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Aggiornato al 18/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Leo von Klenze (1784-1864) - Ricostruzione di Acropoli e Aeropago di Atene -1846

 

Pubblichiamo una serie di articoli sull’importante tema della necessità di una partecipazione attiva al controllo ed indirizzo dei politici delegati a rappresentarci.

 

Partecipare alla vita politica

(1) Usi ad obbedir tacendo

di Romeo Gazzaniga

 

E’ il motto dell’Arma dei Carabinieri e sintetizza i valori del dovere e della disciplina nei confronti di ordini che vengono loro impartiti per applicare leggi dello Stato.

Sono valori che, più sommessamente, erano presenti anche nel corollario didattico delle Scuole quale elemento formativo. Disciplina ben accetta in quanto compensata dalle aspettative di buoni risultati e dalla autorevolezza e credibilità delle fonti che la richiedevano.

La Forma mentis della disciplina creatasi nel tempo ha però esteso, impropriamente e per inerzia, solo il concetto di Autorità nei confronti dei Rappresentanti dei cittadini nei Comuni, Provincie, Regioni e Stato.

Queste ultime infatti sono figure con un doppio ruolo: quello di Rappresentanti dei cittadini cui al rispetto per l’incarico loro assegnato, e remunerato, dai Cittadini va abbinato il loro controllo, ed Autorità cui obbedire al momento in cui producono leggi aventi valore impositivo erga omnes.

Di fatto il concetto di Autorità cui obbedire è sempre stato prevalente su quello della Rappresentanza in quanto il Popolo italiano ha scoperto di essere improvvisamente diventato “sovrano” con la Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio del 1948.

E con un certo scetticismo in quanto per un Popolo il sentirsi “sovrano” per dettato costituzionale richiede uno sforzo immaginativo non di poco conto in quanto sino a quel momento ha vissuto in una sottomissione atavica ai Poteri di turno che si perde nei tempi di un lunghissimo passato che ha permeato la condotta di tutte le precedenti generazioni (“La dittatura delle abitudini”, come ben descritto nel libro di Charles Duhigg, è dura da rovesciare).

Infatti il pensiero di influenzare se non addirittura controllare e indirizzare i propri delegati nei Partiti non sfiorava i Cittadini italiani in quanto considerato quasi utopico e di fatto impossibile per chi ha avuto sempre e solo Capi cui essere deferente ed ossequioso.

Non si sono posti viceversa queste remore psicologiche le “lobby”, i “signori delle tessere”, i “comitati d’affari”, i “faccendieri” d’ogni risma. Costoro sono riusciti a portare avanti i loro interessi personali, facendoli pagare ad una Collettività assente nel controllo della politica dopo il voto. Eppure i Cittadini italiani erano formalmente e esplicitamente invitati ad influire sulla gestione della cosa pubblica proprio dalla Costituzione (secondi cpv degli Art. 1, 3 e 4).

Proprio per questa colposa “omissione di atti in ufficio” da parte dei Cittadini italiani che non sono mai entrati in sufficiente misura nei Partiti che hanno votato, per controllarli ed indirizzarli, dopo quasi 70 anni di Costituzione ci ritroviamo con:

debito pubblico da fallimento di fatto e casse perennemente vuote; disoccupazione alle stelle con conseguente calo della domanda interna nell’ambito di un continuo aumento della povertà; gestione dell’immigrazione con visione a brevissimo termine creando illusorie aspettative per il futuro nonché crescenti tensioni sociali.

E’ il risultato di “incapacità” e di “sperperi” dei ns governanti che hanno agito in piena solitudine dopo che chi li ha votati non li ha seguiti e controllati ma li ha abbandonati al loro “libero arbitrio”.

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito al declino del voto di fedeltà al partito votato tradizionalmente (anche a costo di turarsi il naso) e l’elettore italiano si è sentito di “rivoluzionare” le proprie abitudini spostando il proprio voto con maggiore disinvoltura. E’ stata anche la fortuna di chi ha creato un Movimento che è riuscito a coalizzare tutte le proteste contro l’incapacità e il malcostume della politica.

Ma al di là della libera uscita dei propri voti, al cittadino italiano la partecipazione alla vita politica (controllo e indirizzo) del Partito che ha votato non gli è ancora proprio congeniale.

E però come cittadino, “uso a subir ... mugugnando” da fonti tutt’altro che autorevoli e credibili, non dovrebbe ignorare i sopracitati inviti della Costituzione ed applicarli “partecipando” onde: smettere con sterili mugugni, sopire inutili polemiche, evitare il nascere di pericolosi sentimenti malvagi come l’odio.

Iscriversi al partito che si è votato e frequentarne le sue sedi, anche periferiche, quelle 5/6 volte all’anno che contano (stesura programmi, elezione di delegati a candidature varie, controllo dell’effettiva capacità dei referenti di Partito in carica, etc.) può fare veramente una differenza epocale.

(Continua)

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Inserito il:19/11/2016 19:06:04
Ultimo aggiornamento:23/06/2017 13:13:18
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