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Aggiornato al 18/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Keith Haring( Reading, Pennsylvania, 1958 – New York, 1990) – Untitled (1988)

 

Fischia il vento, urla la bufera …

di Gianni Di Quattro

 

…………scarpe rotte eppur bisogna andar……. a conquistare la rossa primavera… dove sorge il sol dell’avvenire………….

Questa canzone è stata scritta da Felice Cascione, avvocato e partigiano, un documento contro la guerra, una speranza per il futuro, mentre era in pieno svolgimento la lotta contro il nazismo invasore dopo che lo stesso era stato il nostro alleato, quello che ha condizionato la politica estera del Duce sino al disastro.

La lotta partigiana è stata una lotta di élite e non una lotta di popolo come usavano dire i commenti del partito comunista, di un gruppo di coraggiosi e valorosi che ha rischiato la propria vita per un obiettivo alto del proprio paese. Perché la nostra storia è una storia delle élite. La stessa cosa, infatti, è stato il Risorgimento che poi ha incontrato un politico spregiudicato, furbo e capace con una visione patriottica ma al tempo stesso con mire economiche precise, che ha gestito la unità politica del paese. Il riferimento evidentemente è al famoso Conte torinese, Camillo Benso di Cavour.

Non ha senso parlare di élite contro il popolo, perché il popolo si accoda sempre ad una élite ed a qualcuno che è capace di motivarlo, spingerlo, illuderlo, scagliarlo contro un nemico con la prospettiva di vincere e giocando su suoi possibili interessi fatti intravedere e sull’ orgoglio. In altri termini, il popolo si muove e partecipa se guidato, se pilotato ed eccitato, e poi si adegua alla situazione che deriva dalla sua partecipazione. Lo faceva dire Tomasi di Lampedusa al famoso Gattopardo nel colloquio con l’inviato piemontese che gli aveva proposto di diventare senatore del nuovo regno. Il Gattopardo (il principe di Salina) parla ovviamente del popolo siciliano, ma la riflessione si può estendere a tutto il popolo italiano e forse non solo.

Il popolo è formato da tanta gente che in generale è abituata a soffrire ed è abituata ad avere molti padroni cercando di rimanere fedele a tutti sino a quando non compare sulla scena un nuovo padrone che promette di più, è più bravo a incitare, sa usare il linguaggio giusto e soprattutto dichiara di voler comandare per un riscatto del popolo che non arriverà. Così il popolo passa da un padrone all’altro nella speranza di un riscatto che è solo una utopia.

Oggi la tecnologia ha fatto irruzione violenta in questo meccanismo esasperandolo. Non solo consentendo di ottenere grandi consensi manovrando con gli aspetti tecnici e metodologici oggi disponibili, ma soprattutto di ottenerli in tempi rapidi. La tecnologia ha reso qualsiasi fenomeno, qualsiasi cosa più veloce a prescindere.

Naturalmente la tecnologia ha cambiato la politica, la consapevolezza dei cittadini, il tempo e il modo di questi ultimi di maturare un convincimento, il rapporto tra il popolo e i suoi rappresentanti ed ha fatto saltare il ruolo e le strutture dei partiti politici, strumenti nel passato per la canalizzazione del consenso. Infine, ha fatto sorgere intorno alla vicenda politica, intorno alla democrazia un grande business di professionisti, aziende, prodotti, servizi oggi necessari per fare le cose che una volta facevano i militanti, coloro che partecipavano o per la loro passione o per il loro senso civico od ancora perché coinvolti in una ideologia che li portava a dare il proprio tempo e le proprie risorse per il futuro della società in cui vivevano.

In molte parti del mondo e io credo anche nel nostro paese lo scenario che esiste o che si sta delineando forse abbisognerebbe di una élite che possa, senza fare proclami e senza illudere nessuno, riportare il paese nell’alveo di una conduzione democratica, senza attentati ai diritti fondamentali, senza rinnegare la civiltà e l’umanità conquistata in tanti anni di storia e con il sacrificio di tanti giovani.

Credo che sia quasi giunto il momento di ricominciare a cantare la parole di Cascione per darci una speranza e far capire al popolo, nel nome del quale tanti parlano a sproposito o persino con intenzioni malvagie, che ce la possiamo fare e che non dobbiamo e possiamo rinunciare. Non possiamo rinunciare alla cultura, alla bellezza, alla umanità. È il momento di andare con le scarpe rotte mentre fischia il vento e urla la bufera.

 

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Inserito il:26/02/2019 16:36:07
Ultimo aggiornamento:26/02/2019 16:42:53
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