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Aggiornato al 26/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

Date a Cesare quel che è di Cesare. Ma non fate diventare Matteo, Cesare!

di Tito Giraudo

 

Il dibattito che viene avanti in questo magazine e che riguarda principalmente Salvini, secondo me, è fuorviante rispetto al contesto generale dell’intera alleanza giallo-verde, della vera natura del Governo del cambiamento e del salto generazionale.

Nessuno mi può accusare di non aver preso in considerazioni le analogie grillo-leghiste, rispetto il fenomeno del fascismo, o forse dovrei dire dei fascismi. La considerazione cui sono arrivato è quella che, pur essendoci qualche analogia, contesto e persone sono ben diversi e quindi, secondo me i paragoni sono fuorvianti.

Salvini e Di Maio, vanno giudicati per quello che fanno, più che per quello che dicono, dal momento che le iperboli comunicative, non le hanno certamente inventate loro, anche se sono cambiati i mezzi.

Non sono d’accordo con Peppino Perrotta che Salvini rappresenti un pericolo per la democrazia e che gli si possa dare del fascista tout court. Penso invece che ciò sia strumentale a una parte della sinistra per giustificare la volontà di allearsi con i 5Stelle che considerano: “compagni che sbagliano” (vecchio tic).

Per la sinistra in generale, che la destra governi è un abominio e quindi ogni arma è buona per fermare il mostro. E’ successo con Berlusconi, che a ben vedere proprio di destra non era, pensiamo quindi cosa rappresenta per costoro Salvini, che tra l’altro nemmeno lui possiamo dire di destra classica, se per destra si intendono i moderati conservatori.

Il guaio è che in questo momento, in Italia, la vera destra non esiste; esiste solo quella immaginaria che la sinistra ha creato per nascondere la propria cronica incapacità di essere maggioritaria e quindi di governare.

Nella realtà, anche questa sinistra è del tutto immaginaria, perché dalla caduta del muro (ma aveva iniziato anni prima), ha perso ogni connotazione tradizionale, per essere frequentata soprattutto da borghesi frustrati, con l’aggravante di un ego smisurato.

Caro Perrotta, invece di discutere di Salvini, e se questi indosserà l’orbace, secondo me è meglio dibattere sull’azione di Governo, non solo di Salvini ma soprattutto di Di Maio e intesi come punti di riferimento dei rispettivi schieramenti, sicuro come sono che, né l’uno né l’altro, abbiano la stoffa del caudillo, anche perché per l’avvento delle dittature devono esistere delle condizioni, nazionali e internazionali, che a tutt’oggi non riesco a vedere.

E’ quindi assolutamente fuorviante discutere dei pericoli per la democrazia in questi termini. La quale è in pericolo, non per la presenza di Salvini, ma per la sfiducia, soprattutto indotta, che è venuta maturando da “mani pulite” in avanti, giungendo alla stupidaggine voltairiana della Democrazia diretta, lei sì l’anticamera vera delle dittature.

Ogni giudizio sull’attuale Governo, comunque, non può non prescindere dal principale fattore che impedisce a chicchessia di governare facendo ulteriori debiti, e cioè l’Europa e i mercati, oltre naturalmente al buon senso, che la classe politica dimostra ampiamente di non possedere.

Non ha torto Di Maio, di definirsi erede dello sfacelo, ma prima di considerarsi un erede, avrebbe fatto bene a richiedere “il beneficio di inventario” e quindi fare promesse elettorali che non avrebbe mai potuto mantenere, pena il default che per un paese come il nostro è sempre alle porte.

I Grillini, sono pericolosi perché totalmente incapaci di fare analisi ragionate rispetto al macigno che hanno inaspettatamente incontrato e cioè il debito, che essendo totalmente nelle mani di investitori, se non viene rinnovato, non solo non si potranno fare le riforme del cambiamento, ma non si potranno pagare nemmeno le pensioni e la sanità.

Io credo che dalla maggioranza degli italiani, queste conseguenze non siano state prese in considerazione poiché se pensano alla povertà, così come ci viene descritta dai giornaloni, non tengono conto dell’ombrello protettivo di cui godiamo da decenni, quello sì, fatto veramente rivoluzionario. E cioè il Welfare.

Altro che Governo del cambiamento.

Agli italiani occorrerebbe anche ricordare che si parla di cambiamento dal 45 in avanti, ma che questo è avvenuto soltanto pochissime volte e non sempre, va detto, in modo virtuoso per quello che riguarda le vere origini del debito pubblico.

Consentitemi di vellicarvi la memoria.

Fino all’avvento del primo Centro Sinistra, l’Italia non era dissimile ai paesi di Visegri, esattamente come l’Italia degli anni 50, quando eravamo noi a fregare le imprese ai Paesi cosiddetti più sviluppati. Naturalmente, Di Maio e Salvini, non erano ancora nemmeno in stato spermatozoico, e io, un pargoletto che faceva il Lupetto in parrocchia.

Con i Socialisti al Governo cambiò tutto (nel frattempo ero diventato ateo).

La democrazia Cristiana, non poteva continuare a prendere voti grazie alle Madonne Pellegrine o allo stellone moderato che brilla costantemente nel cielo italico. Il PCI era un Partito forte ed agguerrito che poteva contare sul principale sindacato, oltre a schiere di intellettuali cortigiani. Aveva superato la crisi ungherese e quindi alla DC non restava che aprirsi un po’, ma appena un po’, credevano, alla sinistra.

I Socialisti, capiti gli errori del Fronte, furono pronti al Governo di coalizione a patto che si facessero quelle che chiamavano riforme di struttura: nazionalizzazione dell’Energia elettrica, programmazione economica e poi il Welfare.

Bene, cari “prespidoni” di scarsa memoria a cui voglio dare una passata di tergicristallo:

La nazionalizzazione dell’energia elettrica, costò un fottio, poiché operando in un’economia di mercato era impossibile la requisizione. L’idea patrocinata dal mio amico Riccardo Lombardi, sul piano teorico e per lo sviluppo del Paese, poteva anche essere una buona cosa, nella realtà, si mise in piedi il solito carrozzone statale che dopo qualche decennio dovemmo riprivatizzare, nel frattempo buttando quattrini a palate.

La programmazione economica di ispirazione socialista, programmò un beato cavolo, in compenso mise in piedi tutto l’ambaradan fiscale e burocratico di cui godiamo oggi.

Sull’introduzione del welfare, in particolar modo quello pensionistico e sanitario, non posso che non essere d’accordo, ma…

Ma, va detto, che spendemmo molto di più di quanto potevamo permetterci, soprattutto perché stavamo ipotecando il futuro.

Se a tutto questo aggiungiamo un ruolo attivo dello Stato nei confronti delle periodiche crisi del sistema industriale, con la bella pensata di creare un carrozzone statale composto dai cadaveri delle industrie decotte, che cadaveri erano destinati a restare. Ecco spiegato l’80% dell’attuale debito.

Il resto, l’avranno pur fatto: tangentopoli, stipendi e vitalizi parlamentari, pensioni d’oro ma anche Il retributivo per tutti i nuovi pensionati.

Era il tempo della Trimurti Sindacale, quando Lama, Carniti e Benvenuto intervenivano in tavoli di concertazione permanenti anche sul sesso degli angeli.

Dopo mani pulite, Berlusconi, anche se l’avessero lasciato governare, ben poco avrebbe potuto fare se non, invece di fare il piacione, avesse fatto davvero il buon padre di famiglia e cioè non spendere quello che in cassa non c’era.

Se davvero il Cavaliere fosse stato un conservatore di destra, con il consenso elettorale che aveva avuto, avrebbe potuto spiegare agli italiani che senza lacrime e sangue, questo Paese non sarebbe cambiato. Si fece far fuori invece dalla sinistra giudiziaria e nei suoi numerosi ritorni, anche Forza Italia diventò unicamente una macchina elettorale, anzi, la meglio macchina elettorale.

Di Prodi non parlo, perché le sue imprese all’IRI e come Presidente del Europeo, parlano da sole.

Questi baldi giovani, è vero, hanno ereditato settant’anni di demagogico mal governo, ma questa cari amici, non è una buona scusa per ripetere gli errori del passato, senza per altro lo stile e l’aplomb della vecchia classe politica.

Io, invece di preoccuparmi dei presunti golpe salviniani, penserei piuttosto alle follie Grilline.

Il reddito di cittadinanza è giusto farlo se ci sono i quattrini, ma soprattutto se non è meramente assistenziale. Legare la riforma dei centri per l’impiego al reddito di cittadinanza, non è solo fuori dalla realtà, perché il lavoro se non c’è non è il collocamento a crearlo, ma con i chiari di luna, burocratici e inefficienti di questo Paese, ci vorranno anni prima che i quattrini erogati trovino una loro legittima giustificazione.

Naturalmente, ce n’è anche per il “trucido”.

Quando un Paese ha la fortuna di aver avuto l’agnello sacrificale Elsa Fornero, si tiene stretta la riforma, che sarà anche servita a farti andare al Governo, ma se il sistema collassa sarai maledetto fino alla quinta generazione.

Io non credo che a livello di impreparazione personale, ci sia molta differenza tra Di Maio e Salvini, semplicemente cambia l’entroterra elettorale: Meridionale, quello del primo. Settentrionale quello del secondo.

Ma caro Peppino, pensi proprio che i lumbard e i veneti vogliano davvero il fascismo e siano disposti a barattare il loro benessere conquistato con grande fatica e in democrazia, per mettere l’orbace in testa a Salvini?

La dimostrazione di quanto dico è nella pratica di questo Governo.

Salvini, che fiuta l’aria molto meglio di Di Maio, ha calato le brache senza bisogno di farselo dire, sia sulla Brexit (e qui ha sbagliato), ma soprattutto sul superamento della legge Fornero, accontentandosi di una “quota cento” che ogni giorno perde pezzi per la strada.

Pur avendo ragione nel non sottovalutare l’impatto dell’immigrazione, ritengo Salvini sia il peggior Ministro dell’Interno che questo paese abbia mai avuto, e che dopo aver giustamente mostrato i muscoli nei confronti delle regate cosiddette umanitarie, avrebbe dovuto dedicarsi a trovare alleati in Europa ed elaborare un piano dei rimpatri, non a parole, ma nei fatti.

Salvini è in pieno conflitto di interesse. Come leader del partito deve vellicare le nostre pance. Ma come Ministro dell’interno, ridurre i fondi sulla gestione dell’immigrazione e soprattutto favorire la chiusura dei Centri, creerà drammatiche conseguenze su quell’ordine pubblico che dovrebbe tutelare, al di là del cambiare le varie divise dei corpi dello Stato, come Fregoli.

Vedi Peppino che non risparmio nulla a Salvini, ma da qui ad aspirare al fronte anti salviniano, per quello Grillino con i dinosauri della vecchia sinistra, mi spiace ma non ci sto. E se tu, come penso, sei un po’ di sinistra, come puoi volere la definitiva sparizione di questa? Questi desiderata lasciali a noi anticomunisti viscerali.

 

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Inserito il:19/12/2018 18:43:42
Ultimo aggiornamento:19/12/2018 18:59:43
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