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Aggiornato al 18/11/2018

Camillo Miola (Biacca) (Napoli, 1840 - 1919) - L’Oracolo (1880)

 

Ma ci sono ancora gli oracoli?

di Gianni Di Quattro

 

Non è una domanda inutile perché ci sono nella vita di ciascuno o di un popolo dei momenti in cui succedono degli eventi che sono imperscrutabili di fronte ai quali è difficile decidere cosa fare, quale via prendere, come comportarsi. Voglio dire che gli uomini, malgrado la loro evoluzione e la loro capacità intellettuale, possono trovarsi nelle condizioni di non capire, di non sapere cosa fare.

Questa situazione di incertezza può dunque risucchiare una persona o addirittura un popolo o una gran parte di esso. E può riguardare sul piano personale una decisione sentimentale o patrimoniale come compro o vendo, lavoro per questo o quello, mi fermo o vado e sul piano collettivo quale regime scegliere e quali governanti, a cui credere e quali aspirazioni si possono coltivare.

Di questi tempi capire cosa ci può essere dietro l’angolo, nel futuro, è più difficile, perché la trasformazione che nel mondo è continua sembra essere in una fase di forte accelerazione. Una accelerazione che tende a cancellare lavoro, pensieri, studi, progetti e risultati negativi ma anche positivi del passato per aprire una stagione in cui tutti hanno la sensazione di trovarsi davanti ad un prato verde in cui tutto è immaginare e creare.

Prendiamo per esempio la politica che vuol dire il modo come si evolve la società, i valori che dominano la comunità, l’organizzazione della vita di tutti, il come e se sperare nel futuro. Il popolo, anzi i popoli scontenti, quasi sempre giustamente, della situazione in cui si trovano pensano che cambiare tutto può essere la soluzione per vivere meglio, affidarsi a degli spontanei (come si dice nel gergo della tauromachia) è meglio che confermare chi in passato non è stato giudicato all’altezza. Di conseguenza il mondo si è riempito di personaggi spuntati dal nulla, assolutamente all’oscuro delle più elementari norme di gestione di uno Stato, spesso senza avere maturato alcuna cultura o alcuna idea, ma con la capacità del capopopolo, come spesso peraltro è stato nella storia, che ha consentito loro di acchiappare il consenso popolare attraverso i meccanismi consentiti e leciti della democrazia. Evidentemente il futuro di questi popoli sarà più accidentato perché un cattivo autista non è mai stato autore di un buon viaggio ed è già una fortuna in questi casi quando ci si accorge in tempo di qualche grande buca dove si rischia di precipitare.

Ma non solo nella politica la trasformazione della società accelerata fa sentire i suoi effetti. Anche nei sentimenti a partire da quelli più importanti e vitali, come l’amore e l’amicizia, la velocità favorisce la superficialità, forse perché l’incertezza del futuro genera paura e solitudine ed allora è facile scambiare un segnale debole per un forte sentimento per poi scoprire che la direzione del segnale era quella sbagliata.

Nell’antichità ci sono state le stesse situazioni di incertezza singola o collettiva perché la storia dell’uomo si ripete sempre anche se mai nello stesso modo. Però c’erano gli oracoli. Di fronte a qualsiasi situazione, persino prima di affrontare una battaglia o un viaggio, si chiedeva all’oracolo e questo dava l’indicazione giusta, quella che comunque metteva il richiedente nelle condizioni di maggiore tranquillità perché sapeva di prendere la decisione giusta. Naturalmente spesso l’oracolo suggeriva alcune variazioni e dispensava consigli come non partire subito e rinviare, aspettare per affrontare il combattimento, non affidarsi ad una persona e così via.

L’oracolo sapeva interpretare i segnali che la natura offre di continuo come il movimento delle nuvole o il passaggio degli uccelli. Ci sono stati oracoli famosi con le loro sibille che tanti poeti hanno cantato perché a loro si rivolgevano i grandi protagonisti dell’epoca, condottieri e governanti, illuminati o meno, filosofi e poeti.

Ecco, oggi si sente la mancanza degli oracoli che potrebbero indicare, confortare, suggerire il cammino giusto, l’interpretazione del sentimento, il ritmo della propria vita personale o collettiva. Sarebbe bello se, magari nel governo, ci fosse una sibilla che potrebbe dire perché non si deve fare la Tap o si deve fare il reddito di cittadinanza, perché dobbiamo allearci con i russi o con gli americani e così via. Allora si smorzerebbero tutte le polemiche e tutti i cittadini sarebbero tranquilli e andrebbero poi a votare in massa confermando governi e personaggi, a prescindere dalla loro provenienza ed esperienza. Il problema a quanto pare è che ormai il volo degli uccelli non lo capisce più nessuno!

 

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Inserito il:30/10/2018 16:23:10
Ultimo aggiornamento:30/10/2018 16:28:41
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