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Aggiornato al 21/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

George Caleb Bingham (Augusta County, Virginia, 1811 – Kansas City, 1879) – Stump Speaking (1854)

 

Una buona politica per il futuro? la formazione è la chiave

di Gianni Di Quattro

 

Nel nostro paese, ma non solo, è sotto gli occhi di tutti la mediocrità della classe dirigente politica, cioè di quelle persone che hanno il compito di gestire la comunità nazionale e, nello stesso tempo, di scegliere quella visione del futuro da coltivare che può consentire di fare progetti, di pensare a come saremo, di aiutare tutti a intraprendere la strada, la professione, il cammino giusti per la nostra vita.

La democrazia è un regime che ha avuto una vita lunghissima e che a partire da dopo la seconda guerra mondiale è stato sottoposto a degli stress incredibili a causa della accelerazione del fenomeno del cambiamento. La lunga pace nel mondo occidentale, gli scambi tra i vari paesi, lo sviluppo della tecnologia e di internet in particolare, la globalizzazione finanziaria e culturale hanno accentuato il logorio del regime democratico in tutto il mondo.

Ed allora sono nati fenomeni socialmente inevitabili da una parte e pericolosi dall’altra perché tutti orientati al prevalere di una persona o comunque di poche persone, che hanno cancellato la parola leader, simbolo della collettività e della democrazia, a favore della parola capo. Il populismo per esempio è un fenomeno antico ed era già presente nel socialismo e nel fascismo del secolo passato, vie riconosciute verso forme di dittatura e di tirannia anche abbastanza violente. E così molti altri concetti che di questi tempi stanno andando o ritornando di moda come il sovranismo, forma moderna della antica autarchia mischiata ad una cultura orientata all’esaltazione del più forte e al potere concentrato nelle mani di uno o di pochi, o il bilateralismo o il dirigismo o la repressione culturale.

La verità in definitiva è che la democrazia per funzionare bene ha bisogno di protagonisti di valore, non solo onesti e leali, ma con la capacità di progettare il futuro nell’interesse della comunità tutta. E questi protagonisti mano a mano sono venuti meno per il degrado culturale generale, per il prevalere dell’edonismo e dell’egoismo, per il decadere di valori che avevano guidato nel passato a favore del prato verde dove ciascuno è libero di fare ogni tentativo, anche criminale, pur di prevalere, di primeggiare, di vincere, come se nella vita solo questo avesse significato e importasse.

La classe politica nel passato era selezionata attraverso i partiti che avevano anche scuole efficienti naturalmente di parte, ma contribuivano a dare conoscenza e consentivano a tutti coloro che facevano politica di affrontare il lavoro parlamentare o addirittura governativo con una certa sicurezza magari validata anche da esperienza presso enti periferici che gli stessi partiti si preoccupavano di programmare. In altri termini c’era un sistema non certamente perfetto, non obbiettivo, ma moderatamente valido e che poteva garantire una classe politica compresa dei propri compiti istituzionali e preparata.

Tutto questo è stato cancellato dal decadere dei partiti tradizionali, dalla loro scomparsa nella maggior parte dei casi e dal sorgere di movimenti e partiti che acquisiscono il consenso e prospettano i loro intendimenti attraverso internet o altre forme di comunicazione. Evidentemente il ruolo di questi nuovi politici nella maggior parte dei casi e salvo eccezioni è di minor valore rispetto al passato, da loro si pretende ubbidienza e rispetto delle regole del movimento o partito in cambio di collocazioni e ruoli prestigiosi e importanti.

Tuttavia questo stato di cose non può rappresentare un modello da consolidare perché è la via più veloce per la dittatura o la democrazia illiberale per dirla con un termine dolce oggi molto usato per non spaventare. Infatti, la classe politica non può essere rappresentata da migliaia di persone senza competenze e senza autonomie agli ordini di un piccolo gruppo di comandanti che in cambio ricompensano con danari e prestigio formale (anche se inutile).

Per la verità si cerca di creare teorie fantasiose con l’intendimento di gratificare la classe politica da un lato e di spiegare dall’altro ai cittadini che tutti siamo uguali e tutti possiamo fare tutto a prescindere da quello che conosciamo o che siamo in grado di conoscere. Per esempio la teoria di uno vale uno e che consente a chi non è capace o non sa, di dire che può fare qualsiasi cosa, persino il Ministro o di più, perché tutti lo possono fare.

La strada per un futuro più preparato umanamente e culturalmente è certamente la formazione. La democrazia deve investire nella formazione e sarebbe interessante se a livello accademico si prendessero iniziative didattiche per formare coloro che vogliono intraprendere carriera politica. Perché la carriera politica a questo punto diventa in questo modernismo e in questa situazione culturale e sociale una carriera come altre, come qualsiasi altra di natura professionale ad esempio.

Per la verità ci sarebbe spazio anche per iniziative private o miste in questo campo che può essere molto importante nel futuro. Dopo la seconda guerra mondiale per favorire lo sviluppo del paese nacquero scuole di formazione professionale che svolsero una funzione fondamentale per favorire quello che poi fortunatamente è successo nel nostro paese, esempi illustri IPSOA di Torino o l’ISIDA di Palermo.

Ora è giunto il momento per iniziative di questo tipo rivolte alla pubblica amministrazione se vogliamo sostenere la democrazia e fortificarla nel futuro, non ci sono altre possibilità. E veramente non si capisce come una miriade di attenti osservatori e come lo stesso mondo accademico non recepisca e non dibatta questo tema, cosa che non si può più chiedere alla classe politica che sarebbe restia a vedere collocare un ostacolo sul suo cammino.

In altri termini, è giunto il momento di prendere qualche iniziativa per sostenere la democrazia e il buon governo, per consentire l’alternanza partitica senza pregiudizio, sull’esempio di alcuni esempi importanti come ad esempio quello francese con l’istituto dell’ENA. Oggi forse non basta un solo istituto, il mondo è più complesso e vario e la formazione richiede specializzazioni culturali e metodologiche di valore. Non ci sono tante strade per sostenere la democrazia, ma questa è, secondo me, la migliore, la più produttiva ed efficace e forse anche la meno traumatica e la più veloce.

 

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Inserito il:13/11/2018 18:19:44
Ultimo aggiornamento:13/11/2018 18:27:28
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