiore coesione da parte europea alla ricerca di una intesa, forse troppo asservita a Trump, per un impegno comune in Ucraina, peraltro con la conferma della volontà di Trump di svolgere un minore ruolo, affermando che l’Ucraina è un “problema europeo”

- Trump ha spinto per un incontro trilaterale o meglio bilaterale tra Putin e Zelensky, ma successivamente è tornato a criticare Zelensky perché non accetta almeno in parte quanto vuole Putin. In realtà Trump sembra interessato solo a rafforzare i suoi rapporti con Putin, al di là dell’Ucraina

- Putin ha fatto approvare dalla Duma russa un piano per il proseguimento dell’”operazione militare” in Ucraina per i prossimi 18 mesi cioè sino alla fine del 2026. Questo conferma che Putin non ha alcuna intenzione di arrivare ad un cessate il fuoco o alla pace, ma al contrario intende procedere nella conquista di nuovi territori, aumentare i bombardamenti sull’Ucraina e indebolire Zelensky

- ha preso spazio l’idea (proposta da Meloni) di un articolo 5 Nato like, cioè di creare extra Nato, da parte di alcuni paesi europei, un ombrello di sicurezza in caso di attacco russo all’ intera Ucraina, al termine del conflitto od anche prima, accanto od in alternativa ad una presenza militare europea di peacekeeping, ma l’attuazione operativa di tali proposte appare oggetto di incertezza e posizioni divergenti

- si è raggiunto un accordo UE per il 15% dei dazi USA sull’export europeo con ancora poco chiare varianti settoriali, peraltro senza ancora un confronto a livello dei singoli paesi e di fatto accettando passivamente quanto veniva posto da Trump, per timore di dazi più alti. In realtà, nell’accordo Trump ha imposto anche l’acquisto di gas liquefatto USA per $700 miliardi in un triennio e investimenti europei in USA per $550 miliardi

- mentre si aggrava a Gaza la carestia per mancanza di cibo, Netanyahu ha deciso di occupare militarmente Gaza City e di costringere i suoi abitanti ad abbandonare il territorio per andare a sud o meglio via da Gaza. Questa decisione di fatto chiude la porta a negoziati con Hamas

- Draghi è intervenuto al meeting CL di Rimini riaccentuando gli attacchi all’inerzia dell’Europa con l’”evaporazione dell’illusione europea” di svolgere ancora un ruolo di potenza internazionale per il suo grande mercato di 450 milioni di consumatori, ma senza potere politico, tanto da doversi rassegnare ai dazi imposti dal partner USA. Le possibili vie d’uscita forse sarebbero quelle già indicate da Draghi nel suo Rapporto sul rilancio della competitività, ma per ora improbabili.

Partendo dagli eventi di agosto ci possiamo chiedere quali possano essere le prospettive più probabili, anche se molto incerte, nei diversi fronti non solo di guerra:

1. Altamente improbabile appare l’incontro Putin Zelensky o comunque una base di possibili negoziati per una precisa volontà di Putin di proseguire l’”operazione militare speciale” e conquistare nuovi spazi al fine anche di mettere in crisi il governo Zelensky e porre in discussione il futuro dell’Ucraina.

2. Il conflitto quindi appare destinato a continuare per diverso tempo con il continuo rimpiazzo di nuove truppe russe via nuove leve e arruolamento di combattenti stranieri oltre all’intensificazione degli attacchi droni/missili sulle città ucraine. Va considerato che la Russia di Putin è ormai divenuto un paese interamente bellico e difficilmente, anche se indebolito, può cessare la guerra. Ci si può chiedere quanto potrà resistere l’esercito ucraino in specie se viene meno o si riduce il sostegno americano e aumentano le incertezze europee, ma prosegue la straordinaria resistenza ucraina.

3. Ci si chiede come potrà svilupparsi la garanzia della sicurezza in Ucraina proposta dagli europei da attuare durante o dopo la cessazione del conflitto, certamente riconfermando il necessario supporto americano per le reti di controllo aerospaziale. E’ necessaria una chiara consapevolezza in Europa del permanente stato di guerra.

4. Anche a Gaza l’intervento militare di Netanyahu appare destinato a proseguire nella occupazione/distruzione non breve di Gaza City e l’allontanamento forzato della popolazione, con l’appoggio di Trump ed il silenzio dei governi europei, arabi ed anche della Cina, in più la limitata opposizione della popolazione israeliana che chiede solo la liberazione degli ostaggi. Non è assolutamente chiaro cosa sarà della popolazione di Gaza con nuovi campi profughi a sud oppure verso altri paesi, secondo la lista che circola (Sudan e altri)? La politica di Netanyahu non appare trovare ostacoli come appare sempre più improbabile anche l’obiettivo della creazione dei due stati. 

5. L’accordo sui dazi e quanto altro è stato sottoscritto dalla Commissione sembra confermare una sostanziale accettazione da parte europea delle decisioni trumpiane, attuali e future, con effetti negativi sullo sviluppo economico e innovativo. Al contrario, come auspicano alcuni, potrebbe costituire una decisa spinta a svegliarsi e a reagire, ponendo condizioni esplicite nel confronto con Trump per creare un efficace e paritario partenariato transatlantico o comunque una maggiore indipendenza. Nello stesso tempo il difficile contesto internazionale potrebbe spingere l’Europa a ripensare ed avviare una concreta politica industriale e tecnologica a base europea, anche tenendo conto delle maggiori spese per la difesa come acceleratore dell’industria europea. E’ forse l’ultima possibilità per non “evaporare” definitivamente, come dice Draghi, l’Unione Europea e non accelerare la sua decadenza nel quadro disegnato da Trump del consolidamento delle tre potenze mondiali.

Quindi, gli eventi di agosto non sembrano lasciare spazio a prospettive favorevoli, in gran parte dovute all’alternarsi delle continue quotidiane scelte e ripensamenti di Trump, ma non solo, anche perché noi europei offriamo il nostro contributo ad alimentare incertezze e confusione.

Non ci resta che concludere con quanto scritto nel suo ottimo articolo da Achille (I tre tempi e l’ombra della guerra in Ucraina), citando i tre volti/destini dei tempi secondo i greci: ”senza il coraggio di afferrare Kairos (le opportunità) Chronos  (la guerra) continuerà a durare senza tregua” e noi non ci chiediamo mai con Aion il perché.

 

Inserito il:27/08/2025 10:16:29
Ultimo aggiornamento:27/08/2025 10:22:26
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