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Perché siamo sempre in guerra?
di Bruno Lamborghini
Nell’ultimo workshop di Nel Futuro mi è sembrato che sia stato chiesto di parlare della guerra, non solo delle guerre che stiamo vivendo, ma anche del perché e come nella storia umana si sviluppano sempre guerre e quindi vorrei aprire un dibattito anche su questo tema.
Se andiamo sulla Treccani la definizione di guerra è “Fenomeno collettivo che ha il suo tratto istintivo nella violenza armata posta in essere fra gruppi organizzati con durata e grandezza significative”.
Le cause che determinano le guerre sono diverse, motivi geopolitici in termini di controllo e invasione di territori o Stati per ragioni di potere ed egemonia oppure interessi economici per il controllo di risorse energetiche, in primis il petrolio o materie prime e terre rare. Oppure, conflitti di frontiere, differenze ideologiche, religiose e culturali e poi diseguaglianze sociali, fragilità istituzionali, ricerca di egemonia, rivalità regionali.
In Europa parliamo ora di guerre dopo l’invasione russa in Ucraina ma proprio quest’anno celebriamo in Italia gli 80 anni della Repubblica senza guerre dopo la fine della seconda guerra mondiale e sono tanti i decenni in cui l’Europa non ha visto guerre dopo tanti secoli di guerre interne e mezzo secolo del 900 in cui gli europei hanno determinato guerre mondiali.
Perché vi sono stati ottanta anni senza guerre in Europa? Peraltro sino all’inizio degli anni 90 c’era una “guerra fredda” attorno a noi, ma avevamo l’anello protettivo americano/NATO che è proseguito anche dopo ed ora sta riducendosi.
Poi c’era stata Yalta che aveva obiettivo anche di limitare lo sviluppo della difesa tedesca per evitare il rischio di un ulteriore ruolo minaccioso della Germania, ma ora questo sta in parte cambiando con il riarmo tedesco che alcuni temono, ma la lunga comune esperienza di convivenza in una Unione Europea pacifica e condivisa rappresenta certamente la migliore garanzia di continuità, anche se sono mutate o stanno mutando le condizioni al contorno. L’Europa può anzi rappresentare nel mondo un modello di non guerra e di pace che potrebbe essere esportato anche altrove.
Si calcola che attualmente siano in atto oltre cinquanta guerre nel mondo di cui seguiamo nei media solo le due maggiori più vicine a noi, Ucraina e Iran/Israele, mentre ve ne sono tante che talvolta si interrompono e poi riprendono o si protraggono per decenni, spesso senza precise ragioni. Poi vi sono le tregue armate che sono di fatto guerre, come nel caso dei rapporti tra Corea del Sud e Corea del Nord od anche lo stato di perenne incertezza conflittuale tra India e Pakistan nel Kashmir, senza dimenticare quanto succede in Sudan nell’indifferenza generale.
La disponibilità di armi nucleari da parte di alcuni Stati costituisce peraltro un chiaro fattore di deterrenza nei rapporti internazionali riducendo le possibilità e occasioni di conflitto.
Le guerre hanno segnato l’intera storia dell’umanità e quindi sorge spontanea la domanda se la guerra è condizione naturale dei rapporti umani e sociali, mentre la pace, quando si manifesta spesso come intervallo tra una guerra e l’altra, rappresenta l’eccezione oppure al contrario se condizioni di pace sono la norma, mentre la guerra è solo un errore o un fattore eccezionale anomalo.
Temo che probabilmente la maggior parte di noi ritenga che sia la guerra la norma e la pace l’anomalia. E’ stato poi inventato il termine “guerra giusta” per dare connotazione etica ad alcune guerre che avvengono in risposta ad attacchi o invasioni da parte di altri paesi, un termine che distingue le guerre e può giustificarle, ma che si presta anche a dare una giustificazione morale a qualsiasi evento bellico che di per sé certamente non può essere etico e giusto.
Motivazioni etiche sono state spesso riproposte a giustificazione di invasioni territoriali o attacchi unidirezionali; ad esempio da parte americana la guerra in Iran è stata spesso motivata da Trump come guerra contro l’”impero del male” del regime iraniano, una motivazione forse per giustificarsi di fronte al Congresso non interpellato.
Un altro termine spesso utilizzato è “Si vis pacem para bellum”, cioè è necessario prepararsi ed essere pronti a guerre come condizione per mantenere condizioni di pace, ma spesso l’accumulazione di ingenti risorse militari può determinare interesse al loro utilizzo trovando motivi di intervento militare per svuotare i magazzini.
Quanto si spende nel mondo per la difesa? Secondo le analisi dell’ISPRI (International Stockolm Peace Research Institute), nel 2025 la spesa militare mondiale è stata di 2.887 MLD $ pari al 2.5% del PIL mondiale con un incremento del 2.9% sul 2024. Gli USA rappresentano il 33% della spesa mondiale con 954 MLD $ pari al 3,5% del PIL USA e nel complesso i paesi europei spendono 864 MLD $ pari al 30% della spesa mondiale con un forte incremento (+14%) sul 2024.
La spesa cinese risulta di 336 MLD $ (+ 7,4%), seguita dalla Russia con 190 MLD $ pari al 38% del Bilancio federale ed al 7% del PI, in realtà altre stime indicano una spesa maggiore per 250 MLD $, mentre la spesa totale NATO risulta di 559 MLD $, con previsioni di forte crescita se si realizza l’obiettivo indicato da Trump del raggiungimento del 5% entro il 2035 del PIL dell’insieme dei paesi NATO. L’India presenta una spesa di 92 MLD $, il Giappone di 62 MLD $ previsto in forte aumento e Israele di 48 MLD $ anch’essa in forte aumento.
In Europa la Germania è ii paese che nel 2025 ha la maggiore spesa militare per 114 MLD $ con forte aumento (+ 24%) e con grandi investimenti a partire dal 2026 con obiettivo il 3,5% del PIL entro il 2030. Nei giorni scorsi la Germania ha sottoscritto un accordo con l’Ucraina per 4 MLD Euro per scambio di tecnologie relative a droni. In forte aumento anche la spesa della Spagna nel 2025 a 40 MLD $. L’Unione Europea ha deliberato nel 2026 un aiuto all’Ucraina per 90 MLD Euro per spese militari e per contributi alla ristrutturazione. L’Italia con le modifiche apportate alla contabilizzazione delle spese militari per arrivare al 2% del PIL registra una spesa di 48,1 MLD Euro (al netto dei nuovi calcoli sarebbe di 32 MLD).
La guerra in Ucraina, ma anche la guerra in Iran hanno messo in chiara evidenza che la guerra odierna non avviene più con i carri armati e le truppe di terra, ma attraverso i droni divenuti il maggiore strumento di guerra assieme ai missili a lunga gittata, con l’assistenza delle reti di satelliti a bassa orbita.
In più, l’Intelligenza artificiale diviene la tecnologia più determinante nella individuazione degli obiettivi, ma anche verso decisioni da parte delle macchine in autonomia algoritmica con i rischi espressi nel dibattito sollevato da Anthropics attorno alle potenzialità di Claude Mythos per il debugging incontrollato nei confronti dei sistemi di cybersecurity, ripreso anche dalla Enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV. In prospettiva, le tecnologie dell’Agentic A.I. attualmente sotto controllo di due paesi, USA e Cina, potranno estendersi anche ad altri paesi con rischi di utilizzo per possibili azioni conflittuali.
Sulla base di quanto sta avvenendo con la straordinaria crescita e la vasta diffusione della spesa militare in tutti i paesi assieme alle potenzialità espresse dalle tecnologie di droni e missili guidati da reti satellitari e Agentic A.I. ci possiamo chiedere quali potranno essere gli scenari di guerra o di quasi guerra o anche di possibile pace nei prossimi anni in Europa e nel mondo.
Se ci riferiamo all’Europa vi sono due possibili scenari, il peggiore è rappresentato dal proseguimento del conflitto ucraino almeno per tutto il 2026 e oltre o comunque da tregue armate precarie assieme alla possibilità che vi siano interventi militari russi anche in territorio NATO, nei paesi baltici e nel corridoio di Suwalky tra Bielorussia e Kaliningrad in territorio polacco/lituano in una fase di relativa debolezza NATO. L’estensione del conflitto da parte di Putin può essere determinata da sue reazioni di fronte alle difficoltà a concludere l’operazione militare in Ucraina, oltreché a crescenti problemi all’interno.
A fronte di questo rischio la Germania di Merz si è posta l’obiettivo di rappresentare la guida della difesa europea attraverso ingenti investimenti militari (anche in collaborazione con l’Ucraina divenuta il maggiore produttore mondiale di droni). Allo stesso tempo, Trump ha ripetuto ed avviato l’obiettivo di ritirare armi e militari USA dalle basi NATO in Europa, anche se questo richiederà molto tempo.
Si tratta quindi di uno scenario di una Europa in guerra come del resto si sta già manifestando nell’opinione pubblica in Germania, nei paesi baltici ed in Polonia.
Uno scenario alternativo più favorevole sarebbe determinato da positivi negoziati tra Russia e Ucraina con il sostegno di USA ed Europa per una ridefinizione dei territori ed una tregua possibilmente disarmata in presenza di organismi internazionali ed il ristabilimento di rapporti diplomatici e di scambio tra Russia ed Europa (con riferimento anche all’export di gas e petrolio russo in Europa) ed il raggiungimento di alcuni degli obiettivi espressi da Trump, anche se talvolta contradditori, in termini di apertura della Russia ai canali della finanza internazionale e ritiro delle sanzioni.
Quale dei due scenari od altri si ritengono più probabili? Proviamo a parlarne anche con riferimento a cosa potrà avvenire in Medio Oriente e nel mondo.

