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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Anthony Holdsworth (1945- England) - Morning on the Malecon, Havana, Cuba - 2002

 

E’ morto Fidel: Pace all’anima sua

di Tito Giraudo

 

In questi giorni, non so se saranno peggiori quei due o tre estimatori che il Leader Cubano ha ancora da noi oppure i silenzi e le omissioni di circostanza.

Fidel Castro è stato un Dittatore marxista e non mi importa se a farlo diventare marxista sono stati gli americani o i sovietici.
Un dittatore marxista, secondo me, è colui che in nome del proletariato si arroga il diritto di governarlo a vita e non solo sul piano politico che è già grave, ma anche sul piano economico, impedendo un minimo di proprietà e iniziativa privata, il tutto condito dalla totale mancanza di libertà, anche di pensiero.
Le rivoluzioni marxiste sono un fenomeno del Novecento e non nascono dal basso.

Come nell’ottocento per le rivoluzioni liberali, le novecentesche sono state guidate da borghesi, ma mentre quelle ottocentesche furono fatte per conto proprio, queste sono state fatte per conto d’altri, i quali altri, sovente, non sono stati nemmeno informati.

Nei primi anni della dittatura si deve combattere la reazione, vera o presunta, interna o esterna, così si giustifica la mancanza di libertà. E’ altresì vero che le dittature marxiste hanno un debole per scuole e ospedali e questo infiamma gli ammiratori stranieri che senza informarsi sulla qualità delle una e degli altri diventano i propagandisti all’estero.

Se la dittatura marxista fosse a tempo sarebbe cosa meritoria. Purtroppo è un leader massimo che si insedia, ben presto subentra il culto della personalità e infine la satrapia e, a volte, la monarchia ereditaria.

Naturalmente nelle dittature marxiste si formano ben presto i dissidenti, quelli che in qualche modo non accettano il pensiero unico e che capiscono che quel minimo di conquiste sociali le avrebbero avute, magari meglio, con gli odiati regimi democratici e capitalisti. Sono tuttavia pochi costoro, facilmente controllabili e messi a tacere. Dimenticavo, alle scuole e agli ospedali si affiancano le carceri. Queste sì efficienti.

Un'altra mania delle dittature marxiste è esportare la rivoluzione, un po’ come gli americani che sono fissati di esportare la loro democrazia. Lo fanno però in maniera cruenta andando “a rompere i maroni” in giro per i paesi sottosviluppati, dove in genere c’è una dittatura uguale e contraria, quella di destra.

Le dittature di destra sono nate, o da un rigurgito colonialista (economico e mai dichiarato), oppure dalla reazione dei ceti abbienti che si sentono minacciati nei loro interessi.

Le dittature di destra subentrano sempre a sistemi democratici deboli e impotenti.

Le dittature di destra sono sempre a tempo, perché i ceti che le provocano, poi mal le sopportano.

Vero che ormai anche tra dittature di destra o di sinistra non c’è molta differenza: l’unica esistente è che le dittature di sinistra si trasformano in dittature di destra, mentre queste ultime, se Dio vuole, spariscono lasciando spazi a sistemi democratici.

Storia a sé fanno le dittature arabe e medio orientali ma lì, politicamente, siamo al Medio Evo.

Nel caso di Fidel, poco importa se è diventato marxista prima o dopo il sciagurato (perché fallito) sbarco nella “Baia dei porci”. Oppure se lo è diventato perché tossicodipendente dal Rublo. Sta di fatto che Castro ha applicato a 360 gradi i crismi marxisti.

Il Socialismo marxista è un’utopia che ha infiammato milioni di adepti in tutto il mondo. Nato come lotta sociale e di classe è diventato ideologia e fede incrollabile, naturalmente parliamo del novecento, dove dittature di destra e di sinistra hanno infiammato il mondo.

Quando è caduto il Muro di Berlino, il mito del Socialismo reale si era sgonfiato da tempo, tuttavia le abitudini sono dure a morire.

Chissà perché, quest’ultimo baluardo del Socialismo reale ha ancora i suoi estimatori, come se Castro fosse stato un’altra cosa.

Io penso che, se a quel debosciato e mafioso di Batista non fosse subentrato il Castrismo, non sarebbe passato molto tempo che a un piccolo Paese come Cuba, potendo vivere tranquillamente di turismo, zucchero e sigari cubani, sarebbe bastato un minimo di liberalizzazione democratica per raggiungere ben altri livelli di libertà e benessere.

In questi giorni assisteremo alle processioni, tipo Mecca, per omaggiare la salma, anzi mi dicono le ceneri, e qui mi sorge un dubbio: che come forse successe al Caudillo in Spagna, la morte sia stata posticipata, perché  i gruppi dirigenti delle dittature di destra e di sinistra, prendono tempo. Nel caso di Cuba pare sia la famiglia a contendersi il potere che sarà messo in discussione nel 2018, quando Raul Castro dice che lascerà la Presidenza.

Ci toccherà anche di sentire gli sproloqui dal vivo e registrati di Gianni Minà e di qualche altro reduce, cosa alquanto divertente. Il peggio, saranno gli intellettuali e i giornalisti che faranno le distinzioni e che cercheranno di salvare almeno l’epica della rivoluzione cubana. Parleranno del popolo oppresso, non da Castro, ma dal bieco capitalismo americano.

Portiamo pazienza e andiamo a votare. Noi che possiamo.

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Inserito il:29/11/2016 22:54:45
Ultimo aggiornamento:29/11/2016 23:01:28
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