Aggiornato al 06/12/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Christine Winquist (from Chicago, Illinois, United States)  - Inequality Painting (2015)

 

Welfare pubblico e democrazia

di Bruno Lamborghini

 

Mi fa piacere che il tema della democrazia in crisi, da me sollevato qualche tempo fa, abbia innescato interessanti interventi, oltre che un vivace webinar organizzato da Pietro Bordoli. Il recente articolo di Ruggero Cerizza su Democrazia e indebitamento pubblico, assieme al commento di De Tommaso, aggiunge altri elementi al dibattito sulla crisi della democrazia, facendo riferimento nel caso italiano alla spesa pubblica crescente che dovrebbe essere finalizzata al “benessere garantito dallo Stato”, ma va invece a finalità elettorali di breve termine con pesanti conseguenze sul debito pubblico.

In Italia, la spesa pubblica è stimata nel 2022 in oltre 1000 miliardi di Euro, risultando tra le maggiori in Europa, ma l’elemento che caratterizza la spesa pubblica italiana rispetto ad altri casi europei è la destinazione di tale spesa ed il possibile impatto sulla società italiana e sulla sua evoluzione democratica. 

Ho trovato alcuni tentativi di risposte in un intervento del prof. Trigilia, docente universitario, già ministro, dedicato al rapporto tra globalizzazione e crescita delle diseguaglianze. La globalizzazione ha certamente cambiato il mondo, promuovendo sviluppo economico in tanti paesi a bassa industrializzazione, in specie in Cina-Asia ed ha determinato una riduzione delle diseguaglianze economiche tra i paesi industrializzati e gli altri, ma nello stesso tempo ha anche creato crescenti disuguaglianze all’interno dei paesi sia in Occidente che nei paesi emergenti. L’attenzione dell’intervento di Trigilia si è concentrata su Europa e Stati Uniti per cercare di capire le ragioni di crescenti diseguaglianze interne in alcuni di questi paesi ed il possibile impatto sulla democrazia nei diversi paesi. Si sono considerati i paesi secondo tre ripartizioni per aiutare l’analisi, in particolare con riferimento alla situazione dell’Italia:

 

  • Paesi caratterizzati da sviluppo economico positivo, limitato debito pubblico e ridotte diseguaglianze (calcolate in base all’indice di Gini): si tratta dei paesi del Nord Europa e della Germania. La maggiore inclusività sociale e le minori diseguaglianze interne viene collegata all’analisi del welfare pubblico, cioè le destinazioni della spesa pubblica, introducendo il concetto di welfare attivo cioè la spesa pubblica in questi paesi viene rivolta principalmente alla formazione di competenze produttive, alla ricerca ed al supporto all’innovazione del lavoro e delle imprese, finanziata da elevata tassazione, peraltro mirata a precisi obiettivi sociali ed economici. Alte tasse convivono con alto welfare attivo con netto controllo del debito pubblico e dello spreco di risorse pubbliche con effetti positivi sulla crescita economica e sociale, ma anche con positivi risultati in termini di minori diseguaglianze e di una democrazia continuamente negoziata e concertata con i cittadini e con le parti sociali. Questi paesi sono anche caratterizzati da sistemi elettorali proporzionali che più dei sistemi maggioritari possono consentire una pluralità di voci ed un maggiore stabilità sociale e di governo. Grazie a politiche di welfare attivo si promuovono potenzialità di sviluppo economico-sociale e di resilienza di fronte ai cambiamenti grazie alla ricerca ed alla formazione continua di competenze imprenditoriali e tecnologiche

 

  • Paesi caratterizzati da sviluppo economico, limitato debito pubblico, ma elevate diseguaglianze sociali e bassa inclusività: con tali caratteristiche si trovano gli Stati Uniti e in parte la Gran Bretagna. In essi opera un welfare pubblico passivo cioè ai minimi termini per la sanità e la formazione determinando diseguaglianze sociali e instabilità. Non si sviluppa concertazione tra le parti sociali e prevalgono sistemi elettorali di tipo maggioritario, mentre è determinante il ruolo dell’economia privata e della finanza. L’assenza di adeguati investimenti in formazione e ricerca determina rischi di mancanza di personale qualificato e di competenze per il lavoro ed anche crescente dipendenza tecnologica.

 

  • Paesi caratterizzati da limitato sviluppo, forte indebitamento pubblico, crescenti diseguaglianze sociali, scarsa inclusività: sono caratteristiche di Italia e Spagna. In tali paesi prevale un welfare pubblico passivo, con una alta spesa pubblica prevalentemente dedicata a pensioni e sussidi alle persone ed alle imprese con limitato impegno per la formazione di competenze produttive, per la ricerca tecnologica, per l’innovazione organizzativa del lavoro e delle imprese. Si attua alta tassazione assieme ad alta spesa pubblica prevalentemente non produttiva, con conseguente impatto negativo sull’attività economica. A titolo provocatorio ci sarebbe da includere nelle spese del welfare passivo italiano anche l’elevata evasione fiscale (di fatto è un sussidio pubblico occulto agli evasori), la corruzione (gli scambi occulti di denaro e gli effetti sugli appalti possono essere considerati un aberrante sussidio pubblico occulto) ed anche la criminalità economica (sia per gli effetti diretti che per la spesa pubblica rivolta a combattere le attività criminali). Se almeno una parte di spesa pubblica italiana, esplicita ed occulta, si potesse tradurre in welfare attivo, cioè spese ed investimenti da destinare alla scuola, alla formazione di competenze, alla ricerca e innovazione tecnologica e organizzativa, alla sanità ed al miglioramento delle condizioni di lavoro si determinerebbero positivi effetti sulla crescita economica e sociale, ma anche una riduzione delle diseguaglianze sociali, che indeboliscono il sistema democratico. I modelli di welfare attivo e di democrazia concertata del Nord Europa, pur strutturalmente distanti da noi, potrebbero costituire un riferimento ed aprire ad un percorso virtuoso più equo ed inclusivo, con un rafforzamento della nostra democrazia e delle sue istituzioni.

La suddivisione ed il riferimento alle tre classificazioni può certamente essere discutibile e imprecisa, ma può anche far riflettere sul legame tra politiche di welfare attivo od al contrario di welfare passivo (ruolo e destinazione della spesa pubblica, della tassazione ed indebitamento) ed evoluzione della democrazia e delle sue istituzioni, avendo presente gli effetti sulle diseguaglianze sociali ed economiche, quali fattori di tenuta sociale e della stessa democrazia. 

Sono considerazioni che pongono problemi e necessitano di ulteriori valutazioni ed approfondimenti, ci sono tanti altri elementi da considerare, ma il nostro scopo è quello di parlarne e catalizzare la discussione su temi sempre più attuali che richiedono di cercare di dare risposte.

 

Inserito il:08/07/2022 12:04:56
Ultimo aggiornamento:08/07/2022 12:28:49
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