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Aggiornato al 21/06/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Daniel Patrick Kessler (USA, 1956 - ) - The White House

 

I muri di Biden

di Vincenzo Rampolla

 

Subito dopo il giuramento, Joe Biden ha annunciato l’intenzione di aderire agli Accordi di Parigi e di dare un impulso alla transizione energetica del Paese. Ha anche annunciato la chiusura della costruzione del muro tra Usa e Messico, nata per limitare il transito degli emigranti, selvaggiamente marchiati alieni da taluni media nazionali e oggi totalmente liberi di varcare le frontiere. Su un percorso di più di 3.000 km, cominciato da Trump il 25 gennaio 2017, dopo 4 anni esatti il muro ha raggiunto la lunghezza di 727 km di cemento e metallo attraverso un’immensa zona desolata, iniziato a nord a San Diego e bloccato dopo El Paso.

Meno della metà dei 1.600 km previsti e con uno stanziamento di $5.7 miliardi.

Dopo i pagamenti di liquidazione per costi di materiali, mano d’opera e penali di ritiro dal progetto, quale il prezzo pagato dall’ambiente e dalla fauna naturale di quell’habitat?

Giaguaro, lince e lupo grigio messicano insieme a più di 90 specie continuano a patire una cesura dell’habitat, incapaci ormai di soddisfare correttamente le proprie esigenze. Poco ne parla la stampa, ma è difficile misurare la dimensione della catastrofe ecologica prodotta. Parlo dell’estrazione dell’acqua sotterranea, con i milioni di litri necessari per fabbricare il cemento per le fondazioni del muro. Acqua preziosissima in una zona del pianeta nota per la semi-aridità, oggi abbandonata da uomini e animali. Parlo anche dei fiumi che attraversano il confine tra Messico e Usa e che sono stati deviati e inquinati e delle molte zone collinari che sono state spianate con dinamite, mettendo a repentaglio numerose specie locali.

L'ondata di famiglie e bambini non accompagnati al confine meridionale e l'aumento del traffico attraverso la frontiera non legato alla marijuana, ha assunto la dimensione di una triplice crisi, umanitaria, sanitaria e di sicurezza nazionale. Il muro ieri è stato una storia di Trump, oggi è una faccenda di Joseph Robinette Biden Jr. Al cento per cento. Con un laconico: Sarà politica della mia Amministrazione che non vengano più deviati i dollari dei contribuenti americani per costruire un muro di confine, Joe se n’è già lavate le mani.

L'ondata di stranieri illegali è stata promossa e pubblicizzata dal 28 giugno 2019, quando i candidati alle primarie presidenziali democratiche hanno alzato la mano, tutti,  e hanno affermato che avrebbero sostenuto l'assistenza sanitaria gratuita a tutti gli immigrati illegali negli Stati Uniti d’America. Questo è stato il primo passo di un cinico stratagemma politico volto a sostituire in modo permanente un segmento dell'elettorato americano con elettori del Terzo Mondo più malleabili,  mentre si indossava l’abito di chi dispensava compassione e assistenza.

In attesa del via libero alla richiesta d’asilo, i media tributano ampi spazi ai bambini in gabbia di Biden nella struttura di Donna, Texas, ma non sono queste le condizioni lungo l'intero confine meridionale con il Messico. Con le modifiche alle politiche di non espulsione dei minori non accompagnati, essi vengono inviati negli Usa da soli, separandoli dalle famiglie, esponendoli a elevati rischi ai valichi di frontiera, nonostante il divieto in Messico di separazione dalle famiglie.

I fatti e le circostanze non dovrebbero essere mischiati o confusi. Naco, in Arizona, non è la Rio Grande Valley del Texas. Naco ha circostanze e sfide diverse. Appena ad ovest di Naco, il muro alto 9 metri attraversa il deserto e inizia a salire attraverso il Coronado National Memorial e sulle montagne Huachuca, finché non si blocca. Il lavoro è finito, non sarà più completato. End of job. L'Amministrazione Biden ha ordinato la cessazione di ogni intervento e attività. Alcuni cantieri e squadre se ne stanno tuttora con le mani in mano, al costo dichiarato di oltre $1 milione al giorno nella sola contea di Cochise, in Arizona. $1 milione dei contribuenti, vale a dire più di $100 milioni finora per un solo sito, per capire in modo inequivocabile come si potrebbe eventualmente andare avanti nel progetto di costruzione lasciato in sospeso o ipotizzare altre soluzioni.

Che fare con le forniture, le attrezzature, le scorie, le strade di accesso, le aree di sosta, i pozzi d'acqua e le pompe, i condotti elettrici e i gruppi di sensori? Elenco senza fine. E su alcune di quelle apparecchiature si sono puntati gli occhi di individui ben diversi dagli alieni, diciamo avidi e ostili trafficanti e faccendieri interni. E i dispositivi di rilevamento radiologico? Finiti dove? E i lettori e i rilevatori digitali? Scomparsi. Da quanto riportato dai media, piacerebbero all'Amministrazione Biden anche alcuni dei miglioramenti proposti, ma chi vorrà mai terminare la costruzione? E perché mai? Pur di non darla vinta a Trump.

Che importa quanto è costato quel dannato muro o a che sarebbe servito?

Nelle Regioni in cui è stato costruito il muro, l'Amministrazione Biden ha ordinato di lasciare aperte le paratie lungo la valle del fiume San Pedro nella contea di Cochise, in Arizona. Non c'è motivo di attivare le chiuse. I rappresentanti della pattuglia di frontiera diranno molto cinicamente che le chiuse sono essenziali per la manutenzione del muro e per essere in regola con gli obblighi del contratto. È vero, ma non ha assolutamente nulla a che fare con il motivo per cui si è deciso che ora le barriere restino aperte. A memoria d'uomo nella contea di Cochise questo è stato l'anno di massima aridità. Il San Pedro è prosciugato, senza un filo d’acqua. I terreni per pascoli sono disseccati, bruciati e la terra è rossa. Pare di essere su Marte. Gli allevatori locali fanno incetta di fieno per nutrire le loro mandrie e evitare che il bestiame crepi di fame. Le uniche cose in moto lungo il San Pedro sono le ombre degli alieni e dei trafficanti di droga.

Tutto questo solo per dare una pallida idea dello stato di quel che resta del confine tra Usa e Messico. Situazione difficile e complessa. Diverse geografie, diverse popolazioni aliene illegali che cercano di attraversare sbarramenti da una parte e dall’altra e carichi di droga a non finire che vagano attraverso frontiere sperdute tra infinite distese nel nulla.

Si impone una prima valutazione dei costi umani, in particolare della gestione dei bambini in gabbia di Biden, considerando i cantieri e le attrezzature allestite in aree remote, i traffici di droga dal valore di non meno di $300.000 per carico, imballati nei Chevy Suburban, enormi SUV Chevrolet familiari svuotati e smontati di ogni cosa all'interno. Restano il sedile di guida e i vetri oscurati in nero opaco, pronti a schizzare a tutta birra in piena notte diretti al nord, seguendo i letti dei fiumi in secca della Regione.          

Ai caselli parlare di muro, controlli e regolamenti è roba da preistoria. I checkpoint delle pattuglie di frontiera in Arizona, in posti sperduti come Highway 90, tra Sierra Vista e l'Interstate-10, sono letteralmente smembrati, privati di agenti, operai e lavoranti e senza la minima attrezzatura. Per Biden, la sicurezza delle frontiere va ben oltre i bambini in gabbia. È più complesso di quanto si possa immaginare. Il Messico è un narco-stato marcio fino all’osso e vicino al fallimento. L’unica cosa di cui può vantarsi è l’efficienza dei cartelli della droga. Texas, California, Nuovo Messico e Arizona, i quattro Stati americani al confine con il Messico, hannno sempre potuto vantare ecosistemi molto diversi e numerose aree naturali di confine protette dai Paesi di entrambe le parti, ambienti oggi sfigurati e violentati. La militarizzazione dell’intera zona di frontiera li ha trasformati in una landa desertica, ove nessun essere umano o animale osa avventurarsi. Eppure, meglio forse per questa ragione, a febbraio sono stati controllati quasi 100.000 alieni, il numero più alto in Usa dal 2006, con picchi di 4.500 in una sola giornata. Accesso alimentato di certo dalla svolta del Presidente che ha demolito tutte le politiche restrittive del predecessore, con un cambio radicale rispetto alle Amministrazioni del passato. Ora si trova a gestire una nuova ondata migratoria, vera e propria emergenza che l’ha indotto a trasformare alcuni centri di detenzione in punti di accesso. Ricorda la Ellis Island, isolotto in parte artificiale alla foce del fiume Hudson nella baia di NY, per decenni storica porta d'ingresso di 8 milioni di migranti, i più poveri marchiati con gesso sulla schiena, secondo lo stato di salute. Joe intende rilasciare le famiglie entro 72 ore dal loro ingresso negli Usa.

C’è chi dice che tutto ciò emani sentore di patetico, ma che sia anche molto rischioso. L'eredità che la anti-frontiera che Biden sta erigendo con il Messico, confine ormai fantasma, non è forse l’innesco di un’altra tragedia? La gestazione di un nuovo attacco? Non si placa l’ossessione americana. Sotto le ceneri dell'11 settembre assopito cova forse uno spettro latente, incupito e ingigantito e il terrore di una gigantesca ondata umana, una trama in lievitazione, rivolta ora contro la stessa Nazione?

AlIa marea di alieni che bussano alle porte dei confini meridionali dell’America, fa eco il ritiro totale delle forze statunitensi dall'Afghanistan entro l’11 settembre. Demagogica scelta dell’anniversario, data di ritirata più che di vittoria. Osservatori qualificati intravedono un legame con le 3.500 tra le 10.000 truppe NATO con funzione non di combattimento, ma di'addestramento e assistenza alle forze di sicurezza afghane. Il generale Kenneth McKenzie, comandante responsabile per l'Afghanistan, la scorsa settimana ha dichiarato al Comitato per i Servizi Armati del Senato che le forze afghane potrebbero crollare dopo il ritiro degli Usa. Muri di sicurezze militari esterne che svaniscono in Medio Oriente insieme a muri di sicurezza nazionale, sanitaria e umanitaria al confine Messicano.

Gli alleati degli Usa che hanno investito enormi risorse economiche e militari in Afghanistan temono un ritorno al potere dei talebani e il bagno di sangue che probabilmente ne seguirebbe. Biden ha giustificato il suo ritiro con la necessità di contrastare le sfide di Cina e Russia e rafforzare alleati e partner democratici contro l'autocrazia. I jihadisti di tutto il mondo sarebbero stati incoraggiati e rafforzati da una percepita sconfitta degli Usa per mano dei talebani, strombazzata da Al Qaida pochi giorni dopo lo stesso annuncio di Biden. Come arpie Pakistan, Iran, Cina e Russia svolazzeranno intorno alla carcassa afghana, tutti a gara per aiutare a finanziare e armare sia talebani che afghani. I talebani hanno cessato di attaccare le truppe alleate ma hanno incrementato gli attacchi ai militari afghani e ai rappresentanti civili del governo di Kabul. Hanno raggiunto sì un accordo con gli USA, con il ritiro delle truppe straniere in cambio dell’arresto all’asilo dei qaedisti, ma non con il Governo afghano, obiettivo primario da proteggere da parte della coalizione in partenza.

 

(consultazione:   washington post; herald tribune; il messaggero; tgcom.24; sole 24 ore - nicoletta cottone; donna news – roadsightnews;cityofdonna.org; my herald review; arizona daily org; corriere della sera; fanny agostini - europe1; chris farrel - gatestone inst.; ansa)

 

 

Inserito il:05/05/2021 17:41:39
Ultimo aggiornamento:05/05/2021 19:11:52
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