Aggiornato al 08/06/2026

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Voltaire

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Continua il sogno del nucleare Italia. Nel 2040 coprirà il 3,5% dell’elettricità?

di Vincenzo Rampolla

 

Il 4 giugno 2026 la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare promosso dal Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Sono pervenuti oggi nuovi dati basilari. Il Governo punta sul nucleare per diversificare il mix energetico di cui ha stringente bisogno l'Italia per produrre elettricità. Il disegno è stato sostenuto dai Partiti della maggioranza insieme ad Azione, mentre Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro. Italia Viva si è astenuta.

L’obiettivo del Governo è stato definito e diffuso: produrre entro il 2040 con il nucleare il 3,5% dell’elettricità consumata in Italia, quota che potrebbe crescere ulteriormente negli anni successivi con l’introduzione dei cosiddetti Smr (Small Modular Reactor), reattori di piccole dimensioni su cui Fratin intende basare la nuova strategia energetica. L’Italia farebbe un passo oltre le centrali più diffuse al mondo, quelle di 2ª generazione che producono dai 440 fino ai 1500 MW. Con la 3ª generazione si arriva a produrre 1600 MW. Al momento ne esistono alcuni prototipi in Cina e in Russia; si può guardare anche alla 4ª generazione, come gli Amr (Advanced modular reactor), progetti non ancora in funzione, raffreddati a piombo liquido, sodio o sali fusi, come quelli di Flamanville - Francia, di Olkiluoto - Finlandia e di Hinkley Point in costruzione in GB.

Quanto vale il 3,5% dell’elettricità italiana. Secondo Terna, l’Italia consuma poco più di 300 TWh di elettricità l’anno. Per produrre circa 10 TW annui, corrispondenti al 3,5% indicato dal Ddl, sarebbero sufficienti 1,5-2 GW di potenza nucleare installata. Basterebbe quindi un paio di reattori tradizionali di media taglia, corrispondenti a 5 Smr. Dal punto di vista energetico l’obiettivo non è impossibile. Il sogno è la capacità di costruire e mettere in funzione gli impianti nei tempi previsti.

Il piano del Governo. C’è stato il primo passo, l’approvazione della legge delega alla Camera, prevista entro fine maggio ma che è arrivata ai primi di giugno e poi ci sarà il passaggio al Senato entro luglio. Il Ministro dell’ambiente intende concludere l’iter entro la fine dell’estate, per proseguire con i decreti e arrivare a dicembre con il quadro giuridico completo e operativo.

I tempi immaginati dal Governo. Secondo le ipotesi contenute nel percorso legislativo, il primo impianto Smr potrebbe entrare in funzione intorno al 2035. Le unità successive dovrebbero essere realizzate tra il 2036 e il 2040, con tempi di costruzione stimati in circa 3 ½ anni per ogni reattore. È la fase industriale a rappresentare la variabile più critica. Pur essendo progettati per ridurre complessità e tempi rispetto ai grandi reattori, gli Smr non hanno ancora una diffusione su scala commerciale tale da confermare in modo definitivo una tabella di marcia così ottimistica.

Quanto costa il nucleare oggi? Il tema dei costi è rilevante. Le stime internazionali indicano tra 5.000 - 9.000 $/kW installato per i nuovi impianti nucleari, con aumenti significativi in caso di ritardi nei cantieri. Applicando queste cifre al fabbisogno italiano necessario per raggiungere il 3,5%, l’investimento potrebbe superare €10 Mld e toccare €15-18 Mld complessivi. Si esclude la variabile incertezza mancando una filiera operativa per installare Smr. Il sogno si espande.

I progetti internazionali. Le esperienze recenti non fanno ben sperare. In Europa, Francia e Finlandia e negli Usa, diversi progetti nucleari hanno accumulato ritardi pluriennali e costi molto superiori alle previsioni iniziali. Anche quando la tecnologia è disponibile, la costruzione di centrali nucleari si è spesso rivelata più lenta del previsto, elemento centrale nel dibattito sul programma italiano che si basa su un calendario più serrato, ma privo di concreti dati programmatici.

Origine del combustibile. L’Italia non dispone di miniere di uranio e dovrebbe importare interamente il combustibile necessario da Paesi come Kazakistan, Canada, Australia, Namibia, Uzbekistan. Il ritorno del nucleare non eliminerebbe quindi la dipendenza energetica dall’estero, ma la sposterebbe dal gas naturale all’uranio. Il nucleare richiede quantità molto inferiori di materia prima rispetto alle fonti fossili ma crea costose scorte strategiche di lungo periodo.

Che cosa cambia nel prossimo decennio? Il 3,5% previsto dal Governo rappresenta una quota contenuta del mix elettrico nazionale che resterà comunque in balia delle rinnovabili e delle infrastrutture già esistenti. La vera incognita non è energetica ma industriale. Si riuscirà a costruire una filiera nucleare di un modello di reattore la cui produzione non è ancora standardizzata, in un Paese che non la utilizza da decenni? Se autorizzazioni, investimenti e sviluppo tecnologico procederanno senza ritardi significativi, il traguardo del 2040 potrebbe essere raggiunto. In caso contrario, lo scenario più probabile è uno slittamento delle scadenze e un inaccettabile aumento dei costi, in linea con quanto avvenuto in molti progetti nucleari internazionali negli ultimi vent’anni.

Ricorda la passeggiata del funambolo Nik Wallenda sul filo teso attraverso le cascate del Niagara.

Esattamente 14 anni fa, ma con bilanciere e imbracatura di sicurezza. Fratin viaggia in pantofole.

 

Consultazione: E. Colatosti, Giornalista, iStock - 6 Giugno 2026. Sole24ore; G. Bonamoneta

 

Inserito il:08/06/2026 15:44:30
Ultimo aggiornamento:08/06/2026 17:16:08
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