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Aggiornato al 21/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

I più conservatori siamo noi!

di Gianni Di Quattro

 

I conservatori in politica sono quelli che vogliono mantenere a qualunque costo e prima di ogni cosa l’assetto sociale quale che sia (classi e corporazioni o qualunque altra struttura), i privilegi se ci sono (di censo o di casta), il modo di distribuire la ricchezza che il paese riesce a produrre.

La conservazione sociale e politica può appartenere al mondo della destra o della sinistra, può essere liberale o socialista od anche estremista (in questo caso di destra e di sinistra insieme ed a maggior ragione perché l’estremismo non ha un colore e si richiama ad ideologie che si mischiano spesso in una farneticante visione sociale). Comunque non è vero che è sempre di destra come molto spesso o normalmente viene connotata.

Forse ciò avviene perché almeno nel secolo passato e all’inizio del suo percorso nel mondo a partire dalla Russia, fresca di rivoluzione, il socialismo, che simboleggia per convenzione la sinistra politica, si considerava innovativo e opposto al liberalismo che simboleggia sempre per convenzione la destra.

In altri termini, il socialismo e i movimenti che a lui si richiamano considerano la giustizia sociale prioritaria anche rispetto alla libertà che è considerata in secondo piano, mentre il liberalismo e i movimenti collegati mettono la libertà al primo posto in assoluto e nel senso più ampio, compreso quella di intraprendere e di competere. Certamente l’adesione al liberalismo delle classi ricche e nobiliari ha contribuito a connotarlo come movimento conservatore (perché queste classi erano interessate chiaramente a conservare) e l’adesione delle classi proletarie e contadine al movimento socialista per contro ha connotato tale movimento come innovativo (perché queste classi chiedevano un cambiamento per partecipare anche loro in modo diverso alla ricchezza).

A dimostrazione di quanto sostenuto si possono citare paesi liberali dove vige una forte componente di conservazione e paesi a regime socialista che allo stesso modo sono prigionieri di una conservazione persino fanatica spesso. Questo senza considerare che ormai in molti paesi nel mondo i regimi politici ed economici non sono più così nettamente definibili come prima e come la teoria suggerirebbe, ma si confondono e si mischiano le situazioni, spesso dando luogo a intricate ragnatele preda di dittature politiche o quantomeno burocratiche.

Dunque, al di là del regime che un paese adotta, ci possono essere altre componenti che fanno di un paese a tendenza prevalentemente conservatrice o meno.

Infatti, prendiamo il nostro paese, il più giovane d’Europa dopo la Finlandia e senza considerare ovviamente le modifiche a confini e territori conseguenti a guerre, regimi che sono caduti, regimi che rinascono e che pretenderebbero, movimenti patriottici, interessi commerciali, tradizioni popolari. Tutte cose che da sempre hanno sconvolto il continente europeo e anzi sono state causa di guerre spaventose di conquista per potere e per bisogno.

Dunque, il nostro paese, da quando esiste formalmente anche se ancora con qualche pezzetto mancante (1861) non ha mai visto al proprio interno movimenti di massa, rivolte, rivoluzioni, moti popolari significativi (solo scaramucce sempre facilmente sedate), insomma non ha mai visto il popolo reagire a una ingiustizia, chiedere con forza, battersi per qualche valore comune. Ci sono stati dei movimenti di élite solamente, come può essere stata la Resistenza verso la fine della seconda guerra mondiale o lo stesso Risorgimento che ha portato alla unità d’Italia. Sia nel caso del Risorgimento che in quello della Resistenza si è poi parlato di un popolo che si muoveva, ma in entrambi i casi si è trattato di speculazioni politiche e non di verità storiche. Il nostro paese non ha nel suo DNA il senso della dignità così spinto da ribellarsi per pretendere, per rifiutare, per protestare.

Ma veniamo anche solo al secolo passato. La prima guerra mondiale fatta in modo avventuroso e che ha provocato quasi 700 mila morti su neanche i trenta milioni di abitanti di allora non ha visto proteste né in Parlamento e né nelle piazze. E poi l’avvento del fascismo che ha preso il potere senza alcuna opposizione, salvo sparuti gruppi di persone che il regime ha provveduto ad isolare, mentre alcuni si rifugiavano in Francia o a Londra per evitare guai peggiori.

Poi ancora un’altra guerra (la seconda mondiale) con i suoi morti e le sue tragedie e la resistenza di cui abbiamo detto. Il periodo fascista ha visto soprattutto nella sua seconda parte e nel finale lo scatenarsi di episodi di violenza, atti di disumanità e razzistici, situazioni di grande cinismo culminate con l’alleanza con una potenza straniera anche se ex alleata per l’occupazione del paese sfuggito dal controllo dei gerarchi e delle regole della dittatura.

Quindi dopo la devastazione bellica, un periodo di pace dominato politicamente da due forze politiche e cioè la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Due forze conservatrici, che hanno da una parte favorito la ricostruzione nelle sue linee essenziali, favorito lo sviluppo attraverso l’aiuto alle grandi aziende in cambio di appoggio politico e la libertà (anche fiscale strizzando l’occhio) alle piccole e medie iniziative. In cambio hanno rallentato la concessione di tutti i diritti umani, alcuni ancora oggi non concessi e oggetto di dibattito nel paese. Si pensi al delitto d’onore, al divorzio, all’aborto tanto per citarne alcuni per avere i quali la fatica è stata enorme e l’iter lentissimo.

Un sistema controllato da questi due partiti che ha mantenuto la struttura sociale fascista (le corporazioni anche se i nomi non sono gli stessi), che ha poco investito nella scuola (un popolo ignorante si controlla meglio), che non ha mai messo a punto una politica industriale coerente e ha governato dando spazio a tante strutture sociali intermedie e aiutate economicamente (sindacati, associazioni, enti statali di supporto spesso inutili ma importanti per collocare amici e per esercitare potere), che ha favorito e supportato la nascita di un sistema mediatico compiacente e che da parte, in particolare del Partito Comunista, ha utilizzato la classe intellettuale (i famosi intellettuali organici) per controllare il dibattito sociale e la visione del futuro.

Naturalmente tutto ciò è stato possibile con l’avallo più o meno entusiasta del popolo contento di vivere in un paese dove nulla poteva cambiare e dove quindi ognuno poteva organizzare la propria vita nel modo che voleva contando anche su uno Stato benevolente non asfissiante, purché chi dirigeva potesse mantenere il potere.

Ci sono stati negli ultimi tempi (cioè verso la fine del regime dei due partiti) episodi e uomini che avevano capito e che hanno tentato di smontare tutto l’apparato, come Bettino Craxi ad esempio, ma il sistema è stato forte e ha fatto quadrato coinvolgendo tutte le istituzioni da quelle politiche a quelle giudiziarie, da quelle mediatiche a quelle sindacali.

Dopo la fine del regime democristiano e comunista, quello che è successo non fa che confermare la voglia disperata di conservazione da parte del popolo di questo paese. E così, infatti, ha dato fiducia a Berlusconi capendo che lo stesso avrebbe badato ai fatti suoi e non avrebbe toccato l’apparato sociale. E dopo aveva provato a dare fiducia ad un giovane di sinistra, Matteo Renzi, che prometteva progresso senza avventure, ma dopo lo ha cacciato quando ha capito che questo voleva per davvero riformare e modernizzare il paese, certamente con la complicità di tutti gli apparati compreso quello burocratico, nel frattempo cresciuto a dismisura.

Ed ora? La stessa storia, la stessa tendenza, la stessa cultura. Il popolo italiano è pronto a votare e supportare coloro che promettono di non cambiare (anche se dicono di volerlo fare, questo è un segnale per fare capire che non lo faranno), di assistere e non di riformare, di cacciare gli estranei, di garantire sicurezza a prescindere dal tenore di vita, dalla qualità della vita sociale, dal merito (vade retro) e soprattutto dal futuro per le nuove generazioni. Un popolo egoista per sintetizzare disposto a fare sacrifici e a mugugnare, pur di non andare incontro al cambiamento vero.

L’egoismo, infatti, è una componente forte del conservatorismo. E il popolo italiano può vantarsi con ragione di essere il più conservatore del mondo perché mai ha alternato il suo modo di vedere, mai ha dato fiducia a chi voleva veramente cambiare e quando lo ha fatto è subito tornato indietro (il caso di Renzi è esemplare), sempre sotto tutte le bandiere e con tutti i regimi. L’unico criterio per concedere la fiducia è sempre stato il seguente: questa forza, queste forze amano e sono per la conservazione? Se la risposta è affermativa allora il popolo, in barba a qualsiasi democrazia e a qualsiasi obiettivo di sviluppo vero, appoggia il nuovo con l’entusiasmo di sempre. Quieta non movere et mota quietare, è il motto del nostro paese!

 

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Inserito il:08/01/2019 11:18:50
Ultimo aggiornamento:08/01/2019 11:25:19
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