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Aggiornato al 25/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Eduard Bargheer (Finkenwerder, Amburgo, 1901-1979) - Case di Ischia

 

Rivoluzione - Costruzioni abusive

di Giorgio Panattoni

 

Anche gli ultimi avvenimenti confermano che si deve uscire dalle deleghe locali.

Sono troppi e troppo diffusi i casi di elusione delle norme per lasciare in mano a chi non fa il suo dovere il compito di far rispettare le regole.

Sembra una eresia ma nel contesto di connivenza, affari, piaceri, corruzione etc che caratterizza tutte le operazioni che vedono coinvolto un ente pubblico sembra non esserci altro sistema che accentrare le decisioni in enti di controllo lontani dalle lusinghe e dagli interessi che ruotano attorno agli oggetti da decidere.

Il caso appena scoppiato è quello delle costruzioni abusive.

Come si fa ad accettare che un comune approvi progetti senza i requisiti minimi di coerenza con i piani che gli stessi comuni hanno elaborato ed emesso. Anzi in aperto contrasto.

Spesso i progetti non ci sono, ma vengono in qualche modo sostituiti da accordi più o meno formali e regolarizzati magari a posteriori.

E se le costruzioni si fanno ugualmente senza progetto e senza approvazione come si fa ad accettare che qualcuno le faccia senza che nessun ente di competenza locale se ne accorga.

Magari interi villaggi sul mare. O, come noto, dentro siti archeologici o negli alvei dei fiumi.

Di solito in ambienti sufficientemente delimitati dove basta un controllo visivo.

E come si fa ad accettare che lo stesso comune porti acqua e luce ad una costruzione abusiva, rendendola con ciò almeno formalmente uguale ad una regolare.

E come si fa ad accettare che i proprietari di costruzioni abusive paghino regolarmente le imposte locali.

O magari non le pagano, alla faccia dei contratti di luce e gas regolarmente stipulati, senza che succeda nulla.

Come si fa ad accettare che quando qualche sindaco pazzo decide di abbattere una costruzione abusiva passino anni, anzi decenni, prima che questo avvenga.

Anzi quasi sempre non avviene.

E come si fa ad accettare che gli abusivi spesso abitino costruzioni molto più comode o in posizioni invidiabili di quelli che seguono ahimè le procedure stabilite, e che rischiano di passare per fessi.

E potremmo continuare.

Che si deve fare?

Togliere le deleghe di approvazione dei progetti a quegli enti locali, dove il sistema attuale non funziona. Inutile sperare di farlo funzionare.

Assegnare ad enti esterni il controllo del territorio, visto che gli enti locali non lo fanno.

Lanciare una operazione di censimento dell’esistente.

Fa davvero impressione leggere che tutti sanno e raccontano che ci sono milioni di costruzioni abusive e nulla succede! Il censimento quindi dovrebbe essere facile e rapido.

E poi si dice che i danni dei terremoti, delle valanghe e delle alluvioni sono così estesi nei nostri territori così fragili anche perché le costruzioni abusive sono fatte male e senza i requisiti necessari o in posti dove non dovrebbero esserci.

Assegnare all’esercito il compito delle demolizioni delle costruzioni abusive, su decisioni prese da organi della magistratura dedicati con procedure snelle e dirette.

Perché non si utilizza di più l’esercito per compiti che nessuno fa? Viene in mente lo sgombero delle macerie nei siti colpiti dai terremoti o da altre catastrofi naturali.

Infine, commissariare tutti comuni nei quali la percentuale di costruzioni abusive supera la percentuale del ….%.

La discussione sul quantum è aperta.

Non vorremmo che si decidesse per il 20%, sarebbe una grande presa in giro. Perché in uno stato che funziona basterebbe un caso solo, diciamo due, per far scattare la sanzione.

Ma vista la capacità espressa sino ad ora dagli organi che devono decidere non ci sarebbe molto da stupirsi.

Poi apriamo la discussione sui provvedimenti di condono, nati per agevolare le piccole variazioni e finiti per rendere ufficiali addirittura costruzioni gigantesche che nulla hanno a che fare con lo spirito della norma. Anche se questa è certamente discutibile.

E a chi avanza una qualche motivazione sociale diciamo che il diritto alla casa non può e non deve essere risolto con la elusione diffusa della norma.

 

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Inserito il:25/08/2017 11:33:57
Ultimo aggiornamento:25/08/2017 11:40:45
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