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Un “compromesso storico 2.0”?
di Bruno Lamborghini
Il 29 marzo a Roma si è tenuto un raduno di 200 ex democristiani promosso da Dario Franceschini per celebrare il 50esimo anniversario dell’elezione di Benigno Zaccagnini alla guida della DC nel 1976, ma soprattutto per fare una riflessione sulla tradizione democristiana ed il suo impatto sul PD nel definire la propria identità tra la componente di sinistra e quella moderata e cattolica.
Penso che il raduno degli ex DC non sia stato un evento casuale, ma qualcosa che potrebbe avere un significato in vista delle prossime elezioni, perché l’eredità democristiana è ancora presente in Italia in forme diverse nello stesso PD con i tanti Franceschini, in Forza Italia berlusconiana (Silvio Berlusconi aveva adottato molte politiche prese dalla DC) ed anche in alcune parti di Fratelli d’Italia e nel Movimento Cinque stelle.
Al convegno di Roma si è parlato molto delle prospettive del “campo largo” tra PD e Cinque stelle in vista delle elezioni e dei rapporti tra Schlein e Conte. Non a caso diversi partecipanti hanno parlato più di Conte che di Schlein, essendo Conte definito da alcuni di loro un democristiano, “uno di loro”, un cattolico con venature di sinistra, ma di centro e quindi più vicino e consono agli ex Dc convenuti. Lo stesso Casini che nel suo ultimo libro si definisce “L’ultimo democristiano!” (ma non è certo l’ultimo) ha sempre sottolineato la necessità di una coalizione dell’opposizione in grado di unificare esigenze di sinistra con quelle di centro moderate. In più, in molti altri convegni di area centrista del PD è stata più volte espressa la necessità di dare un ruolo politico più rilevante a componenti cattoliche moderate.
E’ evidente che Conte ha ben compreso queste posizioni e si sta muovendo con l’obiettivo chiaramente esplicito di puntare ad essere il capo del futuro possibile governo con la vittoria della coalizione. La sua intenzione di fare le primarie per scegliere ll leader, ampliando la platea dei votanti a tutti i cittadini oltre agli iscritti, ha il chiaro obiettivo di accedere al più ampio pubblico facendo leva sulla sua precedente doppia esperienza di presidente del consiglio, esperienza che non ha Schlein. Ma anche Schlein propone le primarie contando sul suo precedente successo per la segreteria del PD, ma ora rischia perché gioca su un terreno diverso. In ogni caso la partita si dovrà giocare tra Schlein, componente di sinistra ed il “partito di Conte”, di centro (con un po’ di sinistra) e per questo Conte appare forse in vantaggio, al di là del fatto che la leadership di governo dovrebbe essere attribuita al partito con più voti.
Sarebbe peraltro opportuno che prima delle primarie i due leader si mettessero attorno ad un tavolo con i propri collaboratori per stilare un programma politico affinché chi vota possa considerare i contenuti e non solo i contendenti, cercando comunque di arrivare a convergenze sulla maggior parte dei temi per il bene del paese seguendo le concrete esigenze e perché no? cercando di ipotizzare un governo ombra in grado di divenire rapidamente struttura di governo, indipendentemente dall’esito delle primarie.
Tornando alla riunione degli ex DC, il loro pensiero (che forse rappresenta anche cosa pensa una certa parte dei cittadini italiani) in questo momento è di cercare qualche forma di compromesso (un “compromesso storico 2.0”?) tra le due posizioni, tra una sinistra di Schlein ed un centro di Conte con alcune eredità grilline. Forse alcuni ex DC hanno in mente e ripensano per assurdo a quanto avvenne negli anni 70 quando la DC di Aldo Moro tentò di affrontare un rivoluzionario “compromesso storico” con il PC di Enrico Berlinguer, cercando di costruire una collaborazione di governo tra i due maggiori partiti italiani, sino ad allora in netta contrapposizione. Era un periodo molto drammatico per la presenza delle Brigate Rosse che si concluse con l’assassinio di Moro ed un tentativo di appoggio esterno da parte di Andreotti e poi peraltro si arrivò al 2007 quando si dette vita al Partito Democratico con l’unione tra Margherita ex DC e Democratici di sinistra DS ex PCI.
Certamente e per fortuna non sono le condizioni di oggi, ma forse gli ex DC (che prendo un po’ provocatoriamente come punto di riferimento) intendono trarre da quella lontana vicenda qualche idea per superare la confusa ed ambigua contrapposizione tra Schlein e Conte nella vana ricerca di un “campo largo” che rischia, se non risolta, di far perdere al centro sinistra la prossima occasione politica.
In realtà, anziché ricercare vecchie formule politiche e confusi compromessi l’opposizione dovrebbe proporsi nuovi concreti obiettivi in grado di rivitalizzare un paese che non riesce più a esprimere speranza e futuro e ascoltare quanto dicono tanti giovani che sono ritornati a partecipare alle ultime votazioni perché vogliono poter essere protagonisti e non succubi nella costruzione di un loro futuro, ma che non sono interessati ad un confuso dibattito politico sia a sinistra che a destra.

