Aggiornato al 19/05/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Mimmo Paladino (Paduli, BN, 1948 -  ) - Per il Corsera

 

Dove ci porta l’invasione dell’Ucraina?

di Bruno Lamborghini

 

E’ molto difficile all’inizio di marzo prevedere dove porterà il conflitto ucraino, ma comunque pare opportuno proporre alcune considerazioni.

In primis, si può pensare che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia non fosse un evento imprevedibile, come invece lo si riteneva in Europa ed in USA, in quanto Putin aveva già espresso obiettivi espansionistici sin dall’inizio del suo mandato nei primi anni 2000 e poi aveva attuato le prime azioni con le invasioni di Georgia (2008) e Crimea (2014) e successivamente con le Repubbliche Popolari del Donbass.

Il sogno ossessivo di Putin è quello di realizzare una specie di riedizione dell’Unione Sovietica assieme al rafforzamento della sua leadership internazionale, non solo nei confronti dell’Occidente, ma anche nei rapporti con la Cina, non attraverso vie diplomatiche, ma attraverso azioni militari mirate, utilizzando anche milizie private come il battaglione Wagner. 

In USA ed in Europa si è sottovalutato l’impatto, non solo economico, ma soprattutto psicologico che ha avuto sulla Federazione Russa la fine dell’Unione Sovietica. Il passaggio traumatico dal grande impero post zarista ad uno Stato ex comunista con gravi problemi interni ha spinto verso la ricerca di nuove aspettative con il gruppo di potere guidato da Vladimir Putin, ex KGB nominato da Eltsin in un momento di transizione.

Putin nell’arco di 22 anni ha potuto crearsi un pieno potere personale in cui dominava l’obiettivo di far tornare la Russia al ruolo di grande potenza, se non entro i confini dell’ex Unione Sovietica, almeno estesa ai territori russofoni di cui l’Ucraina era il simbolo storico, costituendo essa la Russia Bianca assieme alla Bielorussia ed alla Russia moscovita.

In Europa non si è sufficientemente considerato quanto stava avvenendo nella Russia di Putin ed il possibile insorgere di nuovi conflitti dopo più di 70 anni di pace, si pensi ad esempio al ruolo incerto avuto dall’Europa nella guerra balcanica. Negli ultimi anni anche la presenza della difesa Nato ai confini è stata relativamente contenuta, anche se la Nato ha fornito a Putin fantasie su possibili attacchi.

La presenza di Francia (Holland) e Germania (Merkel) nell’accordo di Minsk 2 nel 2015 assieme a Russia e Ucraina non è riuscita a realizzare l’obiettivo del cessate il fuoco nel Donbass ed a cercare di evitare successive escalation. Peraltro, l’invasione dell’Ucraina, e sopratutto la straordinaria resistenza della popolazione ucraina e del suo presidente Zeleski hanno “risvegliato” l’Occidente, determinando pieno consenso di intervento in particolare a livello europeo e mettendo in moto sanzioni ed un forte impegno per il sostegno dell’Ucraina. Ha soprattutto fatto comprendere che il sogno di pace stabile e sicura è definitivamente tramontato ed occorre prepararsi ad affrontare un confronto forse prolungato con la Russia, ma anche con i crescenti nazionalismi in tutto il mondo.

Ne è conferma di questo cambiamento la decisione di aumentare le spese militari in Germania, sinora poco disponibile ad armamenti militari, così come l’invio di armi all’Ucraina da parte di tutti i paesi europei. L’unanime impegno europeo per la libertà dell’Ucraina appare chiaro, come ha bene espresso nel suo intervento il Presidente Draghi.

Le sanzioni stanno avendo impatto sull’economia russa, anche se non nell’immediato, certamente in prospettiva sulle finanze pubbliche e private russe, avendo tuttavia escluso le esportazioni di gas e petrolio dalla interruzione dei canali SWIFT, per non interrompere i vitali flussi di gas all’Europa, ma così consentendo alla Russia di mantenere attivo il maggiore flusso di pagamenti dall’estero.

La domanda è se queste sanzioni fermeranno Putin che appare intenzionato comunque a prendere il pieno controllo dell’Ucraina, costi quello che costi in specie di vite umane, anche bambini e voglia applicare lo schema da lui adottato in Siria, con l’evacuazione degli abitanti e successivamente radendo al suolo le città.

Ma supponendo che possa raggiungere il suo scopo, la situazione appare ancora più critica, dovendo i russi affrontare una difficile guerriglia nell’immenso paese, guerriglia di casa in casa a cui i carri armati difficilmente potranno contrapporsi; la Russia non può dimenticare cosa è successo nel corso di un decennio durante il loro dominio in Afghanistan sino all’uscita ingloriosa.

L’obiettivo del rafforzamento da parte di Putin della propria leadership internazionale ha ora trovato un chiaro stop, nel mondo occidentale, mentre diverse appaiono le posizioni in Asia (la Cina sembra considerare l’invasione dell’Ucraina e le reazioni dell’Occidente come punti di riferimento per la politica cinese verso Taiwan).

Il peggioramento dell’economia e società russa potrebbe anche portare a radicali cambiamenti nel governo, anche se è lecito nutrire perplessità. Questa drammatica vicenda sta determinando a livello mondale gravi fattori di instabilità nelle relazioni politiche ed economiche, aggravando alcune condizioni negative generate dalla crisi pandemica. 

L’economia europea che stava rilanciandosi dopo il biennio pandemico dovrà ora affrontare un nuovo shock indotto da una anomala crescita inflazionistica assieme al rallentamento delle attività produttive e del commercio internazionale, con rischi di stagflation; ricordiamoci degli anni ’70. In più., l’Europa è già in parte investita da una guerra cibernetica da parte russa, in termini di disinformazione attraverso la Internet Resarch Agency russa guidata dall’ex cuoco amico di Putin Prigozhi ed anche di possibilità di attacchi cibernetici alle infrastrutture europee. 

          

Inserito il:08/03/2022 21:54:25
Ultimo aggiornamento:08/03/2022 22:25:13
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