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Aggiornato al 28/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vincent van Gogh (Zundert, Olanda, 1853 - Auvers-sur-Oise, Francia, 1890) – La siesta

Pubblichiamo sotto il titolo “La siesta”, spunti, pensieri e osservazioni di Gianni di Quattro relativi a fatti di attualità, principalmente di politica nazionale ed internazionale. Ci auguriamo che questo possa favorire un interscambio di idee con i lettori i quali sono invitati a commentare ed a dibattere sia in caso di accordo che di disaccordo col pensiero dell’autore.

 

La siesta (04)

di Gianni Di Quattro

 

La vicenda della Alitalia non è destinata a concludersi presto. La storia di questa travagliata azienda la conoscono tutti e i colpevoli pure, politici, sindacalisti, manager incapaci. Fino a quando non si prenderà atto che questa azienda è fallita e se ne progetterà un’altra con una parte di questa ma con una strategia diversa, non ci potrà essere una soluzione valida, non si potrà vendere perché nessuno è interessato a comprarla, si potrà solo nazionalizzarla per continuare ad accumulare ingenti perdite a carico dei cittadini di questo paese. Un esempio eclatante di mala gestione, di clientelismo, di strumentalizzazione politica, di spreco.

La politica estera di un paese è una cosa seria, sarebbe una cosa seria. Significa la connotazione del paese, scelte di campo internazionale, relazioni da coltivare, ambienti da conoscere, strategie da condividere. Non c’è il minimo dubbio che in questo momento la nostra politica estera è affidata al caso, è fatta da gente che incontra uomini politici esteri grazie agli incontri fissati dalle ambasciate ma senza proposte effettive, senza riconoscimenti di ruolo, solo per buttare polvere negli occhi di cittadini inconsapevoli, per far vedere che ci siamo quando in effetti siamo ovunque e questa non è strategia. Del resto, siamo onesti, non si può pretendere il disegno e lo sviluppo di una politica estera in momenti così complicati a livello internazionale da chi sino a pochi mesi prima faceva altri mestieri, dignitosi, ma che non c’entrano nulla con la diplomazia. Se i partiti e la gente capissero questo concetto il paese migliorerebbe!

La Gran Bretagna dopo avere deciso di lasciare l’Europa e dopo avere deciso di tornare ad isolarsi sentendone forte il richiamo e con l’illusione di tornare ad essere imperiale, ha pure deciso di abbandonare Erasmus. Per dire come ad ogni arretramento politico corrisponde sempre un arretramento culturale. Chissà cosa ne pensano i giovani inglesi, scozzesi e irlandesi!

Il fenomeno della crescita dei verdi in tutta Europa è un buon segnale. Vuol dire che tanta gente da una parte abbandona utopiche e superate ideologie (alcune di ritorno sempre pericolose) e dall’altra rifiuta socialmente e culturalmente i fenomeni di sovranismo e nazionalismo, pensando alla concretezza della gestione della cosa pubblica e della natura. A partire dall’Austria dove i verdi sono (in coalizione) al governo. Ma anche Germania, Francia, Gran Bretagna. Peccato che nel nostro paese non esistono (e non sono mai stati significativi) i movimenti politici che si richiamano ad una politica verde così come i movimenti politici di difesa dei diritti civili (i poveri radicali sono sempre stati molto minoritari). Forse però quello che succede ora in Europa può essere uno stimolo importante.

In alcuni paesi si sviluppano delle rivolte popolari conseguenza delle esasperazioni della ingiustizia sociale e dei problemi economici diffusi della popolazione. Spesso queste rivolte durano settimane, provocano morti e feriti, sconquassi cittadini, violenze insomma. Cile per esempio, ma anche Colombia, Argentina per non parlare del Medio Oriente. I media seguono i primi giorni le vicende, raccontano, cercano i particolari, fanno analisi anche se superficiali e dopo un po’ il silenzio scende profondo sulla vicenda di turno. La realtà è che i media fanno solo cronaca banalmente e brutalmente e invece devono capire che se vogliono avere un futuro non solo devono trovare il mix giusto tra versione digitale e cartacea, tra quello che si legge e quello che si vede, tra versione principale e appendici, non solo devono avere una articolazione di prezzi e di servizi, ma devono anche cambiare il modo di fare giornalismo. Chissà se lo capiscono, forse prima o dopo dovranno capirlo visto che ora sono in perdita o campano di sovvenzioni o di raccolta pubblicitaria sulla quale non si può programmare un futuro.

La nuova legge elettorale in discussione tra i vari partiti (così pare) sarebbe l’ennesima di questa democrazia. A differenza di altre democrazie europee dove la legge elettorale è sempre la stessa da decenni. Questo la dice tutta sulla responsabilità dei partiti e sul ruolo del Parlamento che, invece di fare gli interessi del paese, seguono gli interessi del partito che in quel momento ha la maggioranza e che tende a cambiare le cose in suo favore. Una grande lacuna di sensibilità democratica. Speriamo che stavolta riescano a fare un lavoro serio e super partes, almeno moderatamente (chissà!).

Si parla di 5G, di meraviglie tecnologiche, di un futuro ormai alle porte e anzi iniziato. Ma siamo sicuri che nel nostro paese esiste la gente in grado di maneggiare queste reti, queste tecnologie? Soprattutto siamo sicuri che nel nostro paese esiste la gente a livello di responsabilità politica e aziendale (come fornitore o utente) preparata per capire la logica di uso di queste tecnologie (che non è una semplice sostituzione delle vecchie)?

 

Inserito il:12/01/2020 11:50:38
Ultimo aggiornamento:12/01/2020 11:55:23
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