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Ipotesi di dialogo nella guerra Iran-Usa-Israele
di Vincenzo Rampolla
ATTACCO ALL’ IMPIANTO NUCLEARE DI NATANZ
Sabato 21.3.2026. Gli Usa e Israele hanno colpito l’impianto nucleare iraniano di Natanz, uno dei siti chiave del programma di arricchimento dell’uranio di Teheran. La notizia è stata diffusa dai media iraniani e confermata dall’Organizzazione per l’energia atomica della Repubblica islamica. Il complesso è stato preso di mira nella mattinata di sabato. Le autorità iraniane sostengono che non sia stata registrata alcuna perdita di materiale radioattivo e che non vi siano rischi immediati per la popolazione residente nelle aree circostanti.
L'allarme dell'AIEA. Rafael Mariano Grossi, DG dell'AIEA (Agenzia internazionale dell’energia atomica) ha fatto appello alla moderazione militare. L'AIEA è stata informata dall'Iran che il sito nucleare di Natanz è stato attaccato oggi. Non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione al di fuori del sito. L'Aiea sta valutando, si legge sull'account 'X' dell’Agenzia ONU.
Natanz non è un bersaglio qualsiasi. È il cuore storico del programma iraniano di arricchimento e già nelle scorse settimane era finito sotto attacco. Il 2 marzo scorso il sito era stato colpito durante le operazioni militari americane e israeliane contro l’Iran. L’AIEA aveva inoltre parlato, nei precedenti raid, di danni estesi in alcune aree del sito, ma senza conseguenze di radioattività verso l’esterno. Il raid di sabato approfondisce dunque una campagna militare già in corso contro l’infrastruttura nucleare iraniana.
Colpire di nuovo Natanz non significa solo segnalare che, per Washington e Tel Aviv, il dossier nucleare resti il centro dello scontro con Teheran ma anche che il livello della crisi entra in una fase in cui il conflitto ha già superato i limiti dello scontro diretto. Nelle stesse ore due missili balistici iraniani sono stati lanciati verso la base anglo-americana di Diego Garcia, Oceano Indiano, senza colpire il bersaglio: il teatro della guerra si sta allargando, sul piano geografico e strategico.
Il Medio Oriente sta entrando in una fase di destabilizzazione più profonda e meno controllabile? Il rischio più concreto è quello di un’ampia regionalizzazione del conflitto, con il coinvolgimento crescente di basi occidentali, rotte energetiche e attori militari già attivi in più teatri della regione.
In questo senso Natanz è il simbolo del fatto che la guerra non si sta spegnendo, spostandosi su una soglia più alta. E mentre Teheran denuncia una violazione del Trattato di non proliferazione, e Washington continua a rafforzare la propria presenza militare nella regione, la diplomazia appare ancora in ritardo rispetto agli eventi.
CONDIZIONI DI FINE GUERRA IRAN. L'Iran ha posto 6 condizioni per porre fine alla guerra con gli Usa e Israele, condizioni che sono state rese note dall’agenzia Tasnim, vicina al regime.
Eccole, molto dure e difficilmente accettabili dagli Usa:
- La garanzia che il conflitto non si ripeta,
- La chiusura delle basi militari statunitensi nella regione,
- Il pagamento di un risarcimento all'Iran,
- La fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all'Iran, come Hezbollah,
- L'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz,
- Il perseguimento penale e l'estradizione degli operatori dei media anti-iraniani.
Uno dei nodi centrali della guerra al momento è il punto 5, la situazione dello stretto di Hormuz. Trump ha minacciato di bombardare le centrali elettriche iraniane se entro 48 ore il regime non riaprirà il passaggio. Ma Teheran ha risposto: Hormuz rimane aperto a tutta la navigazione, tranne che alle imbarcazioni collegate ai nemici dell’Iran.
LE CONDIZIONI DI TRUMP. Trump e gli Usa al bivio. La guerra contro l'Iran entra nella quarta settimana e Trump per la prima volta valuta una riduzione degli sforzi nell'operazione Eic Fury. L'impegno militare non può ancora essere considerato esaurito. Abbiamo vinto la guerra, sintetizza baldanzoso riferendosi al risultato ottenuto tra cielo e mare. Rimangono però due nodi da sciogliere: lo Stretto di Hormuz ancora bloccato e 440 kg di uranio arricchito di Teheran fanno sempre gola.
In questo quadro, l'Amministrazione Trump ha iniziato a pianificare possibili negoziati di pace con l'Iran, secondo lo scenario delineato da Axios sulla base di informazioni fornite da fonti statunitensi. Ci stiamo avvicinando sempre di più al raggiungimento dei nostri obiettivi mentre valutiamo la graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente in relazione al regime terroristico iraniano, parole che lasciano intravedere l'epilogo del conflitto. Se non è commedia.
Consiglieri del presidente, Jared Kushner e Steve Witkoff, starebbero valutando le condizioni per un eventuale accordo che dovrebbe prevedere la riapertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare e missilistico iraniano e la fine del sostegno di Teheran a Hezbollah, ad Hamas e agli Houthi. Negli ultimi giorni non si sono registrati contatti diretti tra Usa e Iran, ma messaggi indiretti sono stati trasmessi tramite paesi terzi come Egitto, Qatar e Regno Unito. Secondo fonti americane, l'Iran si è dichiarato disponibile a trattare, ma pone condizioni rigorose: La distanza con Washington è enorme. Possiamo dialogare, ma non voglio un cessate il fuoco. Non si fa un cessate il fuoco quando si sta annientando completamente l'altra parte, sintetizza Trump.
Gli Usa sperano che l'Iran accetti limitazioni importanti, tra cui l'azzeramento dell'arricchimento dell’uranio, la riduzione della capacità missilistica e la smilitarizzazione di centrali nucleari chiave. Fonti della Casa Bianca sottolineano che Teheran ha già rifiutato in passato condizioni simili, rendendo le trattative ancora delicate e incerte. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è pronto ad accogliere positivamente ogni iniziativa che possa portare questa guerra ad una totale conclusione. L'Iran è pronto ad ascoltare e prendere in considerazione tali proposte ma non sembra che gli Stati Uniti siano pronti a fermare la loro aggressione. Noi vogliamo la fine totale, onnicomprensiva e duratura della guerra.
La guerra intanto prosegue. Gli Usa continuano a muovere navi e marines verso il Golfo Persico, potenziando una macchina bellica che potrebbe attivarsi per prendere il controllo dello Stretto di Hormuz e riaccendere il traffico del petrolio, attalmente paralizzato da Teheran con effetti su mercato e prezzi. Trump non esclude l'ipotesi di boots on the ground, con l'entrata in scena di truppe di terra. La svolta potrebbe servire per prendere l'isola di Kharg, cuore del sistema petrolifero iraniano. O potrebbe essere finalizzata ad un obiettivo ancor più ambizioso.
L’uranio arricchito uraniano fa gola a Trump. Secondo la Cbs, nella giornata in cui viene bombardato il sito nucleare di Natanz, il Presidente starebbe elaborando strategie e disegni per impadronirsi degli arsenali atomici iraniani e in particolare dell'uranio arricchito: 440 chili circa, probabilmente localizzati ancora a Isfahan, determinanti per lo sviluppo del programma nucleare di Teheran. Al momento, Trump non ha ancora preso una decisione. Secondo due fonti citate dall'emittente, il piano prevede il possibile dispiegamento di forze provenienti dal Joint Special Operations Command, l'unità militare d'élite incaricata delle missioni più delicate. Una portavoce della Casa Bianca ha dichiarato senza commenti che è il Pentagono ad occuparsi dei preparativi.
Funzionari statunitensi hanno affermato che l'Amministrazione Trump non ha escluso la possibilità di tentare di recuperare le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. La missione è ardua e rischiosa. Stiamo parlando di bombole contenenti gas di esafluoruro di uranio altamente contaminato al 60%, quindi molto difficile da gestire, ha detto Grossi al programma della Cbs Face the Nation with Margaret Brennan. Non dico che sia impossibile. So che esistono incredibili capacità militari per farlo, ma sarebbe sicuramente un'operazione molto impegnativa.

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