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Aggiornato al 16/01/2019

Claudio Arezzo di Trifiletti (Catania, Contemporaneo) - Gridiamo in silenzio per ritrovare l’inizio

 

Destra, Sinistra e Casa Pound

di Tito Giraudo

 

Per caso, ho assistito ad un dibattito televisivo tra il direttore di Libero e l’ineffabile Roberto Speranza, il quasi leader di MDP.

Probabilmente, conoscendo i partecipanti, non credo mi sarei soffermato ad ascoltarli.

Libero, ha preso una deriva che non condivido e Speranza, non ritengo abbia uno spessore tale da costringermi all’attenzione. Tuttavia……

Tuttavia, dato che dibattevano sul superamento della Destra e della Sinistra, ho prestato attenzione.

Naturalmente Speranza difendeva a spada tratta il concetto di sinistra e la sua attualità. Parlando delle elezioni municipali di Ostia è uscito con il ba-bau: Casa Pound, e quindi dell’ipotetica emergenza democratica.

Prescindendo dal fatto che è risibile che politici come Speranza non sappiano che da sempre Roma è città destrorsa. Destrorsa intesa come partiti e movimenti che rivendicano la cultura di destra e non solo quella dei ragazzotti nostalgici dei fascismi. Strumentalizzare la testata di uno come Spada per fini moralistico-elettorali mi sembra ridicolo. Comunque, avendoci fatto l’abitudine non è questo che mi ha particolarmente colpito.

E’stata la risposta del direttore di Libero che mi ha indotto nel non fare zapping e guardare “Un sacco bello” del bravissimo Verdone su un canale concorrente.

Pietro Senaldi di Libero, ha chiesto a Speranza se, secondo lui, Casa Pound fosse un movimento di destra o di Sinistra. Penso che il Direttore di Libero conoscendo il suo pollo volesse promuovere un dibattito storico, facendo in tempo però a dire che secondo lui, a ben vedere, fossero più gli elementi di sinistra nell’ideologia dei ragazzotti che non quelli della Destra nostalgica romana.

Stoppati dalla conduttrice causa: “consigli per gli acquisti”, siamo stati rimandati alla ripresa dove i due potevano continuare a duellare.

Incredibilmente, la ripresa ha visto Speranza e Senaldi brillare per la loro assenza e quindi un argomento che si profilava interessante è sparito improvvisamente.

Forse la conduttrice della 7, più astuta di Speranza, ma certo di sinistra come lui, ha voluto evitare un confronto la cui piega era foriera di sorprese per le vestali del sinistrismo antifascista e antistorico.

Io non posso rimediare, dato che non ho la platea della 7. Tuttavia vorrei sviluppare l’interrogativo del Direttore di Libero.

Indubbiamente, se chiedete ai “Casapaundini” se sono di destra, vi risponderanno senza alcuna riflessione che lo sono, anzi che sono di estrema destra per non confondersi con quella revisionista della Meloni anzi, vi diranno che sono rivoluzionari fascisti, del primo fascismo per intenderci, e qui casca l’asino, anzi gli asini perché né Speranza, tantomeno i ragazzotti, sanno che il primo fascismo fu molto più di sinistra che non di destra; sufficiente leggersi il programma di Piazza S. Sepolcro data ufficiale della nascita di quel Movimento.

I “Casapaundini”, vi diranno ancora che sono razzisti, soprattutto antisemiti, ignari che un sacco di ebrei aderirono al primo fascismo e solo dopo il manifesto della razza si allontanarono dal Partito. In realtà, Mussolini fu razzista tardivo, un po’ per compiacere Hitler e un po’ perché nel frattempo si era inventata la mistica fascista che voleva rendere gli Italiani fieri delle loro imperiali origini romane.

Non sono quelli di Casa Pound che voglio indottrinare, so anche che una certa sinistra è sorda a qualsivoglia analisi storica sul fascismo.

Sono convinto però, che qualche cosa sta cambiando, dal momento che parte del PD e il suo segretario paiono meno manichei in proposito, perciò, dato che non è mai troppo tardi, inizierò a sviluppare una mia analisi che spererei foriera di un dibattito da parte almeno dei lettori di “Nel Futuro”.

Speranza, è un nostalgico della sinistra del Novecento, forse perché glie l’hanno solo raccontata ma non l’ha mai vissuta di persona dato la verde età. Quando cadde il muro aveva dieci anni e i pionieri comunisti frequentati da D’Alema si erano sciolti da anni. Normale, purtroppo, avere nostalgia di ciò che non si conosce se non per sentito dire da schiere di storici antifascisti e contemporaneamente estimatori di Robespierre e dei Giacobini.

Non sono molti i Paesi governati dalla sinistra: ormai in questa fase politica, nemmeno la sinistra riformista e democratica, anch’essa erede del Novecento, gode delle simpatie degli elettorati in giro per il mondo. Esiste però un immenso Paese: la Cina, dove la sua classe dirigente si dichiara Comunista. Se il buon Speranza avesse letto il Mussolini di De Felice ma soprattutto si soffermasse ad analizzare il Comunismo cinese, troverebbe molte più analogie con i totalitarismi del secolo passato, che non con il marxismo immaginario e immaginato dei suoi sodali di Partito.

Un Partito Unico in un regime Capitalistico come quello cinese, secondo me è molto più simile al Fascismo mussoliniano che non all’immaginifico della sinistra.

Non stupitevi, ma i dirigenti cinesi sono arrivati alle idee mussoliniane con un ritardo quasi di un secolo. Si tratta di capire se Mussolini, quando ha trasformato il Movimento fascista in Partito politico, avesse ben chiara la strategia politico economica che avrebbe sviluppato. Personalmente io non lo credo.

L’uomo era intelligente, duttile e abile politicamente ma non era certamente un pensatore o un filosofo del pensiero politico.

Molti, e io con loro, sostengono che fu un fine opportunista che cavalcò l’onda della storia. Tuttavia, il Fascismo, dalla nascita alla repubblica di Salò, contiene numerosi elementi tipici della cultura socialista, con una concezione di “Stato regolatore” fortemente protagonista, ponendo il Partito sopra le classi. Ciò a ben vedere è l’approdo di quello che oggi rimane del Socialismo reale nato un secolo fa dalla Rivoluzione d’Ottobre.

Approdo, che se per nostra disgrazia in Italia giungesse dopo una non impossibile alleanza post elettorale di una sinistra unita con i Grillini, sarebbe la dimostrazione che il peggio non ha limiti e la storia poco insegna.

Comunque non è di questo che voglio parlare, ma delle analogie tra fascismo e cultura di sinistra, che non con le culture delle destre classiche e liberali.

Ancora una volta apro il dibattito, non per il gusto del passato ma per le somiglianze con l’oggi.

 

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Inserito il:16/11/2017 18:49:58
Ultimo aggiornamento:16/11/2017 18:56:22
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