Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale
Mercati in fermento: la privatizzazione del nucleare
di Vincenzo Rampolla
24 marzo 2026. Con tre ordini esecutivi, diffusi in simultanea dall’Agenzia Nucleare Nazionale e dallo stesso Presidente sul suo social Media Truth, Donald Trump punta a rinnovare radicalmente il settore nucleare USA: affida ai privati e agli algoritmi dell’IA la gestione dell’energia atomica, fino a oggi monopolio del Governo. Privatizza il nucleare con un piano che mira a riformare tre punti rilevanti della legislazione nucleare Usa e a quadruplicarne la capacità energetica. In sintesi:
1. Riformare le metodologie di test dei reattori nucleari Usa, semplificandole e accelerando i tempi di concessione dell’autorizzazione ai nuovi reattori, chiarendo le relative le autorità competenti,
2. Ridisegnare la NRC, Commissione per la Regolamentazione del Nucleare, modificando anche la valutazione dei rischi peculiari di ogni nuova forma di produzione energetica,
3. Rinnovare anzitutto l’industria nucleare Usa, creando un ciclo continuo di produzione del carburante nucleare interno.
È una novità rivoluzionaria, con dirompenti effetti tecnologici, economici, finanziari e sociali. Mai una democrazia ha osato cedere la gestione del nucleare a privati, in assenza alle spalle di uno Stato garante. Simbolicamente il testimone passa dalle Agenzie federali alla Silicon Valley e l’IA non si limita de facto a progettare reattori, ma viene invocata de iure a sostituire la burocrazia statale, frenando al massimo i tempi di ratifica e trasformando il nucleare da dossier di Stato in business aziendale e algoritmico. Una transizione epocale che stimola efficienza ma pronostica inquietanti dubbi. Il primo: Chi controlla il controllore, quando si tratta di un codice?
I Big all’assalto del nucleare. Nel tempo si è scatenata una fitta sequenza di accordi e fusioni:
Accordo Microsoft-Nvidia: avviso ufficiale diffuso il 24 marzo 2026, parallelamente all’annuncio. Prevede l’integrazione delle piattaforme per automatizzare i processi di licenza nucleare.
Accordo Three Mile Island: già siglato il 22 settembre 2023 tra Microsoft e Constellation Energy, con durata 20 anni si avvale di un prestito garantito di $1 Mld.
Accordo Helion Energy: firmato fin dal 10 maggio 2023 tra Microsoft e Helion per l’acquisto di energia da fusione a partire dal 2028.
Agli accordi si aggiunge l’Atomic Energy Advancement Act, legge federale del 2024 che inserisce l’efficienza dei processi e la semplificazione delle revisioni normative per reattori avanzati.
A marzo 2026 la Nuclear Regulatory Commission (NRC) ratifica la collaborazione della Agenzia Nucleare Nazionale con il settore privato per l’integrazione dell’IA nei processi di licenza.
Il Dipartimento dell’Energia (DOE) [Ministero] sviluppa il protocollo Regulatory Context Protocol (RCP) per verificare la conformità agli standard di sicurezza e per automatizzare la comunicazione tra richiedenti e regolatori attraverso agenti IA.
L’IA in prima linea. La novità prevede strumenti di IA capaci di generare automaticamente documenti tecnici e di sicurezza, riducendo i tempi di licenza da anni a settimane. Nvidia fornisce l’infrastruttura di calcolo per simulazioni complesse e Microsoft integra le soluzioni su Azure, piattaforma pubblica di cloud computing con oltre 200 servizi.
Forse inizia a prendere forma il bizzarro interesse del Sig.Trump per le 450 t di uranio arricchito da incassare dall’Iran, riscattato a suon di miliardi. Non è la solita buffonata…tutto previsto.
Per la prima volta nella storia l’atomo, potentissima energia, dalle mani dell’uomo cade in quelle di una balia senza freni e si dilegua nella giungla del mercato. Posta colossale in gioco. Se vinta, saltano le regole del game energetico planetario. Se persa, le cose si alterano, senza scampo.
Che altro porta la novità? Il passaggio del testimone dalla sfera pubblica a quella privata non è privo di insidie e di rischi, ovvero labirinti e buchi neri. Affidando la gestione a una o più aziende con la missione di massimizzare il profitto degli azionisti, la sicurezza rischia di trasformarsi in voce a bilancio molto malleabile: prime a subire ritocchi sarebbero manutenzione straordinaria e eccessi strutturali, e in caso di fallimento del proprietario nessuna assicurazione privata coprirebbe i costi di un disastro nucleare, e l’onere dello smantellamento degli impianti a fine ciclo - compiuti 60 anni di attività - ricadrebbe sui contribuenti, e ancora, per un’azienda quotata l’orizzonte temporale diverrebbe incompatibile con i cicli secolari dell’energia nucleare (50 -100 anni). E se il controllo del ciclo del combustibile andasse in mani private, si aprirebbe il dilemma: una multinazionale segue la furia del mercato globale o la disciplina dei trattati internazionali?
Bonne question.
La novità è: Dare libero sfogo all’energia nucleare, impulso a una fonte di energia a emissioni zero. Trump ha definito l’energia nucleare complemento, più che sostituto dei fossili e aggiunge:
Oggi firmiamo importanti decreti esecutivi che ci renderanno la vera potenza in questo settore.
La novità è un tentativo di far fronte al futuro aumento della domanda di elettricità e di aiutare gli Usa a riconquistare la leadership nel settore dell’energia nucleare. Negli ultimi 30 anni ha completato il progetto di soli 2 nuovi reattori e ha chiuso molti impianti esistenti, mentre Cina e Russia a ritmo elevato fanno a gara per nuove installazioni.
La novità è l’ultimo tentativo di un Presidente Usa per rilanciare l’industria nucleare nazionale, vittima negli ultimi decenni di un forte rallentamento. Nel 2025 Joe Biden presentò un piano per triplicare la capacità nucleare entro il 2050, mentre il piano Trump mira oggi a 4 volte e intanto Phoenix a gran voce reclama energia per i Data Center, ingordi divoratori di elettricità. BlackRock, Nvidia e Microsoft non perdono tempo, hanno già montato un consorzio da $40 Mld per potenziare i Data Center e l’alimentazione elettrica.
La novità è che il privato, l’incubo che da decenni ha paralizzato il nucleare con la sua burocrazia, alla fine è diventato la manna per aziende private, startup, fondi e Big Tech.
Nel modello statale, il Governo si è assunto l’ultimo rischio e Chernobyl e Fukushima sono un disastro nazionale. Nel privato, l’azienda deve massimizzare il profitto e non pensa che a ridurre i costi operativi e i primi tagli si giocherebbero su manutenzione straordinaria e eccessi di sicurezza.
La novità è che se l’azienda privata fallisce, chi gestisce le scorie per migliaia di anni? Quale assicurazione privata copre un disastro nucleare su scala temporale infinita? Lo Stato è l’estrema ratio, ma con il privato si fa il vuoto.
La novità è che smantellare dopo decine d’anni costa quanto costruire. Nel privato, l’azienda può non mettere da parte il capitale e scaricare la demolizione sui contribuenti. Resta a rischio l’eccesso di offerta sul mercato di nuovi reattori a bassa affidabilità e durata, con collaudi superficiali.
L’ultima novità è il rischio geopolitico. Aziende private che debbano trattare impianti di arricchimento o ritrattamento, un tempo segreti di Stato, possono impelagarsi nei controlli. L’azienda che affronta la gestione con leggerezza, lontana dalla severità propria di uno Stato, può creare un rischio al destinatario, intralciandone l’attività.
Che fine fa la cultura nucleare? Se il settore diventa privato e orientato al profitto, le aziende licenziano nei periodi di magra, disperdono ingegneri e tecnici e si crea un vuoto di competenze, con decenni per essere colmato. Un’azienda privata soggetta a regolamentazione indipendente e rigorosa può essere più disciplinata di un’azienda statale che ha portato a sforamenti dei costi, mentre la competizione privata è orientata all’efficienza e alla meritocrazia.
Se il nucleare passa al privato senza che lo Stato mantenga norme severe, inclusi i poteri di veto, senza un fondo pubblico obbligatorio per smantellamento e scorie, il rischio è massimo.
Reazione in Italia. Dopo i referendum il Paese ha liquidato tutta la struttura industriale nucleare e con essa una generazione intera di tecnici e ingegneri. Ha mantenuto quella di ricerca. Nelle Università e negli Istituti Tecnici oggi non esistono più le specializzazioni nucleari, mancano figure tecniche disponibili sul mercato per la ripresa di un settore industriale nazionale nucleare. Piccoli o grandi i reattori nucleari, dovremmo importarli e farli gestire da ingegneri di altri Paesi.
In Italia, nelle mani di ENEA, mai si è interrotta l’avversione al nucleare, neppure dopo i referendum. Risultati strabilianti, 1.200 dipendenti superpagati per gestire commesse nucleari solo e soltanto all’estero. In casa, non se ne parla. Letteralmente vietato. Competenza esclusiva del Governo, mentre l’IA, continua a restare saldamente in mano ai privati.
Consultazioni: Ericson Scenari Economici, Fabio Lugano - 25/05/2025; Mario Caligiuri Presidente Società Italiana di Intelligence; Antonio Maria Gallo, ingegnere nucleare - 11/04/202; Agenzia Nazionale Nucleare Usa.

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