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Aggiornato al 19/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Musah Swallah (Ghana, Contemporaneo) – Migrations

 

Criminalità e immigrazione: Italia e Germania

di Achille De Tommaso

 

Nel dicembre 2016 l’Ufficio Studi di Confcommercio produsse uno studio (1), usando dati ISTAT e del Ministero dell’Interno, circa la correlazione tra criminalità e immigrazione. “ l’impatto dell’immigrazione sul tasso di criminalità c’è, e va analizzato.” È l’incipit del rapporto.

Anche la Germania (il suo Governo) produsse, nel gennaio 2018; e fu pubblicato dalla Zurich University of Applied Sciences, con ampia risonanza sulla stampa tedesca, un rapporto sullo stesso tema e ne diede le sue interpretazioni. “La colpa è dei giovani maschi e della mancanza di donne”.(2)(3)(4)

***

L’analisi di Confcommercio è sviluppata in coerenza con la disponibilità di dati completi e, pertanto, limitata al periodo 2010-2014. Lo studio è condotto con rigore statistico e illustra nel dettaglio la metodologia usata.

Innanzitutto gli analisti cercano di circostanziare la distribuzione geografica; scoprendo che la propensione dei migranti verso il crimine risulta molto diversa, a seconda della città esaminata. Per esempio, si calcola che la percentuale di stranieri denunciati sul totale denunciati per il reato di borseggio è pari al 90% a Milano e al 10% a Palermo. Ovviamente ci sono diverse possibilità per spiegare questa divergenza: potrebbe darsi che gli stranieri a Palermo presentino una propensione a delinquere significativamente inferiore rispetto a quelli che insistono su Milano. Oppure che la maggiore ricchezza di Milano induca più facilmente al borseggio.

Per approfondire la correlazione crimine/migranti lo studio usa alcune variabili: una è il PIL pro capite. Interessante questa correlazione (che può tentare di dare una spiegazione al paragrafo precedente): essa ha un impatto positivo; maggiore è la ricchezza mediamente prodotta, nell’area di crimine, maggiore è l’incentivo ad appropriarsene anche in modo illegale.

Tutte motivazioni, ovviamente, discutibili; ma che lo studio cerca di interpretare meglio introducendo anche variabili di “integrazione”, come la partecipazione politica” alla vita dello Stato; come, per esempio, il tasso di partecipazione regionale alle elezioni politiche . L’analista ammette però che questo parametro può apparire troppo limitato per dare conto del senso civico e dell’effettiva partecipazione della cittadinanza e della popolazione residente alla vita pubblica, o, del “capitale fiduciario” che porta un cittadino a rispettare regole e norme.

La terza variabile usata dagli analisti, è strettamente matematica, e considera la percentuale di stranieri residenti sulla popolazione residente complessiva. L’impatto di questa variabile è positivo: a parità di altre condizioni, nelle regioni con maggiore presenza di stranieri, il tasso di criminalità è più elevato.

La conclusione che gli stranieri delinquono di più appare quindi corretta, anche se considerata ancora superficiale dagli stessi relatori.

L’approfondimento viene effettuato introducendo una quarta variabile: la percentuale di stranieri iscritti ai licei sul totale degli stranieri iscritti alle scuole secondarie superiori. Questa variabile dovrebbe rappresentare la propensione all’integrazione e le condizioni di integrabilità degli stranieri residenti. L’iscrizione al liceo dovrebbe manifestare, infatti, l’accettazione di un progetto educativo di lungo termine, che esprime una solida volontà di partecipare e di integrarsi. Questa variabile ha un impatto negativo sul tasso di criminalità.

“Perché la presenza di stranieri residenti aumenta il tasso di criminalità ?” – si chiede lo studio - La risposta, a tutta prima, non può che risiedere nella circostanza che questo gruppo di popolazione abbia una propensione a delinquere superiore rispetto a quello di cittadinanza italiana. In aggiunta, è possibile che dove siano più presenti gli stranieri regolari ci sia, comunque, un’accentuazione degli stranieri irregolari (ovviamente non è facile saperlo), verosimilmente contraddistinti da una propensione a delinquere ancora più elevata. Pertanto, a parere degli analisti, è importante stimare un tasso di criminalità distinto per ciascun gruppo di individui: italiani, stranieri residenti, stranieri irregolari.

Il punto di partenza è la tabella 3, che, in sintesi ci dice che, al di là delle accentuazioni sui singoli reati, il tasso di criminalità complessivo (tutti i reati) per gli stranieri è di 61,55 reati per 1.000 stranieri contro il 12,35 degli italiani: quindi il rapporto tra i tassi complessivi è di cinque a 1 (ultima colonna).

Il tasso per gli stranieri residenti scende in tabella 4 a 8,47 reati per 1.000 stranieri residenti. Deducendo i reati attribuiti agli stranieri residenti da quelli complessivamente attribuiti agli stranieri si ottengono le ultime due colonne della tabella 4, relative al numero di denunciati irregolari e ai tassi per gli irregolari.

La propensione a delinquere per gli stranieri irregolari è stimata in circa 247 denunciati per 1.000 stranieri irregolari presenti. Riassumendo: i calcoli effettuati portano ad affermare che, in media, i tassi di criminalità per italiani, stranieri residenti e stranieri irregolari sono, rispettivamente pari a 4,3; 8,5; 246,3 per 1.000 persone della popolazione di riferimento. In altre parole, la propensione a delinquere degli irregolari è circa 57 volte quella degli italiani e quasi 29 volte quella degli stranieri regolari (che delinquono, comunque, il doppio rispetto agli italiani).

Da questi conteggi, emerge l’evidenza che quando l’immigrazione presenta caratteristiche di partecipazione e integrazione si è in presenza di un fattore che riduce il tasso di criminalità aggregato. Viceversa, l’accentuazione della componente straniera nella popolazione residente sembrerebbe incrementare il tasso di criminalità, in particolar modo quando è presente una significativa frazione di stranieri irregolari.

 

Criminalità ed immigrati in Germania

 

Ho voluto confrontare la ricerca italiana, con una, recente, tedesca. Il motivo è abbastanza ovvio: statistiche su grandi (o più grandi) numeri sono più affidabili. La Germania è infatti la seconda più popolare destinazione di migrazione al mondo, dopo gli Stati Uniti. E di tutti i 27 stati dell'Unione europea, la Germania ha la seconda più alta percentuale di immigrati nella sua popolazione dopo il Regno Unito. Secondo le stime dell'ONU (dati 2017) 12.165.083 persone che vivono in Germania sono immigrati, ovvero circa il 14,8% della popolazione tedesca. Una percentuale quasi doppia di quella italiana.

In realtà ho voluto presentarvi la ricerca tedesca, perché le sue risultanze hanno lati (a dir poco) singolari.

Una premessa: il governo tedesco ha voluto incoraggiare l'immigrazione negli ultimi 50 anni, per affrontare il basso tasso di natalità nel paese.

Il 1° gennaio 2005 è entrata in vigore una nuova legge sull'immigrazione. Lo sfondo politico di questa nuova legge era che la Germania, per la prima volta, si riconosceva come un "paese di immigrazione"; ossia un paese che agevola l’immigrazione; e quindi ne abbatteva molte barriere burocratiche. Però, attenzione: non tutte le immigrazioni venivano ugualmente ben accette: con la legge vennero infatti, ad esempio, introdotte nuove categorie di immigrati, come "professionisti altamente qualificati" e "scienziati"; ciò per attirare professionisti di valore nel mercato del lavoro tedesco. Lo sviluppo della legislazione tedesca sull'immigrazione mostra tutt’oggi, pertanto, come l'immigrazione di persone qualificate venga molto agevolata; mentre il suo mercato del lavoro rimane abbastanza chiuso per gli altri.

Ma veniamo alla criminalità: il tema di quella generata da migranti è sempre stato cruciale in Germania; soprattutto negli ultimi tempi, e soprattutto ha fatto innalzare allarmi dopo i fatti di Colonia del capodanno 2015/2016.

Il Ministero Federale della Famiglia ha costituito quindi un gruppo di analisti, guidato dal criminologo Christian Pfeiffer, che ha analizzato la situazione; e lo ha fatto in Bassa Sassonia. "La Bassa Sassonia è uno stato federale medio, quindi i risultati sono ben generalizzabili", hanno affermato i co-autori Dirk Baier dell'Università di scienze applicate di Zurigo e Sören Kliem dell'Istituto di ricerca criminologica della Bassa Sassonia.

I numeri dell’analisi parlano chiaro: c'è stato un notevole aumento della violenza da immigrati tra il 2014 e il 2016.

Secondo le statistiche, il numero di crimini violenti nello stato è aumentato del 10,4% tra il 2014 e il 2016. E il 92,1 per cento di questo aumento è attribuibile ai migranti. Negli anni tra il 2007 e il 2014, in realtà, il numero di violenze registrate dalla polizia in Germania era diminuito costantemente; ma, affermano, il trend è cambiato con l’incremento dell'arrivo di migranti.

Ma quello che è interessante dello studio (al di là dei numeri) è rappresentato, a mio parere, dalle “interpretazioni”; sorprendenti e singolari.

 

Effetti negativi delle "machocultures": il problema del “giovane maschio”, mussulmano.

Il primo problema? I giovani sono maschi!

"In tutti i paesi del mondo, i maschi di età compresa tra i 14 ei 30 anni sono chiaramente sovra-rappresentati nei reati violenti e sessuali, ma in Germania il fenomeno è particolarmente accentuato”; hanno affermato i ricercatori con le parole di apertura dello studio.

"In Bassa Sassonia, gli immigrati hanno raggiunto una quota del 9,3% della popolazione nel 2014. Ma nello stesso anno, sono stati colpevoli del 51,9% nei casi di crimine violento ": quasi i due terzi delle violenze sono state quindi effettuate da migranti. I ricercatori danno una spiegazione del fenomeno: la "cultura machista influisce ovviamente sul numero di reati”. E poi spiegano meglio: “Ciò significa che, poiché i giovani per lo più vengono in Germania da paesi musulmani, nelle cui società la violenza è molto più ampiamente accettata che nei paesi occidentali, essi compiono più crimini dei tedeschi di origine tedesca (sic !).

 

Manca l'influenza di bilanciamento delle donne

Altra spiegazione: Allo stesso tempo, l'assenza, nella gran parte dei casi, di familiari femminili ha avuto un impatto negativo. "Le donne civilizzano gli uomini", dice Pfeiffer. Ciò significa che gli adolescenti, nel loro comportamento maschile, (macho…) spesso si scontrano tra di loro e verso terzi; senza che la presenza di partner, madri o sorelle possa fare da tampone. Parola di criminologo.

Anche il ministro federale della famiglia Katarina Barley (SPD) ha confermato questa interpretazione. “Lo studio chiarisce quanto siano importanti le donne per un'integrazione riuscita -afferma la Barley - madri, mogli e sorelle sono i legami sociali di cui la maggior parte dei giovani rifugiati maschi ha bisogno per integrarsi bene”.

 

I veri rifugiati compiono meno crimini

Come fattore importante, gli esperti vedono anche lo status (e lo Stato) di provenienza. “Chiunque venga come rifugiato di guerra, o per ragioni similari, ha buone possibilità di rimanere; e lo sa. Eviterà quindi di mettere a repentaglio queste prospettive con reati", spiegano gli analisti.

Ad esempio, la percentuale di rifugiati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan è solo il 16% tra gli incriminati. Ma rappresentano quasi il 55 per cento dei richiedenti asilo. "L'altro estremo sono i rifugiati nordafricani", si legge nello studio: “la loro quota tra i richiedenti asilo è dello 0,9 per cento, ma rappresentavano, ad esempio, il 31,5 per cento dei sospettati registrati per reati di rapina.

I ricercatori sottolineano poi, come una parte delle vittime della violenza siano altri rifugiati. Commentando come gli alloggi di persone di diverse religioni in anguste case di rifugiati favoriscano conflitti violenti.

Altri dati: mentre oltre il 91% degli omicidi effettuati da migranti vede come vittime altri rifugiati o stranieri; nel caso dei reati di rapina, le vittime sono per il 70% tedesche. E anche nello stupro e nella coercizione sessuale dominano le vittime tedesche. I ricercatori sospettano che questo sia, comunque, anche legato al fatto che le donne straniere denuncino una coercizione sessuale meno frequentemente.

 

Aiutiamoli “per” casa loro

Per prevenire efficacemente il crimine, gli esperti chiedono un ampio programma di rimpatrio volontario (5). Non sono necessari solo incentivi finanziari - dicono. Piuttosto, i rifugiati senza una prospettiva di soggiorno dovrebbero avere accesso a corsi di lingua e di avviamento al lavoro. Si dirà:” ma a che serve istruirli se poi dobbiamo mandarli via ?” Ma qui le motivazioni sono interessanti e, se vogliamo, etiche. "Chi ha imparato, per esempio, una buona conoscenza di base della lingua tedesca, potrebbe aprirsi prospettive nel settore turismo nel suo paese di origine ", affermano i ricercatori. "Colui che ha acquisito in Germania abilità pratiche in aree di lavoro specifiche, le può utilizzare nel proprio paese.”

Ultimo ma non meno importante, secondo gli esperti, la Germania ha bisogno di una legge sull'immigrazione che contenga linee guida chiare sulle condizioni in base alle quali gli immigrati possano essere naturalizzati. In pratica, in Germania, pare manchi una buona legge sullo “ius soli.

***

 

Chi fosse interessato ad approfondire il tema, può considerare la situazione svedese. Nel 2017, un rapporto della polizia svedese, "Utsatta omraden 2017 (6) ", ("Aree vulnerabili 2017", comunemente noto come "zone vietate" o aree senza legge) ha mostrato che in Svezia ci sono 61 aree di questo tipo. Comprendono 200 reti criminali, composte da circa 5.000 criminali. Ventitre di quelle aree erano particolarmente critiche: anche bambini di 10 anni erano stati coinvolti in gravi crimini, compresi quelli che coinvolgevano armi e droghe. La maggior parte degli abitanti erano immigrati non occidentali, principalmente musulmani. Nel rapporto la polizia dichiara:”nonostante incrementi retributivi, i poliziotti sono restii a recarsi in quelle aree per seri timori di mettere a rischio la propria vita”. (v. anche mio articolo “Le no-go-zones in Europa” su “Nel Futuro”).

Un nuovo rapporto del 2018 (7): "Il rapporto con la magistratura nelle aree socialmente vulnerabili" di BRÅ (Brottsförebyggande Rådet), il Consiglio svedese per la prevenzione della criminalità, mostra che più della metà degli abitanti di queste aree - circa 500.000 persone - pensano che i criminali influenzino le persone nelle aree scoraggiando la gente dall'apparire come testimoni, dal chiamare la polizia, dal muoversi liberamente e dall'intervenire quando si assiste a vandalismi.

 

  1. http://www.confcommercio.it/documents/10180/3599445/Nota+descrittiva+su+criminalit%C3%A0%20e+immigrazione/dcd0881d-e752-430e-9f03-2efb5fdef9eb
  2. https://www.stuttgarter-nachrichten.de/inhalt.kriminalitaet-durch-fluechtlinge-gewalt-import-aus-nordafrika.93eab309-6d96-442f-8cb7-1a76863eb720.html
  3. https://www.apnews.com/b5f9a0c0848b430c9cf6493d1d310c7b
  4. https://www.tagesspiegel.de/politik/neue-studie-warum-fluechtlinge-aus-nordafrika-haeufiger-kriminell-werden/20810274.html
  5. https://www.welt.de/politik/deutschland/article172159130/Nordafrikaner-Unionspolitiker-fordern-mehr-Abschiebungen.html (circa la necessità di trovare accordi per i rimpatri nei paesi di origine)
  6. https://polisen.se/siteassets/dokument/ovriga_rapporter/utsatta-omraden-social-ordning-kriminell-struktur-och-utmaningar-for-polisen-2017.pdf
  7. https://www.bra.se/publikationer/arkiv/publikationer/2018-03-15-relationen-till-rattsvasendet-i-socialt-utsatta-omraden.html

 

 

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Inserito il:03/04/2019 16:08:50
Ultimo aggiornamento:03/04/2019 16:32:06
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