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Aggiornato al 21/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

Alziamo il tiro, cari amici!

di Tito Giraudo

 

Il 2018 si è chiuso con un intenso e a volte anche un po’ sopra le righe dibattito sul nostro Magazine, relativo ai giudizi su Governo e uomini di Governo. L’impressione che ne ho avuto è che nessuno di noi si sia spostato dalle proprie convinzioni e quindi, sarà bene considerare che anche le civilissime firme di Nel Futuro soffrono della sindrome (mi ci metto anche io) che in politica occorre essere “contro” e non “per”, e cioè che vengono prima i pregiudizi rispetto ai fatti.

Lo stesso giudizio su questo Governo, si confonde con il pregiudizio rispetto agli uomini di Governo, la cosa per la verità è sempre successa. Destra e Sinistra che negli ultimi 20 anni si sono fronteggiate all’ultimo sangue, nei fatti, hanno esercitato l’arte di Governo in modo non dissimile, al punto che certi provvedimenti utili di sinistra venivano realizzati dalla destra e viceversa. E quindi, l’unica certezza rimane il superamento delle medesime.

Fatichiamo ad uscire dal Novecento.

Il terzo millennio è stato foriero di un processo tecnico e scientifico galoppante che ci ha cambiato la vita in meglio, ma anche in peggio, i nuovi mezzi di comunicazione poi, hanno contribuito al rivolgimento politico che ha portato al potere una nuova classe dirigente che avrebbe dovuto apportare nuove idee, nuove proposte, nuovi costumi.

Bene, cari amici, lo ribadisco, non sono preoccupato che Salvini, classificato secondo me superficialmente, di destra, distrugga la nostra fragile democrazia che in realtà non abbiamo mai consolidata. E non dal 45, ma addirittura dalla nascita della Nazione. Né che Di Maio, classificato ancora più superficialmente di sinistra, distrugga l’economia del paese facendo un po’ di clientelismo meridionalista. Tutte cose già viste che a prima vista ci sembrano irreparabili, come tanti anni fa alle destre pareva irreparabile il Centro Sinistra con le sue riforme socialdemocratiche e poi a sinistra, Berlusconi, con la ricostruzione (finalmente) di una destra normale, o forse è meglio dire: un fronte moderato sacrificando tuttavia le spinte liberali.

Il tempo è passato, e quelle che ci sembravano ultime spiagge diventano sempre più nebulosamente ricordi confusi, buoni nemmeno per analizzare ciò che di buono successe e ciò che di conseguenza fu meno buono, a volte negativo ma che proprio per questo, avrebbe dovuto insegnare. Così non è stato perché nella critica dell’oggi è scomparso l’ ieri, dimenticato.

Ma che è successo veramente in questo inizi di millennio?

Due grandi rivoluzioni si sono affacciate. Una, quella dei trasporti, sempre più veloci e sempre più alla portata di tutti, o quasi. L’altra, quella informatica con la conseguente automazione che ha avuto ripercussioni immediate, non solo nelle nostre vite, perché colui che non si è uniformato rischia l’autoesclusione, quanto per i risvolti economici e sociali ed ora, ci accorgiamo, anche politici, poiché i grandi cambiamenti creano e, secondo me, hanno sempre creato, insicurezza e destabilizzazione.

Dovrebbe essere l’individuazione dei cambiamenti ineluttabili, ciò su cui una classe politica con un minimo di strategia dovrebbe cercare di misurarsi, poiché i grandi cambiamenti si possono ritardare ma non eludere e noi viviamo a un bivio storico, di quelli che capitano ogni qualche secolo la cui portata è di difficile individuazione, di conseguenza ciò che succederà domani si confonde e si svilisce con l’oggi.

Penso che, due siano i grandi fenomeni appunto, ineluttabili: il progresso tecnologico e scientifico e la globalizzazione che ne è anche conseguenza.

Da miopi è considerare queste, delle scelte politiche o ideologiche, ci sono e basta. Dobbiamo prenderne atto, prima lo facciamo e prima potremo cercare di governarle.

Detto questo, cercherò di spiegare la mia critica (avevo scritto avversione, ma ho corretto), nei confronti della compagine giallo-verde che ha rottamato la vecchia politica, non solo cambiando gli uomini a livello parlamentare e delle istituzioni, ma rottamando definitivamente le ideologie otto-novecentesche, cosa meritoria solo se non significa rottamare: storia e cultura.

Sia ben chiaro, destra e sinistra si sono rottamate da sole, sia con il crollo del socialismo reale, come di un liberalismo basato sugli schemi della rivoluzione industriale, diventata “post”, senza l’individuazione di quello che sarà il vero “post” atto a garantire sviluppo e non disordine.

Questa nuova classe dirigente, ha il merito (naturale) di essere giovane, il ché è cosa meritoria solo se l’essere giovane significa idee giovani e non rimasticature vecchie e logore. Questa convinzione mi deriva dalla constatazione che pur considerandosi innovatori, sia i Grillini, some i Salviniani (non voglio più usare il termine leghisti (mortus est…). Entrambi rifiutano di guardare avanti nella convinzione che basti il gioco del potere per favorire il cambiamento e cioè: gli altri erano brutti sporchi e cattivi, ora ci siamo noi: giovinezza, giovinezza. Primavera di bellezza.

Non vorrei ringalluzzire gli amici che pensano che siamo alla vigilia di un nuovo Fascismo, l’unica similitudine con il movimento fascista è che anche allora le aspettative furono tante ma i compromessi e l’opportunismo italico ebbero la meglio fin da subito, anche se occorre dire, la pratica di Governo mussoliniana fu infinitamente migliore e più incisiva di quella odierna, il ché consentì il trascorrere ordinato del ventennio. Ma di fronte al Fascismo c’erano scelte più facili in termini economici, si trattava di consolidare l’industrializzazione del Paese, garantendo un minimo di progresso sociale che ci fu e che giustifica “gli anni del consenso”. Quello che avvenne dopo, fu dovuto a scelte sciagurate in politica estera, più che a malcontento economico, se non quello causato dalla guerra.

Ma non è del Ventennio che voglio parlare, semplicemente sottolineare come Mussolini avesse di fronte solo problemi di sviluppo e razionalizzazione. Al contrario, i nuovi Movimenti hanno di fronte l’imprevisto di una grande trasformazione, di cui si vedono i mezzi ma non i fini. Bene, questi baldi giovani pur demonizzando l’inadeguatezza dei predecessori, si muovono con la stessa miopia e, se possibile, con maggiore superficialità corroborata da quella pseudo cultura da social che li ha aiutati ad affermarsi, ma che ora li tiene avvinti.

E potrei continuare le mie critiche. Mi sto però accorgendo di essere anche io prevenuto, e quanto questa manovra invece non sia differente da altre fatte a destra e a sinistra.

Mentre scrivo, è apparso sul nostro Magazine, l’articolo della mia amica Mara Antonaccio. (https://www.nelfuturo.com/Da-Universo-25-ad-Orwell).

Improvvisamente decido quindi di alzare il tono, anzi di elevarlo perché gli stimoli che Mara pone lo meritano, e poi sono in linea con ciò che da tempo penso.

Mara partendo da una sua esperienza personale di quando faceva la ricercatrice e sperimentava i comportamenti dei ratti alle sollecitazioni indotte, pur sottolineando le debite differenze ci invita a prendere in considerazione anche i comportamenti umani quando, sollecitati da grandi cambiamenti, dalle crisi economiche potremmo comportarci come i ratti.

L’articolo pone due grandi interrogativi: il primo riguarda le sollecitazioni e quindi l’informazione: “il grande fratello”, copia rivisitata di quello orwelliano e quindi del ruolo che tutto ciò potrà giocare sui comportamenti.

Naturalmente, per mia natura, dissento sui poteri occulti ma sono totalmente d’accordo sul non sottovalutare gli strumenti mediatici, purché non demonizzandoli con teorie complottistiche.

Tuttavia, il massimo dell’attenzione l’ho dedicata, proprio partendo dagli esperimenti sui ratti, al grande problema, secondo me sottovalutato, della bomba demografica e di come questa non venga adeguatamente affrontata sia dai Paesi che la vivono, come da quelli che la subiscono.

Considero imbecille, mischiare il problema dell’immigrazione, con la necessità di trovare nuove risorse pensionistiche dal lavoro degli immigrati, destinato in questa fase, tutt’al più a occupare spazi nel lavoro manuale che noi indigeni non vogliamo più fare, o al piccolo commercio, residuale rispetto alla grande distribuzione.

Aumentare la popolazione in funzione delle emergenze pensionistiche è il classico panno caldo sulla gamba di legno.

La tendenza nei paesi sviluppati nella diminuzione delle nascite, non risponde solo, secondo me, ai nuovi disagi economici ma alla consapevolezza che probabilmente, il globo terracqueo, considera questo microorganismo che è l’uomo con il suo sviluppo incontrollato, una minaccia che prima o poi potrebbe scrollarsi di dosso, non con i mezzi di cui siamo dotati nel DNA, e cioè la violenza delle guerre che fino al secolo scorso sistemavano demograficamente il pianeta, oppure le grandi epidemie (l’ultima è stata la Spagnola nel 1919).

Il progresso della medicina e le armi di distruzione di massa con la loro deterrenza, paiono possano scongiurare ecatombe, sia guerresche, come virali e quindi il problema demografico esiste, e l’immigrazione è l’effetto immediato che può parere una risorsa, e invece sta dimostrandosi un disastro, soprattutto sul piano dell’irrazionalità e dei comportamenti, sia di chi la sostiene, come di chi la combatte, entrambi senza volerla governare veramente.

Ritornando alla prima parte del mio articolo, ritengo, che globalizzazione e automazione, non siano una scelta, ma il cambiamento che occorre constatare come irreversibile e quindi, con quest’ottica, cercare di governarlo. Come possiamo non ipotizzare che anche solo tra venti anni le industrie saranno tutte, praticamente automatizzate, che i Computer sostituiranno gran parte dei travet nella pubblica amministrazione ma anche nel privato?

Basteranno la fantasia, il terziario e altro ancora indefinito a scongiurare che come i ratti di Mara saremmo preda di istinti autodistruttivi?

La grande immigrazione dell’ottocento che riguardava le masse europee affamate, del tutto simile alle attuali dall’Africa, riguardò un immenso Paese in cui erano più numerosi i bufali degli uomini. La concentrazione demografica europea invece, era al limite già in piena rivoluzione industriale, figurarsi ora. Parlare di ambiente e difesa dello stesso, semplicemente modificando alcune scelte tecnologiche o peggio invocando la decrescita è talmente riduttivo da sfiorare l’incoscienza.

Allora, la mia critica all’attuale esecutivo del cambiamento è semplicemente la constatazione che se questo non è corroborato dalla cultura e da una visione strategica della politica, è solo il perpetuare dei vizi della vecchia classe politica che si vuole rottamare.

Il cambiamento, cari i miei lettori c’è e non lo fermiamo, tantomeno con le fake news, i blog grillini e i selfie di Salvini.

Alziamo il tiro cari amici.

 

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Inserito il:07/01/2019 14:30:48
Ultimo aggiornamento:07/01/2019 16:46:30
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