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Aggiornato al 22/01/2019

George Schill (Contemporaneo - Pittsburgh, PA - USA) – Crossroads

 

SI e NO, NO e SI - Terza puntata

di Tito Giraudo

 

Si fa un gran parlare di alcuni aspetti critici sul Decreto Legge Boschi. Prima fra tutte, la non condivisione da parte delle altre forze politiche; in aggiunta, si stigmatizza che in un periodo di grandi difficoltà economiche si costringe il Parlamento (noto lavoratore indefesso) e il Governo, a concentrarsi solo sul prossimo referendum.

Nell’articolo precedente ho ricordato ciò che scrisse Calamandrei a proposito della costituzione, così come vide la luce nel ‘47 e cioè: un compromesso che avrebbe avuto bisogno in un prossimo futuro di modifiche. Prossimo si badi bene.

Certo, di spinte per modificare la Costituzione ce ne furono parecchie, alcune mascherate, come la famosa Legge truffa per consentire un minimo di governabilità vedendo le sinistre impegnate in una crociata “sinistra”, scomodando anche la buonanima del Duce. Ricordo, qualche anno dopo, anche il repubblicano Rodolfo Pacciardi che proponendo il Presidenzialismo rischiò di fare la fine di Giordano Bruno e fu tacciato, lui, uomo della Resistenza, di essere un fascista.

Le cosiddette riforme condivise furono tentate da due bicamerali: la prima (83-85) fu presieduta del liberale Bozzi che subentrò all’incapacità dell’aula di arrivare anche solo a delle proposte lontanamente condivise. Guidò una commissione ristretta di 40 parlamentari e dopo due anni si arrivò ad un testo che vide l’astensione dei comunisti, MSI e estrema sinistra votarono contro. Le vicende politiche susseguenti impedirono il voto definitivo.

Altro tentativo, nel ‘92, sull’onda di mani pulite e dopo un messaggio al curaro di Cossiga. Si diede l’incarico a De Mita di formare una commissione, non una bicamerale (ma De Mita ha memoria labile), ci sarebbero state tutte le condizioni per un successo, dal momento che mani pulite stava falcidiando i Partiti, tanto cha a De Mita (falcidiato pure lui) si sostituì Nilde Iotti (Madame Togliatti), il che la dice lunga sul clima del momento e su come gli ormai ex Comunisti fossero sulla cresta dell’onda, soprattutto per mancanza di avversari. Le proposte che dovevano andare alle Camere erano soprattutto incentrate sui poteri del Presidente del Consiglio e sui poteri delle Regioni poiché si sentiva il fiato caldo della lega.

Risultati? Nessuno, perché nel frattempo si era verificato lo “tsunami” Silvio Berlusconi.

Altro giro, altra corsa: nessun regalo. Parlo della Bicamerale della crostata: D’Alema-Berlusconi.

Il quale D’Alema, che si è scandalizzato del “Nazareno” e tuona contro Verdini,

trovò del tutto naturale fare un patto con il Cavaliere a casa Letta (zio naturalmente), complice la crostata della padrona di casa. Come è finita è cosa nota, cambiarono le condizioni politiche, a Berlusconi non conveniva più l’accordo con “Baffino” rovesciando il tavolo, senza la crostata che si erano mangiati.

Arriviamo alla riforma Berlusconi. Oggi l’ottuagenario tuona contro lo sfregio democratico di questa riforma non condivisa (da lui), dimenticandosi di essere il primo ispiratore, sale sulle barricate composte però da masserizie di poco peso (forse perché i frigoriferi sono tutti a Roma), con ampi margini di manovra, pronto nel caso a smobilitare (volesse il cielo).

Come è finito quel tentativo di riforma (neanche tanto di destra) sappiamo. Il Popolo sovrano quando è chiamato a decidere lo fa sempre in contraddizione dei suoi stessi mugugni, in questo caso riguardò i votanti perché coloro che non andarono a votare furono di più, ma per le modifiche costituzionali non c’è quorum.

Veniamo invece all’osservazione che con questa crisi bisogna pensare ai disoccupati, all’immigrazione e a tutte le magagne passate, presenti e future.

Mi ricordo bene, tutti, ma proprio tutti, i parlamentari a Camere riunite che si spellavano le mani per la rielezione di Napolitano, il quale aveva legato la sua accettazione al fatto che si facessero immediatamente le riforme costituzionali e la legge elettorale. Prova ne è che come il Parlamento diede segni di fare sul serio, il Presidente si è immediatamente dimesso.

Non entro ancora nel merito di questa riforma, vorrei sommessamente ricordare a coloro che invocano interventi economici straordinari per risolvere tutti i problemi del Paese, che nella casse, non solo non c’è una lira ma che qualsiasi Governo dovesse affrontare seriamente le problematiche con i massicci investimenti, le riduzioni fiscali e altre simili amenità, si vedrebbe costretto a piani a lunga scadenza e non solo per i vincoli europei (che pure ci sono) ma soprattutto per il dato reale: facendo debiti si compra fino a che il creditore ha fiducia in te e non mi pare che le diatribe tra i Partiti aiutino.

Credo quindi che ci siano tutte le possibilità di riformare una Costituzione che a fasi alterne tutti hanno auspicato.

Questo naturalmente non vuol dire che queste riforme siano buone ma di ciò riparleremo la prossima puntata. Se ho usato un tono ameno è solo perché si ride per non piangere.

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Inserito il:28/10/2016 17:40:36
Ultimo aggiornamento:28/10/2016 17:49:01
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