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L'anello di fuoco dell’Iran
di Achille De Tommaso
"L’Europa ha alimentato il coccodrillo per anni sperando di essere divorata per ultima"
La strategia di accerchiamento iraniana e la minaccia nucleare
* * *
La geopolitica del Medio Oriente è oggi dominata da una dottrina strategica costruita con pazienza trentennale da Teheran. Non si tratta di una postura difensiva, né di una mera aspirazione egemonica regionale. La Repubblica Islamica ha architettato un sistema di pressione multi-frontale contro lo Stato di Israele — il cosiddetto «Anello di Fuoco» — i cui componenti si estendono dal Libano allo Yemen, passando per Gaza, Siria e Iraq. Al vertice di questa architettura, come pezzo finale della scacchiera, c’è il programma nucleare.
L’espressione «Anello di Fuoco» non è una metafora giornalistica. È il termine utilizzato dagli analisti per descrivere la rete di proxy armati che l’Iran ha posizionato attorno a Israele, con l’obiettivo dichiarato di logorarne la capacità militare, destabilizzarne la società e, in prospettiva, minacciarne l’esistenza sotto un eventuale ombrello atomico [F1, F3].
L’accerchiamento: cinque fronti, un’unica regia
Libano — Hezbollah. Il fronte settentrionale resta il più formidabile. Prima dei conflitti del 2023-2024, le stime collocavano l’arsenale di Hezbollah attorno ai 150.000 tra razzi, missili e mortai, inclusi sistemi a guida di precisione di fabbricazione iraniana come il Fateh-110, capaci di raggiungere qualsiasi punto di Israele [F5, F6]. La guerra del 2024 e gli attacchi israeliani successivi hanno degradato significativamente queste capacità: a inizio 2026, le stime indicano un arsenale residuo di circa 25.000 unità, prevalentemente a corto e medio raggio, ma con un processo di riarmo che procede a ritmo superiore rispetto all’azione di contenimento israeliana [F7, F8]. Hezbollah mantiene tra 40.000 e 50.000 combattenti attivi e sta ricostruendo l’unità d’élite Radwan [F7].
Gaza — Hamas e Jihad Islamica. Nonostante le profonde differenze ideologiche tra il sunnismo di Hamas e lo sciismo iraniano, Teheran ha garantito per anni fondi, addestramento e tecnologia missilistica ai gruppi palestinesi. L’attacco del 7 ottobre 2023 è stato descritto come l’attuazione concreta della strategia dell’Anello di Fuoco: secondo ricostruzioni del Wall Street Journal, ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie parteciparono a riunioni di pianificazione a Beirut nelle settimane precedenti l’assalto [F4].
Siria. Per anni l’Iran ha sfruttato il regime di Assad per stabilire un corridoio logistico dal territorio iraniano al Mediterraneo, trasferendo armi sofisticate a Hezbollah. La caduta di Assad nel dicembre 2024 ha interrotto questa catena di rifornimento, ma il confine libano-siriano — 400 chilometri senza recinzioni — resta permeabile al contrabbando di armi leggere [F8].
Yemen — Houthi. L’apertura del fronte meridionale nel Mar Rosso ha dimostrato l’estensione strategica dell’accerchiamento ben oltre i confini mediorientali immediati. Tra il novembre 2023 e il 2025, gli Houthi hanno condotto oltre cento attacchi contro navi commerciali, provocando un crollo del 65% del transito attraverso Bab el-Mandeb e un aumento vertiginoso dei costi di trasporto globali. L’intelligence americana ha confermato l’uso di missili e motori di fabbricazione iraniana in questi attacchi [F9, F10]. Nel 2025 gli Houthi hanno lanciato 125 attacchi su suolo israeliano, un aumento del 120% rispetto all’anno precedente [F10].
Iraq — Milizie sciite. La «Resistenza Islamica in Iraq», coalizione informale di milizie filo-iraniane con almeno 50.000 combattenti, completa il dispositivo garantendo profondità strategica e capacità di lancio di droni a lungo raggio. Dall’ottobre 2023, queste formazioni hanno condotto oltre 180 attacchi contro basi americane e obiettivi israeliani, compreso l’attacco del 28 gennaio 2024 che uccise tre militari statunitensi in Giordania. A marzo 2026, in concomitanza con gli attacchi USA-Israele all’Iran, le milizie irachene hanno rivendicato 16 attacchi con droni in un solo giorno [F11, F12].
L’arma finale: il programma nucleare
Se l’Anello di Fuoco serve a logorare Israele e a scoraggiarne gli interventi convenzionali, l’arricchimento dell’uranio rappresenta la «polizza assicurativa» per rendere l’intera architettura inattaccabile.
I dati dell’AIEA sono inequivocabili. Alla vigilia degli attacchi israeliani del giugno 2025, l’Iran aveva accumulato 440,9 kg di uranio arricchito al 60% — l’unico Stato non nucleare firmatario del TNP a produrre materiale a questo livello di purezza [F13]. Dal punto di vista tecnico, il passaggio dal 60% al 90% (grado militare) richiederebbe uno sforzo separativo pari solo all’1% del lavoro già compiuto: secondo l’Institute for Science and International Security, l’Iran potrebbe produrre i primi 25 kg di uranio weapon-grade in appena due-tre giorni presso il sito di Fordow, e materiale sufficiente per 9 testate in tre settimane [F14].
Non esiste giustificazione civile per questa produzione. Come osservato dall’AIEA nel suo rapporto del febbraio 2026, l’Agenzia ha «perso la continuità di conoscenza» sulle scorte iraniane e non ha accesso ai siti colpiti dagli attacchi né alla nuova facility dichiarata a Isfahan, la cui collocazione precisa resta ignota [F15, F16]. Una valutazione tecnica indipendente stima che l’attuale scorta al 60% sia sufficiente per sette ordigni nucleari [F16].
Il fattore balistico: l’Europa nel mirino
È un errore strategico considerare la minaccia iraniana come un problema puramente mediorientale. L’arsenale balistico iraniano — il più vasto e diversificato della regione, con migliaia di missili balistici e cruise — mette città europee nel suo raggio d’azione. I sistemi Sejjil, Khorramshahr e Emad hanno gittate dichiarate di 2.000 km, sufficienti a raggiungere l’Europa sudorientale [F17].
Soprattutto, il lancio del marzo 2026 verso Diego Garcia — a circa 4.000 km dall’Iran — ha dimostrato che Teheran possiede o sta sviluppando capacità a raggio intermedio che collocano Berlino, Roma e Parigi nella zona di vulnerabilità teorica, come confermato dal SIPRI e da analisti della Carnegie Endowment [F18, F19]. Il JINSA ha avvertito in un rapporto del febbraio 2026 che i missili iraniani a testata pesante mettono l’intero Medio Oriente e parti dell’Europa sudorientale alla portata di attacchi dal territorio iraniano [F20].
Inoltre, un Medio Oriente nucleare innescherebbe inevitabilmente una corsa agli armamenti in Arabia Saudita, Egitto e Turchia, destabilizzando definitivamente il vicinato europeo.
Il paradosso diplomatico europeo
In questo scenario, l’atteggiamento europeo merita un’analisi severa. Per anni, Bruxelles ha investito enorme capitale politico nel JCPOA (2015), l’accordo nucleare che doveva vincolare il programma iraniano in cambio della rimozione delle sanzioni. Il risultato? L’Iran ha utilizzato il sollievo economico per accelerare il programma balistico — deliberatamente escluso dall’accordo — e per espandere la rete di proxy [F21].
Va riconosciuto che l’Europa ha infine agito: nell’agosto 2025, Francia, Germania e Regno Unito hanno attivato il meccanismo di «snapback», reimponendo le sanzioni ONU il 27 settembre 2025. L’UE ha seguito a ruota, ripristinando tutte le sanzioni nucleari revocate nel 2016 [F22, F23]. Ma questo intervento è arrivato dopo anni di violazioni sistematiche iraniane e dopo che l’Iran aveva già raggiunto livelli di arricchimento prossimi al grado militare.
Il paradosso resta: per troppo tempo, e anche oggi, larga parte della diplomazia europea ha concentrato le proprie critiche sulla crisi energetica causata da Trump, sull’uscita americana dall’accordo nel 2018 o sulle politiche di sicurezza israeliane, piuttosto che sulla causa prima: l’arricchimento illegale e l’espansionismo iraniano. Come osservato in un’analisi del Jerusalem Post, «l’Europa ha alimentato il coccodrillo per anni sperando di essere divorata per ultima», parafrasando Churchill [F21].
La lezione del giugno 2025
Il conflitto del giugno 2025 — la «Guerra dei 12 giorni» — ha esposto i limiti strutturali dell’intera strategia iraniana. Durante gli attacchi israeliani e americani su infrastrutture nucleari e balistiche, i proxy dell’Asse della Resistenza si sono rivelati virtualmente assenti: Hezbollah non è entrato nel conflitto per mancanza di un ordine diretto del Leader Supremo, le milizie irachene si sono limitate ad azioni simboliche, e gli Houthi avevano sospeso le operazioni navali [F2, F7].
Ma sarebbe illusorio considerare questa una vittoria definitiva. Come avvertito dall’intelligence americana, la capacità di rigenerazione iraniana viene stimata in 12-18 mesi. L’arricchimento può riprendere, la produzione missilistica può ripartire, i lanciatori mobili possono essere ricostituiti [F2]. Teheran sta già lavorando assiduamente alla ricostituzione del proprio arsenale, e indicatori recenti suggeriscono test balistici non dichiarati [F20].
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Continuare a non affrontare con risolutezza la corsa nucleare di Teheran significa ignorare che la strategia dell’accerchiamento non finisce a Gerusalemme, ma punta a scardinare l’intero equilibrio di sicurezza occidentale. La storia insegna che il silenzio di fronte all’arricchimento di regimi ideologizzati non porta alla pace, ma a un conflitto di proporzioni incalcolabili. L’Europa — che nel 2025 ha finalmente mostrato capacità decisionale con lo snapback — deve ora tradurre quel gesto in una postura strategica coerente. Prima che il coccodrillo finisca il pasto.
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FONTI E RIFERIMENTI
[F1] Mishpacha Magazine, «Ring of Fire», agosto 2024 — Analisi della strategia iraniana di accerchiamento e del ruolo dei proxy regionali. mishpacha.com/ring-of-fire-2/
[F2] Small Wars Journal / Arizona State University, «The Collapse of Iran’s Proxy Strategy Exposes the Limits of Asymmetric Warfare», agosto 2025 — Analisi post-12 Day War sulla crisi della proxy war iraniana. smallwarsjournal.com/2025/08/14/the-collapse-of-irans-proxy-strategy/
[F3] Jerusalem Strategic Tribune, «What Led to the Strikes in Iran: Israel and the New Strategic Reality», marzo 2026 — Intervista con Maj. Gen. (ris.) Yaakov Amidror sull’erosione della strategia di accerchiamento. jstribune.com
[F4] Foundation for Defense of Democracies (FDD), «Attacks on Israel Part of Iran’s Ring of Fire Strategy», ottobre 2023 — Ricostruzione del coinvolgimento IRGC nella pianificazione del 7 ottobre. fdd.org
[F5] FDD, «A Greatly Expanded Arsenal Means This Is Not the Hezbollah of 2006», luglio 2024 — Dettaglio dell’arsenale Hezbollah pre-conflitto: 150.000+ tra razzi, missili e mortai. fdd.org
[F6] CSIS Missile Threat, «Hezbollah’s Missiles and Rockets» — Censimento delle capacità missilistiche. missilethreat.csis.org
[F7] Alma Research and Education Center, «Key Points of Hezbollah’s Current Military Status — January 2026», febbraio 2026 — Arsenale residuo ~25.000 unità, ritmo di riarmo superiore all’azione di contenimento IDF. israel-alma.org
[F8] The Times of Israel, «Rocket Barrages Underscore Remaining Potency of Hezbollah’s Gutted Arsenal», marzo 2026 — Stime IDF: 70-80% dell’arsenale distrutto, ma riarmo in corso. timesofisrael.com
[F9] The Washington Institute, «Houthi Shipping Attacks: Patterns and Expectations for 2025», dicembre 2024 — Oltre 100 attacchi dal novembre 2023, cinque fasi di escalation. washingtoninstitute.org
[F10] ACLED, «Regional Power Struggles Fuel Simmering Tensions Across the Red Sea», dicembre 2025 — 125 attacchi Houthi su suolo israeliano nel 2025 (+120% vs 2024), traffico Bab el-Mandeb -65%. acleddata.com
[F11] FDD’s Long War Journal, «Iran-backed Shiite Militias Attack US Forces Based in Iraq», giugno 2025 — IRI: 50.000+ combattenti, 180+ attacchi dal 7 ottobre 2023. longwarjournal.org
[F12] FDD’s Long War Journal, «Iraqi Shiite Militias Join the War Between Israel, the US, and Iran», marzo 2026 — 16 attacchi con droni in un giorno (28 febbraio 2026). longwarjournal.org
[F13] AIEA, Rapporto GOV/2026/8, 27 febbraio 2026 — 440,9 kg di uranio arricchito al 60%, perdita di «continuità di conoscenza». iaea.org
[F14] Institute for Science and International Security (ISIS), «Analysis of IAEA Iran Verification and Monitoring Report — May 2025» — Breakout in 2-3 giorni a Fordow, 9 testate in 3 settimane. isis-online.org
[F15] Bulletin of the Atomic Scientists, «Analysis: Iran Likely Transferred Highly Enriched Uranium to Isfahan Before the June Strikes», marzo 2026 — Analisi dei trasferimenti pre-attacchi e della perdita di verifica AIEA. thebulletin.org
[F16] Security Council Report, «Iran (Non-proliferation): Private Meeting», marzo 2025 — Valutazione: scorte al 60% sufficienti per 7 ordigni nucleari. securitycouncilreport.org
[F17] CSIS Missile Threat, «Missiles of Iran» (aggiornamento 2026) — L’arsenale balistico più vasto del Medio Oriente, gittate fino a 2.000+ km. missilethreat.csis.org/country/iran/
[F18] SIPRI, «What Does the Reported Attack on Diego Garcia Tell Us About Iran’s Missile Capabilities?», aprile 2026 — Analisi del lancio a 4.000 km e delle implicazioni per l’Europa. sipri.org
[F19] Stars and Stripes, «Iran Launch Signals Warning to Europe, but Threat Remains Low», marzo 2026 — Berlino, Roma e Parigi in raggio teorico; analisi NATO e Carnegie. stripes.com
[F20] JINSA Gemunder Center, «Iran’s Evolving Missile and Drone Threat», febbraio 2026 — MRBM iraniani coprono Medio Oriente e Europa sudorientale. jinsa.org
[F21] The Jerusalem Post, «From Appeasement to Escalation: Europe’s Dangerous Iran Blind Spot», marzo 2026 — Analisi del fallimento JCPOA e dell’appeasement europeo. jpost.com
[F22] Consiglio UE, «Iran’s Nuclear Agreement» (pagina aggiornata 2026) — Cronologia snapback e reimposizione sanzioni UE il 29 settembre 2025. consilium.europa.eu
[F23] Congress.gov / CRS, «Iran’s Nuclear Program and UN Sanctions Reimposition», aprile 2026 — E3 snapback 28 agosto 2025, sanzioni reimposte 27 settembre 2025. congress.gov

