Aggiornato al 19/02/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale

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Guida alle correnti della magistratura (e perché votare SI)

di Achille De Tommaso

 

Provo, con spirito quasi socratico, a leggere i nomi delle correnti della magistratura come si leggerebbero testi fondativi, per comprendere se un magistrato che non vi aderisce debba considerarsi – per definizione – contrario ai princìpi evocati nel loro stesso nome.

Mi spiego meglio. Ho individuato sette correnti magistratuali. Ciascuna si caratterizza per uno o più valori dichiarati nel proprio nome: autonomia, indipendenza, democrazia, professionalità. Sono denominazioni nobili, principi costituzionali che nessuno oserebbe contestare.

Eppure, una corrente esiste, per definizione, proprio per distinguere le posizioni dei magistrati che vi aderiscono da quelle delle altre sei. La domanda sorge allora spontanea, quasi imbarazzante nella sua semplicità: se una corrente incarna "l'autonomia", le altre sei sono contrarie all'autonomia? Se una rappresenta "la democrazia", le altre sono antidemocratiche? Se una custodisce "l'indipendenza", le altre sono asservite?

Naturalmente no. Sarebbe assurdo.

E allora perché esistono sette correnti che si appropriano, ciascuna, di valori universali che dovrebbero appartenere a tutti i magistrati per il solo fatto di indossare la toga?

La risposta è semplice e scomoda: le correnti non esistono per difendere principi, ma per conquistare potere. Il potere di nominare, promuovere, assegnare incarichi attraverso il controllo del Consiglio Superiore della Magistratura.

***

MAGISTRATURA INDIPENDENTE.

Analisi semantica: indipendente da chi? Dal potere politico? Ma l’indipendenza non è requisito costituzionale di tutti i magistrati? Se io non aderisco, a MI sono forse “magistratura dipendente”? E da cosa dipenderei, di grazia?

MAGISTRATURA DEMOCRATICA.

Esegesi minimale: democratica rispetto a chi? Esiste una corrente aristocratica, monarchica, oligarchica? O l’aggettivo segnala un orientamento culturale ben preciso, più politico che istituzionale?

AREA DEMOCRATICA PER LA GIUSTIZIA.

Qui si amplia il perimetro: non solo democratica, ma anche “per la giustizia”. Il dubbio esegetico sorge spontaneo: chi non aderisce è forse contro la giustizia?

UNITÀ PER LA COSTITUZIONE.

Unità rispetto a quali divisioni? E chi non è in questa corrente è disunito o, peggio, contro la Costituzione?

MOVIMENTO PER LA COSTITUZIONE.

Il “per” è esegeticamente interessante. Se sono fuori, sono “contro”? O semplicemente non ho scelto l’etichetta?

AUTONOMIA E INDIPENDENZA.

Ridondanza voluta o rafforzativa? E gli altri sarebbero per l’eteronomia e la dipendenza?

ARTICOLO 101.

Richiamo solenne alla norma che afferma che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. E chi non sta lì, a cosa sarebbe soggetto?

Conclusione esegetica: se ogni corrente si definisce “per” valori universali, il rischio è che il non aderente sembri “contro”. Forse basterebbe ricordare che quei princìpi appartengono all’intera magistratura, non a singole sigle.

ORBENE, ALCUNE IMPORTANTI (PER ME) RIFLESSIONI E SUGGERIMENTI

Quando, tra qualche settimana, andrò a votare per il referendum sulla separazione delle carriere, lo farò anche ascoltando attentamente le parole di chi oggi dice NO ma ieri diceva esattamente il contrario.

IO STO CON GRATTERI (QUELLO DEL 2021)

Nicola Gratteri, nel 2021, intervistato da Lilli Gruber a Otto e Mezzo, disse testualmente: "Chi è iscritto a una corrente, che è attivista di una corrente, è molto, molto avvantaggiato. L'unica via d'uscita è il sorteggio perché è l'unico modo per dare meno potere alle correnti".

Oggi Gratteri è tra i testimonial più fervidi del NO. Eppure, il sorteggio dei membri del CSM è proprio uno dei pilastri della riforma che andremo a votare.

Io sto con Gratteri del 2021. Quello che diceva la verità prima che la campagna referendaria lo costringesse a schierarsi con la sua corporazione.

IO STO CON DI MATTEO (QUELLO LUCIDO)

Nino Di Matteo, magistrato che ho sempre rispettato per il suo coraggio nella lotta alla mafia, disse una volta in un'intervista: "Privilegiare, nelle scelte che riguardano la carriera di un magistrato, il criterio di appartenenza a una corrente o cordata di magistrati, è molto simile all'applicazione del metodo mafioso".

E allora perché oggi Di Matteo vota NO a una riforma che introduce il sorteggio proprio per eliminare questo "metodo mafioso" di spartizione degli incarichi?

Io sto con Di Matteo quello lucido, quello che aveva capito perfettamente il problema. Non con Di Matteo costretto a difendere il sistema che lui stesso denunciava.

IL SORTEGGIO: L'EFFETTO IMMEDIATO

Ammettiamolo onestamente: la separazione delle carriere produrrà i suoi effetti culturali nei decenni. Serviranno concorsi diversi, nuove strutturazioni, tempo perché il cambiamento si consolidi.

Ma il sorteggio dei membri del CSM può cambiare tutto già dalla prossima elezione.

Oggi il CSM è teatro di un mercimonio degli incarichi frutto della politicizzazione correntizia delle toghe. Le correnti si spartiscono nomine e promozioni secondo logiche di potere che nulla hanno a che vedere con il merito. Lo scandalo Palamara ha mostrato al paese cosa significa questo sistema: accordi notturni in hotel, nomine pilotate, criteri politici espliciti mascherati da valutazioni tecniche.

Il sorteggio spezza questo meccanismo. Non è la soluzione a tutti i problemi della giustizia italiana, ma è un primo passo indispensabile.

NON C’E’ QUORUM

Una cosa fondamentale: non c'è quorum. Questo non è un referendum abrogativo dove basta non andare a votare per farlo fallire. Questo è un referendum confermativo: vince chi prende più voti, punto. Quindi non fatevi ingannare da chi vi dice "basta non andare". Se non andate a votare, decidono gli altri per voi.

 

Inserito il:19/02/2026 12:20:13
Ultimo aggiornamento:19/02/2026 15:26:09
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