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Aggiornato al 12/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Umberto Romano (Rossano, CS, 1952 - ) - Maree di speranza

 

Il Neo Nazionalismo

di Romeo Gazzaniga

 

Il ritorno del nazionalismo, rietichettato anche come “sovranismo” e “populismo”, è una delle forme inattese e sorprendenti che l'Europa sta rivivendo. Ed a risvegliarlo sono stati i crescenti flussi migratori degli ultimi anni tutt'altro che ben accetti da gran parte dei popoli europei.

Questo neo nazionalismo che vuole una barriera al flusso incontrollato di migranti soprattutto dall’Africa:

  • ha provocato la Brexit;
  • ha raggiunto una cospicua valenza politica e conseguente potere di Governo in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria ed anche in Italia sino alla recente ingenuità del leader leghista che dopo circa 1 anno e ½ ha “tolto la fiducia al proprio Governo”, consentendo al PD di accordarsi per un nuovo governo con i 5 Stelle ;
  • nelle recenti elezioni europee ha ottenuto un successo inferiore alle attese, comunque sufficiente a non consentire alle coalizioni storicamente alla guida dell’U.E. di poter governare senza il coinvolgimento di altri partiti minori.

Siamo entrati in una fase di trasformazione dell’Europa con tutte le incognite del caso.
Per quanto riguarda l'Italia abbiamo qualche dato in più rispetto ad altri paesi europei per tentare una più ragionevole comprensione, non necessariamente esaustiva, del fenomeno migratorio collegandolo al contesto in cui da qualche decennio il Paese sta vivendo.

Fenomeno che tende ad essere liquidato, dai generici fautori dell’accoglienza, come semplice e deprecabile razzismo e in quanto tale sanzionabile senza appello almeno moralmente-Inaccettabile e sbrigativa semplificazione che non rende giustizia all’intelligenza dei mittenti e dei destinatari.

Proviamo ad analizzare, con minore superficialità, le motivazioni di rifiuto all’accoglienza migratoria che raggrupperemo in economiche, culturali e demografiche unitamente ad una nota sulle responsabilità di cui non vogliono farsi carico gli attuali dirigenti di turno dei partiti di centrosinistra, pur dimostrando una certa capacità (il periodo Minniti docet).

Accoglienza viceversa tollerata nel caso di chi fugge da guerre e rifugiati politici sempre che i numeri di questi richiedenti asilo siano contenuti.

 

Le motivazioni economiche.

In questo contesto l’immigrato viene visto come un aggravante di una già intollerabile disoccupazione interna che in Italia ha raggiunto livelli più che cospicui ed apparentemente inamovibili.

L’Economia di Mercato, con le sue micidiali regole non scritte, è una impietosa competizione permanente, guerra economica che lascia sul campo morti civili non adeguatamente soccorsi dalle forme di assistenza in vigore quando previste. La spietatezza che colpisce i perdenti, e che incombe sempre sul futuro dei provvisori vincenti, lascia scarsi spazi per qualsiasi spinta alla solidarietà per il prossimo.

Economia da noi gestita da decenni alla “laissez faire” di A. Smith senza alcun tentativo serio di perequazione legislativa che favorisca la redistribuzione della ricchezza prodotta e non l’esponenziale accumulo in pochissime mani. Il danno collaterale sta nel continuo calo dei consumi interni che a sua volta provoca una ulteriore diminuzione della domanda di posti di lavoro: un avvitamento autosoffocante.

Peraltro la nostra economia di mercato, a differenza di altri Paesi europei, non più in grado di affiancare alle imprese private alcune imprese statali da noi smantellate da dolose inefficienze e saccheggi clientelari dai gestori politici di turno.

Molti dei nostri Governi hanno colpevolmente sperperato ogni risorsa del Paese e se ciò non bastasse lo hanno indebitato a livelli di “fallimento di fatto” sull’orlo di una formalizzazione della Procedura di Infrazione da parte dell’Europa, se non saremo capaci di adottare severe e credibili misure di rientro da tale debito. E in queste condizioni finanziarie è impossibile avere a disposizione i fondi non tanto per attuare assistenza ai migranti economici ma addirittura per affrontare gli atavici problemi insoluti nonché le crescenti sacche di povertà che colpiscono i cittadini del nostro Paese e che intendono, in un regime di scarsissime risorse a disposizione, far valere il loro diritto di prelazione nei confronti di pretendenti in arrivo dall’esterno.

Il fenomeno immigrativo non tanto intra comunitario quanto proveniente dal continente africano è visto come la più pericolosa minaccia per il potenziale numero di profughi prodotto da un boom demografico fuori controllo.

Come un investitore di Borsa reagisce alle prospettive di guadagno anche lontano nel tempo di titoli beneficiari di particolari scoperte scientifiche e/o proficue fusioni societarie, così le maggioranze degli elettori dei Paesi europei scontano con forte anticipo un realistico concetto di invasione anche se al momento il rapporto tra autoctoni e allogeni è ancora ben lontano da teorici limiti di guardia. L’incidenza dei migranti dall’Africa sul totale della popolazione è addirittura intorno al 2%; lontana dalle medie delle altre nazioni europee con incidenze percentuali a due cifre.


Le motivazioni culturali.

L'immigrazione ci costringe a contatti con etnie, culture, tradizioni, usi, costumi, lontanissimi dai nostri. Inintegrabili a breve termine, non accetti e respinti dalle maggioranze elettorali che come visto hanno già profondamente modificato storici profili politici di parte dell’Europa.

In teoria i fautori dell’accoglienza e dell’integrazione potrebbero aggiungere all’accusa di “razzista” quella di “etnista”.

In realtà la spinta interiore che rifiuta l’accoglienza propende per aiuti a casa loro è sollecitata da ben altre corde in cui il larvato razzismo, quand’anche esista, è presente in piccole tracce:

Siamo già abituati a selezionare i rapporti con i nostri connazionali; a includerli e non, ad accettarli o rifiutarli nella compagnia e nell’amicizia, ad accoglierli in Circoli rigidamente chiusi nonché ad escluderli. Comportamenti, modi di esprimersi o di essere, rango sociale, etc. etc. condizionano le inclusioni e le esclusioni di nostri connazionali esattamente come nel caso degli immigrati ed in queste selezioni o scelte c’è di tutto ma non la prevalenza del razzismo.

 

Le motivazioni demografiche.

L'irresponsabile boom demografico avviato in quasi tutto il mondo dagli anni '60 ha creato oltre ad una legittima gigantesca domanda di beni primari (vitto e alloggio) anche ulteriori aspettative di qualità della vita. Quella già ostentata dal possesso di beni e servizi da parte delle Nazioni più ricche.

E qui non vanno mescolati due concetti:
- quello legittimo di una più equa distribuzione delle ricchezze (non espropriazione) che purtroppo non viene applicato nella stragrande maggioranza degli Stati;
- quello implacabile della legge dei numeri:

. se aggiungo qualche posto a tavola, della torta a disposizione le fette saranno più piccole;

. ma se i posti che si aggiungono diventano eccessivi, della torta a disposizione ottenere una piccola briciola sarà una fortuna.


I nuclei familiari con procreazione responsabile e limitata avranno pertanto sempre più di quanto potranno avere le famiglie numerose siano esse di connazionali o di immigrati. E proprio per la loro scelta di vita non avranno alcuna propensione a privarsi di alcunché per cederlo a chi, secondo il loro pensiero, ha deciso viceversa di complicarla per sé, per i propri figli e per la convivenza civile.

 

Migrazioni via mare e approdi sicuri.

Per mare, partendo dalle coste centrali del Maghreb, la via più breve per raggiungere il lembo sud dell’Europa è quella che privilegia le sue propaggini sud: le isole greche, la piccola Malta e soprattutto la Sicilia con le sue isole minori. Il rischio di naufragio, per migranti imbarcati in sovrannumero su carrette del mare, è quasi certo. I salvataggi in mare, oltre che un dovere etico-morale, sono obbligatori come da specifiche norme di legge nazionali ed internazionali.

Il nodo, che provoca una feroce guerra civile dialettica soprattutto fra gli italiani, sta nella destinazione dei salvati che per la maggioranza delle opinioni correnti non può essere automaticamente l’Europa.

I nostri governi hanno chiesto invano ai Paesi nordafricani il blocco delle partenze delle carrette del mare. Hanno anche dotato gratuitamente la marina libica di natanti da adibire al pattugliamento delle coste per fermare gli scafisti, con risultati inferiori alle attese.

 

Le remore storico morali dei partiti di centrosinistra

Inconcepibile il rifiuto dei precedenti Governi di centrosinistra all’ascolto delle ragioni di non accoglienza degli immigrati da parte della maggioranza dei cittadini italiani, e con loro dibatterle, in quanto contrarie alle politiche di assistenza e accoglienza umanitaria come da supina tradizione storica e sedicente propria etica comportamentale. E qui siamo all’assurdo assunto di alcuni partiti che pretendono di “non eleggere” gli elettori! Ovvero candidati Amministratori che contro le volontà democraticamente espresse dai cittadini del “Condominio Italia” intendono far valere la loro di agenda. E con la pretesa poi di essere votati!

È sicuramente un problema di etica interiore per alcuni Partiti che si candidano come Amministratori del Condominio Italia il dover accettare richieste difficili da digerire. Ma va anche detto che con queste premesse è bene che questi Partiti cambino immediatamente mestiere trasformandosi in “Circoli etico-culturali” senza la pretesa di proporsi per la guida del Paese.

Inoltre non si regalano ad Amministratori concorrenti, e di cui si conoscono le potenziali pericolosità, superficialità ed inadeguatezze, le gestioni di futuri Governi della Nazione. Si fa buon viso a cattivo gioco e si gestisce alla meno peggio la patata bollente dell’”Aiutiamoli a casa loro”.

Esempio da manuale il fasullo colpo di stato militare del 1981 da parte del generale Jaruselski in Polonia che scongiurò l’invasione da parte dell’armata rossa, per farsi carico lui, polacco, di “sopire le ribellioni e riportare i polacchi all’osservanza dell’ortodossia marxista”. Le sue formali e blande pratiche repressive hanno evitato quelle ben più dolorose che sarebbero state messe in atto dall’invasore sovietico.

Devono essersene sicuramente ricordati i socialdemocratici danesi che lo scorso giugno hanno vinto le elezioni politiche con un programma in cui, fra i punti già storicamente propri, aveva sorprendentemente inserito il blocco all’immigrazione. E così non han regalato il governo alle destre.

I nostri Partiti di centrosinistra storicamente non eccellono nella comunicazione e nel dialogo con i cittadini. Cosa che gli preclude non solo di diffondere e dibattere le ragioni della loro linea di condotta, ma anche di ascoltare con forte anticipo richieste di cui non avrebbero mai sospettato l’esistenza e con le quali, se vogliono governare, venire volenti o nolenti a patti. Poi non riescono a spiegarsi perché perdono consensi ed elezioni. Ma va ?

 

Le effettive distanze tra fautori dell’accoglienza e fautori dei respingimenti

Per tentare una soluzione che metta fine al feroce scontro dialettico in corso tra le parti, sarà bene cercare quei pochi punti di convergenza e lavorarci il necessario per arrivare ad una sintesi comune.

Le parti convengono che l’Italia, come ogni altro Paese europeo, non è in grado di accogliere masse di sempre più crescenti potenziali immigrati per ragioni oggettive: spazio fisico mancante e contesto occupazionale in perenne discesa che non consentirebbe agli immigrati un sia pur minimo accettabile inserimento economico di autosostentamento.

Gli “accoglienti”, forti dell’incidenza minima dell’immigrazione rispetto agli altri Paesi europei (Italia 2/4%, media dei Paesi europei 10%), intendono affrontare il problema a tempi futuri ovvero al raggiungimento di incidenze a due cifre.

I “respingenti” viceversa non hanno alcuna intenzione di raggiungere percentuali a due cifre giudicando già esplosiva ed intollerabile la tensione civile venutasi a creare tra italiani ed immigrati, in quanto i costi affrontati per l’accoglienza, vengono sottratti ai problemi irrisolti ed alle indigenze locali cui intendono dare l’assoluta precedenza.

Tenendo conto che i “respingenti” sono maggioranza nel Paese, e democraticamente se ne dovrebbe prendere atto, sarebbe opportuno che gli “accoglienti” anticipassero quelle decisioni di rinvio del problema: affrontare insieme la ricerca di soluzioni di aiuto a casa loro coinvolgendo nel dibattito tutti gli altri Paesi europei (sovranisti e non).

 

Possibile ipotesi che accomunerebbe “accoglienti”, “respingenti” e masse di potenziali immigrati.

Gli sterminati spazi del Continente africano non sarebbero minimamente intaccati da “enclavi europee”, zone franche, nuovi villaggi dedicati, aree in concessione, affitto, etc. ove dispiegare una mutua collaborazione fra masse, che cercano a tutti i costi di immigrare in Europa, ed i Paesi europei che non sono in grado di accoglierli.

I potenziali immigrati forniranno la manodopera e l’Europa i finanziamenti per costruire in Africa villaggi e città che alle abitazioni affiancheranno strutture produttive polivalenti cui far affluire, dall’Europa e dal resto del mondo, specifiche commesse. L’evasione di tali commesse consentirà ai potenziali immigrati di rimanere nel loro Continente ed ottenere quell’occupazione e conseguente reddito che illusoriamente pensavano, con viaggi più che rischiosi, di trovare in Paesi europei già sovraffollati ed alle prese al loro interno con recessioni economiche e disoccupazioni in crescita.

Piccole dosi di immigrazioni in Italia e paesi Europei continuerebbero ad esistere comunque ma in forme molto limitate e diluite nel tempo.

Non possiamo comunque illuderci di avere garanzie che si trovi soluzione duratura a qualsiasi ipotesi intrapresa. Sarà pertanto compito della “staffetta umana” nei lustri a venire cercare nuovi accomodamenti e soluzioni al problema di una sempre più difficile convivenza civile.

 

Inserito il:06/09/2019 14:23:21
Ultimo aggiornamento:06/09/2019 14:32:36
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