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Aggiornato al 27/05/2018

Sir Lawrence Alma-Tadema (Dronryp, NL, 1836 – Wiesbaden, D, 1912) - Fidia mostra il fregio del Partenone a Pericle, Aspasia, Alcibiade e altri amici

 

La democrazia è una cosa seria

di Gianni Di Quattro

 

In tanti paesi ormai si prendono provvedimenti per attenuare i valori e le regole della democrazia, perché, si dice, limita l’efficienza e non consente di competere adeguatamente in epoca di globalizzazione. Si dice che non frena la corruzione, non garantisce la giustizia sociale e che consente l’aumento delle diseguaglianze sociali, oggi il vero problema del mondo.

Naturalmente non si fa una analisi vera e approfondita, si lanciano dichiarazioni come se fossero dimostrate non si sa da chi e non si solleva il dubbio se i mali che vengono addebitati alla democrazia non siano invece colpa di un deficit di democrazia. Tanto è vero che coloro che sostengono la tesi di una profonda riforma della democrazia portano gli esempi di paesi che stanno marciando verso il successo economico e dove la democrazia è fortemente limitata, come per esempio la Cina o la Russia o la stessa Turchia ed altri di minore importanza per dimensione e per significato geopolitico. Ma non dicono questi illustri commentatori ed osservatori che il successo economico in questi paesi che sono riusciti a ridimensionare fortemente la democrazia è relativo ad una élite ed a scapito della limitazione di libertà della popolazione. Questo resto di popolazione sempre più uguale, nel senso sempre più dentro lo stesso contenitore sociale e con prospettive economiche minime.

È un momento in cui si cerca di dare la colpa di tutti i mali delle società alla democrazia, come per giustificare i vari attentati che alla stessa sono stati fatti per conquistare potere e successo, per arricchimenti personali.

Certamente la democrazia è un sistema che richiede comportamenti e politiche lontane da forme populiste e fasciste, perché la democrazia è il governo del popolo attraverso i suoi rappresentanti ma non è il popolo al governo con uno solo o pochi rappresentanti, come forse pretenderebbero molti in giro per il mondo dove si moltiplicano questi tentativi, anche nel nostro paese come dimostrano con molta evidenza le vicende politiche recenti.

La democrazia è una cosa seria, per farla funzionare ci vuole tempo e richiede l’esistenza di una classe politica colta e consapevole e di una sensibilità generale diffusa. Ci vuole poco al contrario per distruggerla e passare scivolando a regimi autoritari e pesanti che piano piano con la scusa di fare il bene del popolo e magari con la scusa di avere l’investitura popolare (più facile, se si è spregiudicati, ad avere di quanto si pensi), tendono a limitare libertà e giustizia sociale, cultura e spazi di futuro. La limitazione delle libertà come lo stravolgimento della giustizia sociale si avvertono non subito, ma sono profondi e spesso irrecuperabili se non dopo drastiche cure e sofferenze come la storia ha più volte avuto occasione di dimostrare. Come quando ad un corpo si procura una grande ferita e il dolore conseguente al trauma non è immediato, ma arriva con violenza entro poco tempo senza dubbio e ci vuole molto tempo per la guarigione soprattutto quando la ferita è molto profonda.

La considerazione forse più importante è che la democrazia è delicata e difficile e complessa e non può essere maneggiata da persone con scarsa capacità e qualità perché il rischio di degrado è automatico e si è sempre verificato in queste condizioni. Tale principio è ancora più importante e vero in tempi come quelli che stiamo attraversando e che sono di grande trasformazione, perché i problemi diventano evidentemente più complessi e se chi li deve maneggiare non ha la adeguatezza necessaria, la situazione rischia di essere sempre più lontana dalla realtà. Insomma è alto il rischio che complessità dei problemi e capacità di chi li deve affrontare diventino tra loro inversamente proporzionali.

Infine, è pericoloso affidare ai predicatori del popolo, a coloro che dicono di parlare in nome del popolo, le chiavi della società, perché il fanatismo è sempre stato l’origine di mali sociali sfociati nel dramma e nella violenza. In altri termini, il criterio di scelta dei politici, cioè di chi è chiamato a guidare la comunità, non può né deve essere la loro presa sulle masse, ma prevalentemente la capacità di risolvere i problemi insieme alla visione possibilmente strategica del futuro da creare e promuovere. Questa regola è un principio della democrazia e non una presa di posizione politica.

La democrazia va studiata e capita, non è uno slogan dietro al quale c’è un prodotto come una medicina qualsiasi e buona per tutte le stagioni e le cui dosi possono essere stabilite non da medici competenti, ma da stregoni urlatori di strada. Questa è, invece, la strada che porta diritto alla sconfitta sociale e al dramma personale di tanta gente.

 

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Inserito il:10/05/2018 18:58:56
Ultimo aggiornamento:10/05/2018 19:03:15
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