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L’Iran e l’Operazione Sansone: giocarsi la posta per far saltare gli Emirati
di Vincenzo Rampolla
All’attacco congiunto del 28 febbraio 2026 del duo Usa – Israele, nei primi giorni l'Iran ha reagito con missili balistici e droni contro gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che hanno negato agli Usa l’uso delle proprie basi per attaccare l’Iran. 20 missili e 70 droni hanno superato di botto la contraerea colpendo le basi americane e l’aeroporto di Dubai oltre a grandi alberghi, 2 Data Center di Amazon Web Services e il principale Centro di Desalinizzazione.
Gli EAU hanno annunciato il 2 marzo, di aver subito 165 missili balistici iraniani, di cui 152 intercettati e 13 caduti in mare, nessuno ha preso il bersaglio. Sono stati lanciati altri 541 droni, di cui 506 abbattuti e 35 caduti in territorio nazionale. Il Bahrein ha annunciato la neutralizzazione di 75 missili balistici iraniani e 130 droni d'attacco. Il numero di mezzi utilizzati dall'Iran per colpire il Bahrein non è noto. Il Kuwait ha comunicato l'intercettazione di 97 missili balistici e 283 droni dall'Iran fino al 1° marzo e il Qatar che ha segnalato 100 missili balistici iraniani e 40 droni. La Giordania ha dato 13 missili balistici e 36 droni il 28 febbraio, primo giorno e senza aggiornamenti. L’Arabia Saudita non ha pubblicato i dati sugli attacchi e anche se la sua principale raffineria è stata colpita due volte, ma con meno danni. Lanciati in totale oltre 1.072 droni e 200 missili. L’Iran punta tutto per portare gli Emirati all’estremo stress. Gli Emiri hanno sborsato miliardi a Trump e trapela che, sotto le bombe, i super progetti nell’AI diano alla pazza gioia.
Khalaf Ahmad Al-Habtoor, influente miliardario dell’establishment EAU, ex diplomatico che aveva creduto di poter fare grandi affari grazie al Presidente Usa, il 5 marzo ha pubblicato una lettera in cui si rivolge al tycoon con tono pesante e inflessibile:
Chi ti ha dato l’autorità di trascinare la nostra Regione in una guerra con l’Iran? E su quale base hai preso questa decisione pericolosa? Hai calcolato i danni collaterali prima di sparare? Hai messo i Paesi del Golfo al cuore di un pericolo che non hanno scelto. E ancora: Le tue iniziative del Board of Peace sono state finanziate dagli Stati del Golfo - pensando al miliardo di dollari che l’Amministrazione ha chiesto a ognuno di loro per sedersi al tavolo – Dove sono finiti questi soldi? La lettera continua ricordando che: La vera leadership non si misura dalle decisioni di guerra, ma dalla saggezza, dal rispetto per gli altri e dalla spinta verso il raggiungimento della pace. Hai promesso agli americani la pace. Stanno ottenendo guerra, pagata con le loro tasse. E conclude con la frase più tagliente: Prima che l’inchiostro si asciughi sull’iniziativa del Board of Peace ci troviamo ad affrontare un’escalation militare che mette in pericolo l’intera Regione.
È inquietante lo stile per questa raffica di colpi, a prima vista isterici e maldestri. Offesa, paura, ritorsione? Puzza. C’è sotto qualcosa. Gli Emirati sono i grandi bersagli degli iraniani perché, con gli Accordi di Abramo, riconoscono Israele. Anche il Bahrein lo riconosce, eppure, viene risparmiato. Dubai pare essere il vero bersaglio di Teheran, l’icona della sacrilega collusione degli arabi del Golfo nel clan del denaro e del potere. E forse è ciò che sotto, sotto i Pasdaran vogliono scoprire da Al-Habtoor, il pivello miliardario che ha osato strapazzare Trump.
In Israele vige l’Opzione Sansone. È per gli adepti: l’idea, l’augurio o l’anatema per far crollare le colonne del tempio sopra di sé al grido Muoia Sansone con tutti i filistei, ovvero scatenare l’arma atomica in un duello di sopravvivenza per l’Iran. A modo suo l’Iran sembra cercare una strada nella stessa direzione. Vuole portare all’estremo nel Golfo lo stress dei vicini, fratelli in Abramo, a costo di rischiare la loro rappresaglia, pur di trascinarli a una rivolta contro Trump. Intuizioni, pensieri incauti e impulsivi dei padroni assoluti del Golfo.
La domanda sguaiata di Al-Habtoor sulla sorte dei fondi del Board of Peace, svela qualcosa. I Principi arabi hanno versato miliardi di petrodollari a Donald e ai suoi lacchè. Pensavano di tenere in pugno il tycoon, di fare affari con lui. Neppure le inverosimili montagne di quattrini rastrellate e con il potere nella Casa Bianca si può sedare la sua capricciosità. E i re del Golfo hanno arricchito Trump, sicuri di imbrigliarlo; in cambio sono minacciati a morte da bombardamenti di missili e droni iraniani. Una guerra mai cercata, mai voluta.
Eppure hanno sborsato. Il Qatar ha donato a Trump un aereo da $400 M. Un fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha versato $2 Mld nell’hedge fund di Jared Kushner della Affinity Partners di
Miami e il Qatar e il principe di Abu Dhabi Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan hanno snocciolato $100 M a testa per godersela nell’oasi nepotista coltivata dal genero. Tutti insieme, appassionatamente. Si scoprono le carte. Il caso più rischioso e succulento riguarda proprio il Governo degli EAU. A gennaio 2025 ha investito $500 M per il 49% della nuova piattaforma di criptovalute appena varata da Trump, con Steve Witkoff leccapiedi di fiducia. Viene ora il bello: gestori della società sono i figli dei due e la famiglia Trump ha incassato direttamente $187 M, quella di Witkoff $31M. Subito dopo, nel suo ruolo di Presidente degli Usa, ha dato accesso agli Emiri di un assaggio dei semiconduttori più avanzati per l’AI, opera di Nvidia negli Usa.
Ci siamo. Scoperta una delle ricette oscure per i lanci di missili in corso. Il Golfo oggi è una colossale impresa e azzardo sull’AI, con progetti per centinaia di miliardi di dollari tra le monarchie petrolifere e le Big Tech americane. E l’Iran è maestra. Centellina e sceglie le sue mire con cura minuziosa e capacità di mettere in crisi e indebolire. Gli Emirati stanno lanciando Stargate, un progetto da $500 Mld con giganti americani come OpenAI, Nvidia e Oracle; Microsoft ha un suo maxi-piano e l’Arabia Saudita e il Qatar hanno simili progetti da capogiro: i 3 droni caduti sui Data Center di Amazon Web Center, 2 negli Emirati, il 3° in Bahrein, generano incertezza in tutta l’area. Che droni sono? Sono i droni kamikaze Shaded, nati nei laboratori dei Pasdaran, battezzati droni martiri, usati da Putin per smembrare l’Ucraina e ora anche in Usa con più modelli di bassissimo costo. Progettato per farsi esplodere Shaded è candidato a cardine del conflitto ibrido. Eppure non è il momento giusto, è presto. Per tutti gli Emiri questo è il futuro, quando il petrolio e il gas saranno meno importanti o abbondanti. Per questo il rischio dei droni kamikaze di Teheran ha il sapore di veleno di un cobra reale: un tocco e fa fuori l’elefante.
I sovrani arabi ne parleranno con Kushner, Witkoff e i Trump alla Future of Investment Initiative, conferenza d’affari a Miami nelle prossime settimane. Sono tesi e impazienti. Ancora una volta vorranno garanzie. Ma sanno già che Trump non è prevedibile, neanche per i suoi familiari e soci in politica e business.
Perché non complicare la storia, non bussare la porta a un nuovo garante e controllare ogni futura reazione dell’Iran a fine guerra? Questo sarebbe il momento più adatto. Un colpo raffinato. Coinvolgere la Cina di Xi Jinping, asso nella manica in questo Kaos globale? Perché no.

Consultazione: Affinity Partners – Miami; Rapporto Board of Peace; Troni Shaded, Rorsera, Guido Olimpo – Marta Serafini; Simone Pierini; Storia di Redazione Web – Il Messaggero; CENTCOM; Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Artesh; Alberto Bellotto; L.Fubini Corsera).

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