In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 12/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ivan Konstantinovich Aivazovsky (1817-1900) – Naufragio

 

Il fallimento della nostra generazione

di Giorgio Panattoni

 

Gli ultimi avvenimenti sono il segno di un fallimento ormai definitivo della nostra generazione, con buona pace di chi attribuisce in mala fede la colpa ai nuovi venuti.

Schematicamente, perché ci vorrebbe una analisi molto più approfondita e documentata, che in questa sede non si può fare, tentiamo di descriverne i contenuti principali.

La politica, partita dallo sfascio della corruzione di “mani pulite” dei primi anni 90, non è stata in grado di esprimere valori di riferimento forti e capaci di modificare gli assetti a dir poco accomodanti e complici della tradizione.

Anzi oggi è  peggio di prima, e sotto gli occhi di tutti e a tutti i livelli.

Non è stata capace di modificare quell'atavico senso di sfiducia nello stato, quell'assenza di senso della comunità che fa sì che ognuno si arrangi per i propri interessi, quell'incapacità di pensare al valore di un bene comune che superi gli egoismi e i vantaggi di ognuno.

Le così dette riforme, assolutamente doverose per ridare un minimo di efficienza al sistema paese, non solo in tanti anni non sono state fatte, ma la situazione è da un punto di vista generale peggiorata, con l'insorgere di populismi indecenti e fuorvianti, incapaci di proporre alcun che.

Il degrado della vita parlamentare è quasi allucinante, ormai circo di esibizioni inutili e dannose, risolto a colpi di fiducia.

Nessuno se l'è sentita di fare cose anche impopolari, ma giuste, per non perdere quel consenso che assicurava loro di comandare, e quelle poche che sono state proposte sono state bloccate dagli interessi dominanti, del capitale e del lavoro.

Le corporazioni hanno mantenuto poteri decisivi, vestendo panni gattopardeschi per non modificare i rapporti che assicurano (pubblica amministrazione, magistratura, etc.).

La qualità della vita non è certo migliorata, basti pensare all'invasione dei rifiuti, alle periferie, alla diffusione della malavita e delle mafie in abiti civili, al nord come dappertutto, al bullismo giovanile, alla violenza sulle donne e al diffondersi della povertà in fasce sempre più ampie.

E se si vuole portare qualche esempio clamoroso basti pensare alla delega data al parlamento, cioè all'organo più di parte che c'è, di decidere sulla possibilità di indagare un eletto o di usare uno tra gli strumenti di indagine più significativi (le intercettazioni). Di fronte alla giustizia non siamo ovviamente tutti uguali.

Oppure alla potestà concessa agli Enti Locali di uscire dalle norme da essi stessi definite (i piani urbanistici, i regolamenti edilizi etc.) per progetti definiti di pubblica utilità. Così un Comune può decidere di costruire su terreni vincolati per alluvione o sforare i limiti di dimensione degli edifici. Bell'esempio da dare a chiunque, che ovviamente è incentivato a tentare di eludere anch'esso le norme. E l'abusivismo edilizio è in Italia il più alto del mondo.

Insomma il quadro è negativo, anche se siamo quotidianamente invitati a non essere pessimisti, che non è così, che qualcosa cambierà, forse. E un minimo di impegno oggi lo si nota, naturalmente avversato in misura scoperta per il fastidio che provoca alle posizioni di comodo consolidate.

Sul piano internazionale le cose vanno se possibile peggio.

La fine della guerra fredda, l'abbattimento dei muri, la speranza in un mondo meno conflittuale e più cooperativo si sono dimostrati propaganda di immagine senza cambiamenti sostanziali.

L'Europa naviga in acque tempestose, incapace di assumere quel ruolo per il quale è nata, dilaniata da conflitti interni figli delle politiche di paese, e ora sull'orlo di spaccature ancora più profonde dopo l'uscita della Gran Bretagna.

Il mondo islamico, anch'esso spaccato tra paesi filo occidentali per reciproco interesse e paesi dilaniati da conflitti permanenti, sui quali l'occidente porta grande responsabilità, e con l'insorgere di  forze eversive diffuse di stampo terroristico costituisce un problema irrisolto.

E ora la Turchia, con la farsa del colpo (colpetto) di stato militare, sul quale è lecito avanzare più di un dubbio, che sta dando corso a una rivoluzione interna di stampo tipicamente fascista, con la soppressione del parlamento, che si auto scioglie, delle libertà civili, della stampa, di tutto, compresa la Convenzione sui Diritti Umani. E tutto questo senza per ora la doverosa reazione concreta da parte dei paesi democratici (!) nel timore di alterare gli equilibri del medio oriente e i faticosi equilibri (meglio disequilibri) raggiunti con la Russia, e intaccare la NATO, tradizionale baluardo dell'occidente contro l'est.

E il problema dei migranti, che pare essere quello di come salvarli dall'annegamento e come distribuirli, anzi che, come è, quello di affrontare le condizioni di origine volute e mantenute dagli interessi dello sfruttamento economico occidentale.

E il sorgere di muri interni contro la “invasione” degli indesiderati la dice lunga sulla incapacità di fare coesione e di attuare una politica comune.

E l'ONU, espressione più di veti incrociati permanenti per mantenere i rapporti di forza attuali che un organismo internazionale teso a modificarli in modo positivo.

Per non parlare di Trump, di questa inquietante espressione della democrazia americana e dei suoi poteri economici, che getta un onda di sconforto su tutto il sistema di valori, certamente in qualche modo utopici, che hanno retto le nostre convinzioni.

Questo il quadro, necessariamente sintetico e incompleto, di un fallimento globale.

Che mette ovviamente in assoluta evidenza i fattori negativi, anche se ci sono quelli positivi.

Che non sono i grandi concerti in piazza, le automobili e le crociere nel Mediterraneo, ma le libertà delle quali abbiamo per fortuna goduto in questi anni, anche di duro confronto, e i diritti, non tutti, ad esempio quello di morire, che ci sono stati malgrado tutto assicurati, contrariamente a cittadini meno fortunati di altri paesi.

Ora, in questa situazione così complicata e difficile, dobbiamo comunque tentare di esprimere i nostri pensieri e le nostre volontà, cercando le forme meno esposte alla corruzione dei valori che vogliamo rappresentare.

Non scoraggiarsi, anche se vi sono tutte le ragioni per essere profondamente delusi dalla incapacità di fare e di cambiare.

Questo mi pare il modo di reagire al fallimento di quello che in molti di noi era l'obiettivo di vita da realizzare e quello che ci resta da fare.

Che è moltissimo.

Inserito il:23/07/2016 08:28:29
Ultimo aggiornamento:23/07/2016 08:31:31
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology